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Novara, Teatro Coccia – Rigoletto

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Ripetute e prolungate ovazioni hanno salutato la messinscena del Rigoletto di Giuseppe Verdi, primo titolo della cosiddetta “trilogia popolare”, con cui il Teatro Coccia di Novara ha inaugurato la Stagione lirica 2018/2019.
La produzione firmata da Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi si segnala esclusivamente per l’eleganza visiva, cifra distintiva di un allestimento che va a incanalarsi perfettamente nella tradizione degli spettacoli basati su “tabeaux-vivants”. Una grande cornice delimita sui quattro lati il palcoscenico, fissando scene e pose (queste ultime alquanto convenzionali) come su di una tela. In quest’ottica, sono i costumi d’epoca rinascimentale di Nicoletta Ceccolini e soprattutto le luci di Emiliano Pascucci a fare la parte del leone, laddove le scenografie di Leila Fteita finiscono per peccare di eccessivo minimalismo.

Alla guida dell’Orchestra del Teatro Coccia, Matteo Beltrami opta per una direzione sanguigna e dal forte taglio drammatico, scevra da qualsiasi autocompiacimento nella timbrica strumentale. Nelle dinamiche, l’alternarsi forte/piano, spesso ai limiti del virtuosistico, produce un effetto talora sorprendente, talora straniante, ma di sicura presa. La tempesta all’ultimo atto, con l’orchestrale aggiuntivo e il coro posizionati alla fine delle curve del loggione, segna un pagina davvero suggestiva nella furia che la contraddistingue. L’accompagnamento al canto, però, non risulta sempre indolore, cosa che stupisce, considerati alcuni sfasamenti ritmici verificatisi nonostante il gesto chiaro e perfettamente comprensibile del maestro.

Roberto de Candia, al suo debutto nel ruolo feticcio del protagonista, vince la scommessa, anche se con una importante riserva. Dopo una carriera basata quasi interamente sull’interpretazione di caratteri buffi la cui scrittura è essenzialmente quella del baritono brillante (Figaro, Dandini, Taddeo, Prosdocimo, Belcore, solo per citarne alcuni), il cantante stenta a trovare una dimensione vocale che sia realmente autorevole in questo contesto. Il timbro chiaro e il volume non esorbitante vengono però impiegati con intelligenza nel tratteggiare una figura paterna insolitamente giovane e introversa. lI Rigoletto di de Candia si fa strada nelle pieghe della narrazione mediante un’espressività solitaria e sofferta, tutta tesa all’interiorizzazione dei sentimenti: i toni corrucciati e livorosi fanno spazio a quelli che, al contrario, veicolano smarrimento e fragilità. Una lettura senz’altro interessante del personaggio, sebbene non adatta a tutti i palati.
Stefan Pop è un Duca esattamente speculare. Comunicativo ed estroverso, esibisce un canto spavaldo, solido e ben proiettato, soprattutto nella fascia centrale e nei primi acuti. L’aria del secondo atto, che lo vede giganteggiare sulla scena in un pomposo costume cinquecentesco, risulta uno dei momenti meglio riusciti di tutta l’opera. Se si aggiungono la disinvoltura nei movimenti e il volto solare dall’espressione furba, si avrà un ritratto accattivante e completo del libertino farabutto.
Aleksandra Kubas-Kruk ha il non piccolo merito di sapersi muovere nella parte di Gilda senza alcuna affettazione da pupattola sdolcinata, facendo così guadagnare alla protagonista uno spessore umano del tutto plausibile. Tuttavia, nonostante il timbro argenteo e brillante, qualcosa non funziona come dovrebbe a livello vocale. L’emissione in alto risulta spesso fissa, poco duttile, così come la linea manca imperdonabilmente di legato, a tratti con esiti calamitosi. Da “Tutte le feste al tempio” in avanti, la situazione sembra degenerare (il quartetto in particolar modo), per risollevarsi fortunatamente nel finale.
Molto buona la prova della coppia Sparafucile-Maddalena. Andrea Comelli possiede una intensa voce di basso che una certa ruvidità timbrica rende ancora più adatta al contesto, mentre Sofia Janelidze si destreggia benissimo con la tessitura abissale del personaggio, evitando ove riesce, e nella fattispecie nel “Bella figlia dell’amore”, le classiche sbracature nelle frasi discendenti.
Una menzione speciale va poi al sonoro Monterone di Fulvio Fonzi, il quale, per una volta, non fa scadere nel ridicolo involontario l’inciso “la voce mia qual tuono”.
Efficaci le parti di fianco: Serena Muscariello (Giovanna/Contessa di Ceprano), un notevole Stefano Marchisio (Marullo/Usciere), Ariol Xhaferi (Conte di Ceprano), Didier Pieri (Borsa), Valentina Garavaglia (Paggio).
Eccellente la prova del Coro del Teatro Coccia, in collaborazione con gli allievi dei Conservatori di Novara e Alessandria, diretto da Marco Berrini.

Teatro Coccia – Stagione lirica 2018/2019
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Rigoletto Roberto de Candia
Il Duca di Mantova Stefan Pop
Gilda Aleksandra Kubas-Kruk
Sparafucile Andrea Comelli
Maddalena Sofia Janelidze
Giovanna/Contessa di Ceprano Serena Muscariello
Conte di Monterone Fulvio Fonzi
Marullo/Usciere Stefano Marchisio
Conte di Ceprano Ariol Xhaferi
Borsa Didier Pieri
Paggio Valentina Garavaglia

Orchestra del Teatro Coccia
in collaborazione con gli allievi del Conservatorio Cantelli di Novara
Coro del Teatro Coccia
in collaborazione con gli allievi dei Conservatori di Novara e Alessandria
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del coro Marco Berrini
Regia Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi
Scene Leila Fteita
Costumi Nicoletta Ceccolini
Luci Emiliano Pascucci
Coproduzione Fondazione Teatro Coccia di Novara e Ente Concerti “Marialisa De Carolis” di Sassari
Novara, 7 ottobre 2018

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