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Montisi, Festival Solo Belcanto 2018 – Teresa Iervolino in concerto

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Se un sincero apprezzamento ha accompagnato il concerto di apertura del Festival Solo Belcanto di Montisi (Siena) dedicato alle sorelle Marchisio, per il suo secondo appuntamento si può parlare a buon diritto di un successo pieno e completo. Artefici di tale riuscita sono tre giovani eccellenze italiane – Teresa Iervolino, Michele D’Elia e Giovanni Andrea Sechi – a cui si deve Più d’esser femmina a me non par…, un breve, ma significativo excursus sui ruoli en travesti per contralto.

Alla base di questo progetto sembra esserci un principio molto attuale – potremmo definirlo quasi transgender, cioè che attraversa i generi vocali e biologici, oggi più attuale che mai – innalzato però sul piano musicologico e volto a indagare gli atteggiamenti scenici “maschili”, richiesti dal ruolo drammatico en travesti, delle interpreti femminili a cavallo fra Sette e Ottocento. L’indagine principia con ironia – d’altronde il nume tutelare del Festival 2018 è Rossini, maestro di ironia – da un verso dell’aria di apertura: “Mentre guardo, oh Dio, me stessa” tratta da Le bestie in uomini di Giuseppe Mosca che dà appunto il titolo al concerto.
L’iconografia del primo Ottocento riporta spesso incisioni di primedonne variamente abbigliate con abiti stravaganti, più o meno femminili, ma con alcuni indubbi dettagli maschili, come barba e baffi. Può apparire buffo o caricaturale ai nostri occhi, ma in verità quei personaggi erano quasi sempre di spessore drammatico se non addirittura tragico, non avevano dunque nulla di comico. Il fenomeno degli evirati cantori – su cui si potrebbe aprire un’ampia parentesi sempre egualmente legata al genere, oltreché alla idealizzazione musicale – andava tramontando e la voce contraltile si sostituiva a essi nei ruoli di eroi e di condottieri. Questa sovrapposizione di generi sessuali è stata, per un certo periodo, un tratto distintivo del fenomeno di trasposizione vocale e drammaturgica che identificava nel colore e nell’estetica stessa della voce di contralto un ideale di eroismo o comunque di forza virile. Con la definitiva affermazione dell’eroica voce di tenore nei medesimi ruoli, pure con le dovute differenze in termini estetici e ideali, lo scenario mutò. Tuttavia la corda di contralto è rimasta nella storia del Belcanto come una sorta di ponte vocale fra un divismo idealizzato – e mutilato – e un altro più machista, idealizzato anch’esso, ma con modi e atteggiamenti differenti. Ciò le ha permesso di vivere una intensa stagione popolata di straordinarie interpreti, oggi note soprattutto grazie al repertorio rossiniano.

Di queste fortunate primedonne la giovane Teresa Iervolino raccoglie il testimone e, con perizia, ma anche con grazia e senza mancare di ironia, dimostra tutte le sue doti: una voce brunita, calda, omogenea e fluida, una coloratura da manuale, un estro interpretativo che sa rendere con credibilità tanto la tragica sofferenza di Händel, in cui ha dato ottime prove a Martina Franca, quanto la gaia spensieratezza di Rossini, di cui è ormai una specialista. Non va dimenticata, infine, una scioltezza scenica e una comunicativa che le valgono lunghi e meritati applausi, nonché la richiesta di tre bis.
Accanto a lei Michele D’Elia non è solo un sostegno, ma costituisce una spinta propulsiva che amplifica le capacità della giovane artista, donandole brio, vigore, dolcezza e rispondendo adeguatamente agli stimoli interpretativi concordati. Si innesca fra i due un circolo virtuoso, una gara a dare il meglio di sé per la gioia del pubblico, ma anche per una personale soddisfazione di intesa – quasi “armonia” – musicale, senza che nessuno sia mai vincitore sull’altro. Il bersaglio è colpito al centro anche grazie alla complicità e alla sintonia estetica che si è sprigionata con chiarezza nell’esecuzione della complessa Cantata rossiniana dedicata a Giovanna D’Arco. La competenza musicologica di Giovanni Andrea Sechi, la cui supervisione è preziosa e garantisce la coerenza filologica e musicale del programma, completa poi un quadro di livello, vero fiore all’occhiello del giovane festival toscano.
Postilla di merito: l’unico brano esclusivamente strumentale – il sontuoso Prélude religieux – è stato dedicato alle vittime di Genova per espresso desiderio degli artisti e della direzione del Festival, che hanno scelto di non annullare il concerto, ma allo stesso tempo di non dimenticare la tragedia che ha coinvolto tante vittime innocenti.

Festival Solo Belcanto 2018
PIÙ D’ESSER FEMMINA A ME NON PAR…

G. Mosca, Le bestie in uomini: “Mentre guardo, oh Dio, me stessa”
C. W. Gluck, Orfeo ed Euridice: “Che farò senza Eurídice
G. F. Händel, Rinaldo: “Or la tromba”
G. F. Händel, Rinaldo: “Lascia ch’io resti”
G. Rossini, La donna del lago: “Ah si pera: omai la morte”
G. Rossini, Petite Messe Solennelle: Prélude religieux
G. Rossini: “Giovanna d’Arco”, cantata per voce sola e pianoforte

Mezzosoprano Teresa Iervolino
Pianoforte Michele D’Elia
Montisi, Teatro della Grancia, 18 agosto 2018

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