Chiudi

Milano, Teatro alla Scala – Fin de partie

Condivisioni

La gestazione è stata davvero lunga. Iniziata nel 2010 e, in un primo momento, annunciata per il 2015 in coproduzione con il Salzburger Festspiele (che l’ha rimpiazzata con Die Eroberung von Mexico di Rihm, mentre al Piermarini è stato riproposto Wozzeck nel collaudato allestimento di Flimm), a Milano posticipata ulteriormente all’autunno 2016, tra ostacoli e rallentamenti di varia natura, debutta in questi giorni, al Teatro alla Scala, la prima opera del novantaduenne György Kurtág. Compositore ungherese tra i più apprezzati del panorama contemporaneo, allievo a Parigi di Olivier Messiaen e Darius Milhaud, è a tutti gli effetti un esponente di spicco della musica colta del Novecento, accanto a nomi quali Pierre Boulez, Luigi Nono, György Ligeti, Luciano Berio. Il lavoro teatrale, Fin de partie (o, più precisamente, Samuel Beckett: Fin de partie, Scènes et monologues, opéra en un acte), edito da Editio Musica Budapest, è una versione drammaturgica dall’omonima pièce del 1957 di Samuel Beckett, uno dei capisaldi del “teatro dell’assurdo”. In circa due ore di musica e canto in francese senza pausa, articolate in quattordici scene, monologhi e duetti, comprendenti un Prologo su testo sempre di Beckett, la poesia in inglese del 1976 Roundelay, e un epilogo basato su di un precedente pezzo pianistico di Kurtág, scritto in onore del direttore d’orchestra Reinbert de Leeuw, il compositore ha musicato oltre il 50% dell’originale beckettiano, estrapolando alcuni quadri e tagliandone altri, rimanendo comunque fedele all’atto unico di Beckett. Nel libretto sono, altresì, ravvisabili rimandi colti a Shakespeare, Joyce e Baudelaire.

Storia di desolazione, frustrazione, dolore, sentimenti inespressi e amara ironia, Fin de partie vede protagonisti quattro relitti umani, veri e propri “vinti” colti in una condizione di apatia: Hamm, cieco e in sedia a rotelle; i suoi genitori Nagg e Nell, privi di gambe a seguito di un incidente in tandem nelle Ardenne e, per questo motivo, costretti a vivere in bidoni della spazzatura; Clov, il servitore claudicante, adottato da Hamm in tenera età e incapace di staccarsi dal padrone. Kurtág dà vita a una partitura estremamente elaborata e cerebrale, spigolosa, tratteggiata con una sintesi maniacale da cesellatore, una miscela di stili e scritture differenti, con allusioni – per esempio – a Debussy, Musorgskij, al tango, alla ballad, al madrigale, al valzer, a temi circensi e popolareschi. Lo stile, potentemente espressivo e crudo, è concentrato e asciutto, basato su di una musica variegata nelle dinamiche e nelle textures strumentali, improntata perlopiù a una dimensione intimistica e raccolta e a colori scabri e scarnificati, dalla tinta bronzea, arricchita di effetti rumoristici, violente dissonanze e glissati. Il canto, modellato sul parlato, risulta scarno e frastagliato, quasi una sorta di declamato minuziosamente particolareggiato in ogni minima sfumatura, in ogni intonazione o accento, ricco di inflessioni, sillabazioni e svariate intonazioni, dovizioso di vocalizzi nervosi e meccanici, di soluzioni vocali.

Alla guida dell’Orchestra del Teatro alla Scala troviamo Markus Stenz, assiduo frequentatore del repertorio novecentesco e contemporaneo. Dirigendo senza bacchetta, il maestro analizza lo spartito con acribia, dandone una lettura lucida e tagliente, propendendo per sonorità prettamente cameristiche, all’occorrenza di sinfonica trasparenza (come, per esempio, nell’epilogo orchestrale, dove si susseguono reiterati suoni ovattati che trascolorano, sfociando in un lungo pianissimo), squarciate qua e là dai toni corruschi e densi delle percussioni e da aggressive sciabolate metalliche.
Il basso norvegese Frode Olsen, in possesso di una voce timbricamente chiara dai gravi vuoti e sfibrati, delinea un Hamm cinico e ruvido, grottesco nel suo black humour e fortemente drammatico, dalla linea di canto a tratti volutamente grossolana, cupa e disadorna. Il baritono Leigh Melrose è un Clov energico, nevrotico nell’interpretazione, distintosi per una bella vocalità voluminosa, di pasta scura. Piace il Nagg di Leonardo Cortellazzi, dalla caratterizzazione salace, emerso per uno strumento tenorile squillante e ben proiettato, dal timbro schiettamente solare, e per una dizione sapida. Il contralto Hilary Summers è una Nell dalla voce morbida non debordante, emessa con gusto e lirismo sin dal prologo.

Debuttante al Piermarini, Pierre Audi firma in coproduzione con la Dutch National Opera di Amsterdam un allestimento che ben rende l’atmosfera asfissiante e plumbea permeante la pièce, richiedendo intenzionalmente una recitazione ben definita, greve e rozza per Hamm e Clov, maggiormente briosa e delicata per i due coniugi invalidi. Le scene monocrome di Christof Hetzer (curatore anche dei sobri costumi) mostrano una semplice casetta grigia sulla spiaggia, dalle pareti granulose, che gira su se stessa di scena in scena, a sipario chiuso, visibile così in tutte le angolazioni, e rinchiusa in un infernale sistema “a matrioska”, che rende il clima ancora più opprimente. Nitide le luci di Urs Schönebaum, algide e penetranti nello stagliare le ombre dei personaggi. Piace qui ricordare almeno due momenti suggestivi della regia: nel duetto d’amore tra Nagg e Nell i due sposi, incapaci di avvicinarsi ulteriormente a causa della loro menomazione, si sfiorano con tenerezza le dita delle mani, arrivando a intrecciarle; nel finale il protagonista, abbandonato dal servo, impugnando una gaffa da pesca, sembra un Wotan umiliato, sovrano di un Walhalla deserto e, oramai, in rovina.
Numerose defezioni di pubblico in corso d’opera; al termine, calorosa accoglienza da parte degli spettatori rimasti in sala.

Teatro alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2017/2018
SAMUEL BECKETT: FIN DE PARTIE,
SCÈNES ET MONOLOGUES, OPÉRA EN UN ACTE
Versione drammaturgica di György Kurtág dalla pièce di Samuel Beckett
Musica di György Kurtág

Nagg Leonardo Cortellazzi
Nell Hilary Summers
Hamm Frode Olsen
Clov Leigh Melrose

Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Markus Stenz
Regia Pierre Audi
Scene e costumi Christof Hetzer
Luci Urs Schönebaum
Drammaturgia Klaus Bertisch
Assistente del direttore e del compositore Arnaud Arbet
Nuova Produzione Teatro alla Scala in coproduzione
con Dutch National Opera, Amsterdam
Milano, 20 novembre 2018

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino