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Innsbruck, Festival della musica antica 2018 – La Semele

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Con una serie di eventi ormai alle spalle, l’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik si avvia alla conclusione programmando ulteriori novità e serate allettanti. È il caso della serenata su testo di Francesco Ricciardi La Semele o sia La richiesta fatale musicata da Johann Adolf Hasse. Il compositore, uno dei più celebri dell’intero XVIII secolo, ottiene notorietà e fama in tutta Europa, durante la lunga esistenza, anche per il suo impegno qualitativo nell’esecuzione dei propri lavori. Grazie alla formazione in Italia, tappa fondamentale per qualsiasi autore almeno fino a Ottocento inoltrato, Hasse è ricercato e si impone in breve all’attenzione generale. La Semele è uno dei primi esempi di questa crescita musicale: il lavoro viene concepito nell’autunno 1726 per Napoli, centro culturale attivissimo all’epoca, vero e proprio fulcro delle novità in più campi. Il genere serenata, frequentato tra Sei e Settecento, tratta argomenti mitologico-pastorali o storici, di stampo allegorico, particolarmente graditi ai nobili che seguono queste composizioni nelle esecuzioni private, con pochi personaggi e scopi perlopiù celebrativi. Date le minori dimensioni, rispetto all’opera seria, le invenzioni musicali sono condensate e prevedono un susseguirsi costante di caratterizzazioni riuscite dei tre personaggi. La composizione, nell’edizione curata da Claudio Osele e basata sul manoscritto contemporaneo conservato nell’Archive der Gesellschaft der Musikfreunde a Vienna, sviluppa gli estemporanei desideri di Giove che si scontrano con le gelosie della moglie Giunone e le incessanti richieste di fedeltà avanzate dall’amante Semele: tutto si risolve nella morale finale in cui trionfa l’amore su qualsiasi sentimento negativo (una sorta di elogio della superiorità e del distacco aristocratico dalle basse necessità popolari).

L’esecuzione innsbruckese può contare sulla presenza di alcune specialiste del repertorio barocco. Mi riferisco in particolare a Sonia Prina, Giove, mezzosoprano con alcune emissioni disomogenee ma dotato di forte personalità e timbro inconfondibile, caratteristiche appropriate al re degli dei, e al soprano Roberta Invernizzi, Giunone, che, a fronte di qualche limite nel volume, conferma la pulizia della dizione e tratteggia la divinità in chiave intimista. Si impone la prova della giovanissima Francesca Aspromonte. La sua lettura di Semele evidenzia appropriata padronanza scenica, matura freschezza interpretativa e interessanti potenzialità vocali essenziali per affrontare con proprietà stilistica il repertorio barocco. La direzione di Claudio Osele, alla testa di Le Musiche Nove, compagine da lui fondata, estrinseca le caratteristiche peculiari della scrittura di Hasse, cogliendo i forti nessi esistenti tra testo e musica e le scelte drammatiche proprie del linguaggio del sassone. L’ensemble risponde con pronta solerzia, appropriata precisione e costante attenzione ai dettagli.
La messinscena di Georg Quander lascia ampio spazio alle scelte dei solisti i quali cercano di costruire i personaggi anche sulla base del proprio bagaglio attoriale. All’azione viene lasciato campo libero su un palcoscenico relativamente spoglio sopra cui campeggiano, proiettati sul fondale, gli affreschi di Giulio Romano per la Camera dei Giganti in Palazzo Te a Mantova. Assieme alle scene, Veronika Stemberger idea anche i costumi all’uopo opulenti o rivolti alla modernità. Il pubblico manifesta il proprio entusiasmo durante la serata con frequenti applausi che al termine diventano prolungati all’indirizzo di tutti gli esecutori.

Un’altra “Sala dei giganti”, lo sfavillante Riesensaal nell’Hofburg, accoglie un uditorio altrettanto caloroso per un concerto “veneziano” interamente dedicato ad Antonio Vivaldi. La serata conclusiva del quarantaduesimo festival offre un vivido spaccato dell’attività compositiva del “prete rosso”. Il programma accosta otto arie, tratte da opere e oratori (Il Giustino, Juditha Triumphans, Farnace, L’Olimpiade, Ottone in villa, Griselda), e due concerti, quello per fagotto n. 23 in Sol minore RV 495, solista l’impeccabile Peter Whelan, e quello per liuto, affidato al provetto Thomas Dunford, e due violini, Cecilia Bernardini e Louis Creac’h, in Re maggiore RV 93. Il mezzosoprano chiamato a cimentarsi con le temibili partiture vivaldiane è la giovane francese Lea Desandre. La voce, più voluminosa nelle zone centrale e acuta, manifesta un’ampia duttilità che ben si addice alla scrittura melismatica, resa sovente complessa da abbellimenti risolvibili solo con una buona tecnica canora. L’attenzione rivolta alle sfumature, sottolineate dalle strutture dell’autore, cala ulteriormente la prestazione della cantante nell’atmosfera delineata con gusto dall’Ensemble Jupiter. Gli strumentisti, perlopiù interpreti di chiara fama, eseguono il programma senza mai perdere di vista il profondo senso di corrispondenza nel far musica assieme ad alto livello, con personali apporti dovuti alla crescita stimolata dalla carriera solistica. I prolungati consensi conclusivi siglano la piena riuscita della manifestazione, in attesa della prossima edizione.

Innsbrucker Festwochen der Alten Musik
LA SEMELE o sia LA RICHIESTA FATALE
Serenata in due parti
Libretto di Francesco Ricciardi
Musica di Johann Adolf Hasse
Edizione di Claudio Osele

Semele Francesca Aspromonte
Giunone Roberta Invernizzi
Giove Sonia Prina

Le Musiche Nove
Direttore Claudio Osele
Regia Georg Quander
Allestimento di scene e costumi Veronika Stemberger
Luci Ralph Kopp
Innsbruck, Tiroler Landestheater, 26 agosto 2018

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VENEZIANISCHES FINALE
Musiche di Antonio Vivaldi

Arie da:
Il Giustino, Juditha triumphans, Salmo Nisi Dominus,
L’Olimpiade, Farnace, Ottone in villa, Griselda
Concerto per Fagotto n. 23 in Sol minore RV 495
Concerto per Liuto e 2 Violi in Re maggiore RV 93

Mezzosoprano Lea Desandre
Ensemble Jupiter
Innsbruck, Hofburg, Riesensaal, 27 agosto 2018

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