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Genova, Teatro Carlo Felice – Norma

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Norma è opera complessa, monumentale, come complessa e monumentale è la sua protagonista. Può prestarsi a diverse chiavi di lettura. Da un tema fondamentale, tuttavia, non si può prescindere: l’ineluttabilità del destino. Il destino che si compie implacabile nonostante i tentativi dell’uomo per opporsi, intessuto in una trama fitta e sottile allo stesso tempo, in legami tanto stretti quanto fragili, pronti a spezzarsi, travolti da eventi solo in apparenza determinati dalla volontà umana e che sono invece dettati da un nume, un fato più forti. Non è un caso che nella cultura classica queste trame siano intrecciate in una dimensione soprannaturale: le Moire greche, come le Parche romane, tessono il destino di ogni uomo, finché una di loro non decide che è venuto il momento di spezzare il filo. Un tema che va oltre il mondo classico: il riferimento non può che rivolgersi alle tre Norne di wagneriana memoria che intrecciano le corde del destino mentre si abbandonano a “cosmici pettegolezzi”. Wagner, si sa, apprezzava l’opera di Bellini. E il rimando non sfugge agli artefici dello spettacolo in scena al Teatro Carlo Felice di Genova – che riprende l’allestimento coprodotto dalla Fondazione Teatro Massimo di Palermo e Arena Sferisterio di Macerata – con regia di Luigi Di GangiUgo Giacomazzi, scene di Federica Parolini e costumi di Daniela Cernigliaro. Chi si aspetta una Norma classica, con quercia di Irminsul, pietra druidica e sacerdoti canuti e biancovestiti rimane chiaramente deluso. Al fondo della scena una rete, una sorta di gabbia che evoca la trama del fato e la prigione fisica e mentale in cui Norma e tutti i suoi antagonisti sono rinchiusi; davanti alla gabbia, grandi cerchi riproducono le lune, le tante lune cui Norma si è rivolta nei suoi riti mentendo al popolo per costruirsi una vita altra, una felicità che il destino le sta strappando di mano e che lei stessa strapperà una volta messa di fronte a un rito più grande che non può più controllare. Molto funzionali ed efficaci nel delineare gli stati d’animo, le molteplici facce di Norma (donna, amante, madre, amica, sacerdotessa), risultano le luci curate da Luigi Biondi, con momenti di grande effetto e suggestione. Più discutibili la foggia e le scelte cromatiche dei costumi:  anche troppo variopinti quelli dei druidi (che finiscono per assomigliare più a nativi americani dei vecchi film western), per nulla romani quelli di Pollione e Flavio, in abito grigio scuro con tanto di stivaloni. In ogni caso, l’obiettivo di differenziare i due mondi, quello druidico e quello romano, può considerarsi riuscito.

Dirige l’Orchestra della Fondazione genovese Andrea Battistoni. La celeberrima sinfonia desta più di una perplessità: troppo fragore, troppo impeto. In corso d’opera le cose vanno decisamente meglio, con alcuni momenti davvero buoni nei duetti Norma-Adalgisa e nella grande scena finale. L’orchestra si impegna dignitosamente, anche se non si possono tacere alcune difficoltà nella sezione fiati. Bene il coro diretto da Franco Sebastiani, pur con qualche leggerissimo scompenso nella sezione femminile.

Nel ruolo di Norma, Mariella Devia, che non è mai stata e non potrebbe essere adesso una tragedienne. È una finissima belcantista e risolve la “sua” Norma nel belcanto. Lo fa anche nei momenti più scopertamente drammatici, come la grande invettiva che chiude il primo atto, in cui si percepisce sempre la corretta posizione del suono, senza alcun ricorso al registro di petto o a ingrossamenti inutili e artificiosi. Una grande lezione di canto e di stile, un canto perfetto nelle agilità, impeccabile nell’intonazione. La Devia, del resto, è una di quelle vocaliste che riescono a trasformare una tecnica perfetta e un’inappuntabile musicalità in espressione e senso del dramma. Nonostante i grandi applausi a scena aperta e le autentiche ovazioni, si è avuta ben netta la sensazione di assistere a una grande recita di Norma e non solo a una serata celebrativa di una diva.
Annalisa Stroppa ricopre il ruolo di Adalgisa. Bel timbro, omogeneo in tutta l’estensione, interprete efficace, il mezzosoprano riesce a trovare nell’accento, nel gusto, nel modo di porgere, la dimensione della giovane sacerdotessa, nonostante la versione proposta sia quella di tradizione con soprano e mezzosoprano e non con i due soprani come originariamente voleva Bellini. Impressiona favorevolmente nell’arioso di sortita e trova momenti di altissimo livello nei duetti con Norma, dove l’amalgama delle due voci regala al pubblico fortissime emozioni.
Nel ruolo di Pollione, Stefan Pop mostra bel timbro e buono squillo. Dopo un inizio incerto, con un acuto piuttosto accidentato nell’aria di sortita, Pop porta a termine il ruolo più che dignitosamente. A parte certa genericità di accento, riesce a venire a capo di un personaggio che non è certo tra i più amati dal pubblico e dagli stessi tenori.
Corretto e musicale, mai tonitruante l’Oroveso di Riccardo Fassi; corretti e ben calati nei loro personaggi secondari Manuel Pierattelli (Flavio) ed Elena Traversi (Clotilde). Teatro stracolmo ed entusiasmo alle stelle, con vere ovazioni per Mariella Devia e Annalisa Stroppa.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2017/2018
NORMA
Opera in due atti su libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini

Pollione Stefan Pop
Oroveso Riccardo Fassi
Norma Mariella Devia
Adalgisa Annalisa Stroppa
Clotilde Elena Traversi
Flavio Manuel Pierattelli

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi
Scene Federica Parolini
Costumi Daniela Cernigliaro
Luci Luigi Biondi
Allestimento del Teatro Massimo di Palermo e dell’Arena Sferisterio di Macerata
Genova, 28 gennaio 2018

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