Chiudi

Genova, Teatro Carlo Felice – Lucia di Lammermoor

Condivisioni

Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti è l’ultimo titolo della stagione 2017/2018 della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. Un cartellone che ha navigato sulle acque tranquille del repertorio più collaudato, eccezion fatta per l’incursione nel campo del musical con West Side Story e per la proposta di un’opera nuova: Miseria e nobiltà di Marco Tutino. Si spera, ovviamente, che la prossima stagione, pur senza rinnegare il grande repertorio e le esigenze del botteghino, possa riservare qualche proposta più allettante dei soliti sei o sette titoli che si sono avvicendati negli ultimi anni.

L’allestimento di questa Lucia non è nuovo: si tratta di una coproduzione tra la Fondazione genovese, il Teatro Comunale di Bologna e l’Abao-Olbe Asociación Bilbaina de amigos de la Ópera di Bilbao. La regia è firmata da Lorenzo Mariani, le scene sono di Maurizio Balò, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Linus Fellbom.
Lo spostamento dell’azione scenica “dal declinare del secolo XVI”, come vorrebbe il libretto, a una ambientazione verosimilmente collocata negli anni Trenta del Novecento, non fa di questo spettacolo una proposta alternativa, non reca una visione nuova, un’interpretazione imprevista o illuminante del melodramma di Donizetti-Cammarano. Insomma, non basta una variante d’epoca storica per evitare la patina del tempo su un allestimento. Alcune idee di regista e scenografo lasciano piuttosto perplessi: ad esempio, la carcassa del cervo appena ucciso dai cacciatori sulla quale Enrico, affondando un coltello nelle carni dell’animale, sfoga la sua rabbia per la tresca di Lucia; il tentato stupro di Enrico a danno della sorella durante la cabaletta “Se tradirmi tu potrai”, la trasformazione di Raimondo Bidebent da sacerdote in una sorta di impiegato di casa Ashton. La perplessità deriva dalla circostanza che queste idee non trovano giustificazione e spunto neppure in un’eventuale lettura “tra le righe” del testo di Cammarano. Fuori luogo è pure l’invenzione di innalzare un pupazzo impiccato a foggia di Lucia nel momento in cui Raimondo esclama: “È in ciel”, con un effetto involontariamente comico. Stessa sensazione di divertissment non richiesto, allorché Lucia (in abito bianco da sposa, tra l’altro non indossato nella scena del matrimonio) trascina sul tavolo del banchetto di nozze il cadavere dello sposino appena trucidato. Drammaturgicamente priva di senso è l’idea (già vista comunque in altri allestimenti) di mostrare il cadavere di Lucia durante “Tu che a Dio spiegasti l’ali”, cosa che – ricordiamo – non è prevista dal libretto. In ogni caso si deve osservare che l’ambientazione scozzese è ben presente durante lo svolgimento della trama: non mancano le nebbie e non mancano i kilt, neppure fuori dal teatro, in piazza de Ferrari, prima dello spettacolo. Le luci e gli effetti video sarebbero tutto sommato efficaci: peccato che l’effetto pioggia durante la scena del matrimonio risulti fuori luogo e privo di ogni suggestione.

Inutili i giri di parole: questa produzione di Lucia era attesa soprattutto per la presenza di Andrea Bocelli, debuttante nel ruolo di Edgardo. È doverosa una premessa: grande rispetto per il personaggio Bocelli, per il suo impegno, per i risultati raggiunti nel suo genere musicale d’elezione. Qui dobbiamo esprimere una valutazione sulla sua resa come cantante d’opera e come tenore protagonista di Lucia di Lammermoor. Non si può negare che Bocelli possieda un’ottima musicalità, dote che gli permette di non perdere mai il filo del discorso musicale: si percepisce chiaramente che ha studiato e preparato a lungo il ruolo, lo ha approfondito come un professionista serio deve fare prima di un debutto. D’altra parte non si può nemmeno negare che il tenore, il cantante lirico siano un’altra cosa. Non agevolata dalla strumentazione e dalla microfonazione  impiegate nei concerti pop, la voce risulta piccola, poco proiettata: nella salita agli acuti non si amplia, non gira, e il suono si assottiglia, diviene minuscolo. Si percepiscono l’impegno e la volontà, ma anche le difficoltà che lo strumento incontra nell’arduo ruolo di Edgardo. Onore comunque al coraggio dimostrato nel cimentarsi in un cult del melodramma. Per dovere di cronaca, va segnalato che il duetto della torre di Wolferag, che vede impegnati tenore e baritono, è stato omesso.
Buona la prestazione di Zuzana Marková nel ruolo protagonistico. Il giovane soprano praghese non è oggi una Lucia di riferimento: in alcuni punti la voce tradisce un vibrato poco gradevole e la puntatura acuta, che chiude la cadenza di tradizione della scena della pazzia, non è propriamente a fuoco. Ma l’interprete è davvero di ottimo livello: alcune frasi del recitativo della pazzia sono “dette” con intelligenza, con il giusto colore, l’appropriato rilievo.
Stefano Antonucci si trova a suo agio nelle parti di baritono donizettiano che gli sono da sempre molto congeniali. Il baritono fa valere la sua esperienza e il suo innegabile mestiere: è un Ashton  giustamente perfido e protervo, ma la conoscenza del repertorio gli permette di rimanere nei binari dello stile donizettiano e di non indulgere a effetti veristi.
Molto interessante il timbro di Mariano Buccino nel ruolo di Raimondo Bidebent, per nulla aiutato nella sua parte dall’impostazione registica dello spettacolo. Buccino comincia bene e porta a temine dignitosamente la parte, pur con qualche evidente difficoltà nell’aria “Dalle stanze ove Lucia”, dove la voce si percepisce tesa e al limite della sua estensione. In ogni caso un cantante da seguire.
Marcello Nardis è un corretto Arturo Bucklaw, così come Carlotta Vichi nel ruolo di Alisa. Molto bene Didier Pieri nel breve ruolo di Normanno.

Ottima la prestazione del coro della Fondazione guidato dal maestro Franco Sebastiani, con momenti di autentica emozione nel celebre “Chi mi frena in tal momento”. Il maestro Andriy Yurkevych concerta e dirige l’opera nella consapevolezza di quella che può essere la resa dei solisti. È molto attento all’equilibrio buca-palcoscenico, senza rinunciare alla bellezza e alla presenza del suono. L’orchestra lo asseconda e lo segue con ottimi risultati.
Il pubblico ha tributato a tutti un successo di stima, con qualche applauso in più per Zuzana Marková, ma senza punte di autentico entusiasmo.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2017/2018
LUCIA DI LAMMERMOOR
Dramma tragico in due parti e tre atti
su libretto di Salvatore Cammarano
dal dramma The Bride of Lammermoor di Sir Walter Scott
Musica di Gaetano Donizetti

Lord Enrico Ashton Stefano Antonucci
Miss Lucia, sua sorella Zuzana Marková
Sir Edgardo di Ravenswood Andrea Bocelli
Lord Arturo Bucklaw Marcello Nardis
Raimondo Bibent Mariano Buccino
Alisa Carlotta Vichi
Normanno Didier Pieri

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Andriy Yurkevych
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Lorenzo Mariani
Scene Maurizio Balò
Costumi Silvia Aymonino
Luci Linus Fellbom
Video Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii
Allestimento in coproduzione tra la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Comunale di Bologna e ABAO-OLBE di Bilbao
Genova, 29 maggio 2018

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino