Chiudi

Genova, Teatro Carlo Felice – La traviata

Condivisioni

A meno di due anni dal debutto, la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova ripropone La traviata di Giuseppe Verdi con la regia di Giorgio Gallione, le scene e i costumi di Guido Fiorato, le luci di Luciano Novelli riprese per l’occasione da Angelo Pittaluga, le coreografie di Giovanni di Cicco. Gli annunci promozionali di questa ripresa molto ravvicinata, forse troppo, alla première del dicembre 2016, informano che Traviata è l’opera più floreale di Verdi, particolarmente adatta ad accompagnare la celeberrima manifestazione genovese di Euroflora. Ovviamente, di questo non possiamo che prendere atto.
Le perplessità che l’allestimento ha destato nel 2016 (qui la recensione), rimangono intatte: lo spettacolo ha oggettivamente una propria eleganza d’assieme, per cui non ci sentiamo di condividere la sonora contestazione all’inizio del secondo quadro del secondo atto, allorché dal fondo della platea qualcuno ha gridato «Orribili le scene!». Le scene non sono orribili, ma in effetti è molto difficile percepirle come rivelatrici dell’opera verdiana, fermo restando che non si vogliono rimpiangere gli allestimenti didascalici, oleografici e polverosi da figurina Liebig. A lasciare perplessi non è tanto l’albero bianco e glaciale che domina la scena per tutta la durata dello spettacolo (metafora del ciclo vita/morte), non sono le mele cosparse in scena e raccolte nei sacchi durante il primo quadro del secondo atto (questa sarebbe pure una citazione dotta, considerato che Marie Duplessis, la vera Margherita/Violetta era nata in Normandia, terra di mele e di sidro), quanto piuttosto la sensazione di assistere a qualche cosa di eccessivo e di forzato, che non ha molta attinenza con l’opera di Verdi. Non si capiscono alcune scelte prive di coerenza drammaturgica: ad esempio, mostrare in scena Alfredo durante “Sempre libera” e, parimenti, mostrare in scena Violetta durante il recitativo “Lunge da lei per me non v’ha diletto” e l’aria “De’ miei bollenti spiriti”.

Non brilla neppure il versante musicale. Il maestro Daniel Smith dirige con precisione metronomica, accenta in maniera piuttosto marcata i passaggi in cui il canto è assoluto protagonista, finendo per dare ragione agli antichi detrattori di Verdi che parlavano di “zúm-pá-pá musik”. Mancano i colori e l’emozione, per cui anche il momento atteso di “Amami Alfredo” scorre via nella precisione musicale, ma senza nessun brivido. Vanno comunque riconosciuti il suono molto preciso e pulito dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice e la funzionale prestazione del coro.

Lana Kos veste i panni di Violetta. Mostra una zona acuta sicura (anche se evita il famigerato e non scritto mi bemolle che chiude il primo atto). Il registro alto è ampio e riempie la sala quando è “a voce piena”, ma tende a stimbrarsi leggermente nel piano e nel mezzo forte. La Kos canta una Violetta corretta e musicale: trova il suo momento migliore nel terzo atto, ma non riesce a far vibrare sino in fondo la corda dell’emozione.
Nel ruolo di Alfredo, Stefano Secco. Ha il timbro giusto per il ruolo. La voce è decisamente bella, niente da dire. Tuttavia il cantante appare piuttosto in affanno: tende a spingere troppo, e non solo nei passi più drammatici. Ha qualche buon momento – bravo, ad esempio, nella scena della borsa – ma si percepisce la difficoltà che questo ruolo presenta per lui. Probabilmente una recita un po’ sfortunata.
Molto festeggiato dal pubblico Rodrigo Esteves, la cui voce è solida, timbrata e di bel colore. Canta con correttezza e professionalità: un Germont padre di buona routine.
Molto bene la nutrita schiera di comprimari tra cui Manrico Signorini, un imponente Grenvil, e Paola Santucci, una sollecita Annina. Bene tutti gli altri: Marta Leung (Flora), Didier Pieri (Gastone), Ricardo Crampton (Duphol), Claudio Ottino (D’Obigny), Antonio Mannarino (Giuseppe), Filippo Balestra (Domestico di Flora), Alessio Bianchini (Commissionario). Teatro pienissimo e buon successo, nonostante la contestazione alla scenografia.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2017/2018
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Lana Kos
Flora Bervoix Marta Leung
Annina Paola Santucci
Alfredo Germont Stefano Secco
Giorgio Germont Rodrigo Esteves
Gastone di Letorières Didier Pieri
Barone Douphol Ricardo Crampton
Marchese d’Obigny Claudio Ottino
Dottor Grenvil Manrico Signorini
Giuseppe Antonio Mannarino
Domestico Filippo Balestra
Commissionario Alessio Bianchini

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Daniel Smith
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Giorgio Gallione
Scene e Costumi Guido Fiorato
Luci Luciano Novelli, riprese da Angelo Pittaluga
Coreografia Giovanni Di Cicco
Mimi/danzatori DEOS
Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
Genova, 6 maggio 2018

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino