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Genova, Teatro Carlo Felice – Aida

Innovazione e tradizione: dovrebbero essere gli elementi caratterizzanti della nuova produzione di Aida realizzata dal Teatro Carlo Felice, primo spettacolo d’opera della stagione 2018-2019. Il capolavoro verdiano mancava da Genova da sedici anni e, considerata la popolarità del titolo, è del tutto naturale l’attesa creatasi in occasione della riproposta.

L’aspetto innovativo dell’allestimento consiste nell’utilizzo della tecnologia e dell’informatica per l’intera messinscena. Tutta la scenografia è infatti virtuale e per la sua realizzazione il regista Alfonso Antoniozzi e la scenografa Monica Manganelli – per correttezza di informazione la videoscenografa, come riporta il programma di sala – hanno fatto ricorso a un sofisticato sistema di videoproiezioni, utilizzando le tecniche cinematografiche. Precisa la stessa Manganelli che, con questo allestimento, non si è voluto “portare il cinema all’opera”, ma utilizzarne un “linguaggio e alcuni suoi strumenti tecnici, per valorizzare una partitura e libretto”. Tutto questo in un’ottica di “contaminazione e interdisciplinarità tra le varie arti”. Non si può che condividere questa dichiarazione d’intenti: qualunque genere di spettacolo affondi le proprie radici nel passato, riuscirà a sopravvivere evitando l’avvitamento su se stesso e aprendosi al futuro, soprattutto alle innovazioni che la tecnologia, in continua evoluzione, può e potrà offrire. Tuttavia i buoni propositi devono, per forza di cose, confrontarsi con l’effettiva realizzazione.

Sul palcoscenico dell’Aida genovese non c’è, per quasi tutta la durata dello spettacolo, alcun elemento scenico. Tutto è appunto virtuale: la sfinge, le piramidi, i templi, i palazzi del potere con i grandi colonnati, la riva del Nilo, lo stesso Nilo, le imbarcazioni. Tutto è frutto di una videoproiezione, tecnicamente e cromaticamente curata, attenta a dare l’impressione della profondità grazie a opportuni giochi prospettici. Detto questo e ferma restando l’ammirazione per il lavoro compiuto dal punto di vista grafico, si ha più l’impressione di un ritorno al passato che di un allestimento proiettato verso il futuro: a conti fatti, si è tornati alle scene dipinte di ottocentesca memoria, con gli interpreti che agiscono su una scena priva di qualsiasi altro elemento. Il foltissimo pubblico presente a teatro gradisce molto questa soluzione: è un’Aida tutto sommato didascalica, fedele non tanto al libretto, quanto alla tradizione rappresentativa di opera kolossal che, come sappiamo, non era l’aspetto cui Verdi teneva di più. Nonostante qualche inceppamento delle proiezioni, avvenuto durante la recita del 9 dicembre, e alcuni brevissimi e parziali black out, la spettacolarità è comunque garantita. L’idea pare quella di privilegiare più l’aspetto pubblico di Aida che non quello intimistico. Colpisce ad esempio la presenza dei guerrieri etiopi durante la scena tra Aida ed Amonasro nel terzo atto, che partecipano all’evocazione dei fantasmi del passato a danno della figlia da parte del Re prigioniero. Delude molto la scena della tomba, dove anche la tecnologia più moderna non riesce a ricreare la divisione della scena nei due spazi teatrali uno superiore all’altro – simbolo ciascuno di vita e di morte al medesimo tempo – come Verdi e Ghislanzoni vorrebbero: la povera Amneris viene issata su una sorta di trabattello metallico e rimane lì sospesa, mentre davanti a lei si celebra il rito della riunione e della morte dei due innamorati. Alfonso Antoniozzi fa, per contro, un attento lavoro sui personaggi evitando le pose e gli sbracciamenti tipici del melodramma in cui sarebbe facile cadere con questo tipo di allestimento.
Nella tradizione e di grande gusto i costumi disegnati da Anna Biagiotti, in linea con i cromatismi delle scene ed efficaci nella definizione dei ruoli sociali dei vari personaggi. Un plauso ai giochi di luce di Luciano Novelli, opportunamente calati e in sintonia con le proiezioni sceniche.  Di buon impatto le coreografie di Luisa Baldinetti, sia nella scena del tempio, che nel grande ballabile del secondo atto. Davvero molto bravi i danzatori, nessuno escluso.

La parte musicale è guidata dalla vigorosa bacchetta di Andrea Battistoni che predilige sonorità ampie e avvolgenti, come la struttura dell’allestimento scenico gli suggerisce. La sua visione di Aida è quella di una storia di grandi scontri e di grandi sentimenti che hanno un elevato spessore musicale, anche nei momenti che si vorrebbero più intimistici e più raccolti. L’orchestra lo segue con molta precisione musicale, nonostante qualche piccola sbavatura delle trombe durante la marcia trionfale. Il coro della Fondazione, guidato da Francesco Aliberti, gioca le sue carte migliori nella scena del tempio e durante la scena del giudizio, apparendo meno a fuoco nella seconda parte del secondo atto.

Svetla Vassileva debutta nel ruolo di Aida. Si tratta di un soprano dalla lunga e impegnativa carriera. Il suo repertorio è vasto ed eclettico, spazia da ruoli lirici a personaggi dal taglio decisamente più drammatico, come Elisabetta del Don Carlo, in cui abbiamo avuto occasione di ascoltarla proprio a Genova. Non manca i momenti più attesi del ruolo, come “Ritorna vincitor”, il duetto con Amneris, l’aria “O cieli azzurri”; ha un ottimo accento nel duetto con Amonasro e nella successiva scena con Radamés; è a suo agio nella scena della tomba, dove trova il suo momento migliore, donando al pubblico attimi di autentica poesia. Tuttavia la cautela nell’affrontare alcuni passaggi (vedi i pianissimi di “O cieli azzurri” o la scena del Nilo con Radamès) rivela che di debutto si tratta e che il ruolo non è ancora completamente suo.
L’antagonista è Judith Kutasi. Mezzosoprano dal timbro piuttosto chiaro, la sua Amneris non è tonitruante ed eccessiva: è assai più donna innamorata e sconfitta che imperiosa figlia dei Faraoni. Forse questo è il limite del suo personaggio: la mancanza della perentorietà e della consapevolezza che tutti si aspettano da una principessa. Si tratta, con ogni probabilità, di una scelta interpretativa studiata e concordata con gli artefici dello spettacolo: ed è, almeno in questa occasione, una scelta vincente, visto il grande applauso con cui il pubblico l’ha salutata alla fine dell’opera.
Marco Berti veste i panni di Radamès. Il tenore è un professionista solido e appartiene a quel genere di cantante che riesce a portare a casa un risultato dignitoso in ogni occasione. I momenti in cui dà il meglio di sé sono quelli sul versante eroico: il suo “Sacerdote! Io resto a te!” è davvero ragguardevole. Il registro acuto è il suo punto di forza, mentre appare più debole nella mezzavoce e nei pianissimo. Anche lui salutato al termine da un buon successo di pubblico.
Accoglienza trionfale per l’Amonasro di Angelo Veccia. Bel timbro brunito e facile in acuto, è un re nobile e al contempo selvaggio, con idee e obiettivi chiari, molto diretto e per nulla insinuante. Ha il pregio di non cadere nell’eccesso o nell’effettaccio plateale che si ascolta spesso nella celebre frase “Non sei mia figlia! De’ Faraoni tu sei la schiava!”.
Fabrizio Beggi è un Ramfis molto corretto dal punto di vista vocale, evita il cliché del sacerdote dal timbro cavernoso, conferisce al ruolo il carattere del male che lavora nell’ombra e calpesta le vite e i sentimenti dei personaggi che lo circondano.
Ben amalgamata nella scena del tempio, Marta Calcaterra nel ruolo della Sacerdotessa. Professionale e corretto il Re di Seung Pil Choi. Molto bene Blagoj Nacoski, nel breve ma significativo ruolo del messaggero.
Teatro pienissimo, come non si vedeva da tempo, ed entusiasmo per tutti gli interpreti.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2018/2019
AIDA
Opera in quattro atti. Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi

Il re Seung Pil Choi
Amneris Judith Kutasi
Aida Svetla Vassileva
Radames Marco Berti
Ramfis Fabrizio Beggi
Amonasro Angelo Veccia
Un messaggero Blagoj Nacoski
Una sacerdotessa Marta Calcaterra

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Andrea Battistoni

Maestro del coro Francesco Aliberti
Regia Alfonso Antoniozzi
Videoscene Monica Manganelli
Costumi Anna Biagiotti
Luci Luciano Novelli
Coreografia Luisa Baldinetti
Nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova
Genova, 9 dicembre 2018

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