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Firenze, Teatro del Maggio – La favorite

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Proprio nei giorni in cui da Londra si annuncia per il luglio prossimo la prima assoluta de L’ange de Nisida di Gaetano Donizetti, al Teatro del Maggio di Firenze va in scena La favorite, capolavoro che con quell’opera condivide diverse pagine.
Nel programma di sala è stata così opportunamente aggiunta una nota, a firma di Paolo Petazzi, che spiega in modo chiaro e sintetico le vicende che collegano i due lavori. L’ange de Nisida, scritta negli ultimi mesi del 1839 e destinata al parigino Théâtre de la Renaissance, non giunse mai sulle scene per il fallimento del teatro, e fu quindi rielaborata per l’Opéra divenendo proprio La favorite. Anzitutto, Petazzi spiega che l’opera non è stata “ritrovata”. “Si sapeva da tempo – scrive lo studioso – che le pagine manoscritte dell’Ange de Nisida non confluite in Favorite sono conservate a Parigi alla Bibliothèque Nationale de France, ma le ha studiate e ordinate, in un lavoro di anni, giungendo a ricostruire la partitura dell’opera, Candida Mantica, una giovane musicologa di Reggio Calabria che dopo la laurea a Cremona era stata selezionata per un dottorato di ricerca alla University of Southampton”. Le due opere, pur condividendo il nucleo essenziale della vicenda e un buon numero di pagine, sono tuttavia diverse. L’Ange, in particolare, appartiene al genere semiserio, nonostante il finale tragico.

Ciò detto, in attesa di ascoltare questa “riesumazione” donizettiana, dico subito che La favorite fiorentina è musicalmente eccellente. Merito anzitutto di Fabio Luisi che si conferma direttore di vaglia, profondo e appassionato conoscitore di questo repertorio. Luisi non solo è capace di sottolineare la finezza di scrittura del grande bergamasco, il suo peculiare senso del teatro – a cui sarà debitore Verdi – ma soprattutto si è dimostrato in grado di valorizzare l’epos donizettiano, quello che rifulge nella bellezza estatica di certe melodie (e Favorite ne è un autentico scrigno). Qui il direttore distende i tempi conferendo un inedito rilievo all’arco melodico, la cui tensione, invece di diminuire, si scioglie in una malinconica, a tratti struggente, dolcezza. Luisi è così fedele a quanto dichiara nell’intervista inclusa nel programma di sala, laddove afferma che Favorite non è una grand-opéra, bensì un capolavoro intimo, dove la vicenda storica e politica è un semplice sfondo per i tormenti e le passioni dei protagonisti. Con questi, si capisce che il maestro ha compiuto un lavoro di cesello e – fatto notevole – ha incontrato da parte loro piena corrispondenza. Perché sia gli interpreti principali che i comprimari, che il coro, istruito da Lorenzo Fratini, hanno offerto una prova di livello che si è inverata in una lettura partecipe e sfumata, attenta allo stesso modo alla prosodia e al canto, componendo un affresco animato da una potente tensione unitaria, dove comunque ciascuno ha avuto modo di brillare da sé, senza per questo oscurare gli altri.

Veronica Simeoni è una perfetta Leonore: la voce è bella, omogenea, non scurissima, ma sempre timbrata e tonda, ben proiettata nell’acuto e sufficientemente corposa in basso. L’interprete è controllatissima e in lei pare prevalere la dimensione dell’angelo su quella della cortigiana. Celso Albelo affronta con eleganza e dolcezza la scabrosa parte di Fernand risolvendola nel segno di una estatica contemplazione del sentimento; la voce è chiara, agile e duttile, lo stile impeccabile, gli acuti sicuri; se proprio si volesse trovare un neo, lo si potrebbe identificare in un certo distacco di fondo, che raffredda le passioni per darne una visione più plastica. Mattia Olivieri, che ho intervistato per Connessi all’Opera proprio in occasione di questo debutto, coglie pienamente nel segno l’ambiguità del personaggio di Alphonse, il suo errare tra il trono e il cuore. È così autorevole e stentoreo nei passaggi più magniloquenti, ma sa piegare la sua bella voce di schietto baritono italiano alle ragioni più profonde della melodia quando canta con una magnifica mezzavoce la passione per Leonore, come accade nella sua stupenda cavatina o nel bellissimo terzetto del terzo atto. Sufficientemente autorevole il Balthazar di Ugo Guagliardo, dotato di una voce ampia e scura, usata con proprietà. Francesca Longari (Inès) e Manuel Amati (Don Gaspar) sono due giovani e bravi artisti dell’Accademia del Maggio, il cui contributo è essenziale alla riuscita dell’insieme.

Non pervenuta la regia di Ariel Garcia-Valdès, creata per una produzione del lontano 2002 per il Liceu di Barcellona, qui ripresa da Derek Gimpel. La scena di Jean-Pierre Vergier, che firma anche i costumi, è dominata da una enorme roccia di cartapesta che all’uopo diventa monastero, isola, Alcazar. Ne riscattano un poco la staticità le luci calde di Dominique Borrini. I movimenti in scena non si allontanano da una quieta convenzionalità che, se non altro, lascia un certo agio ai cantanti per pensare anzitutto alla musica. In merito ai costumi, quando si apre la seconda scena del primo atto e compare il coro di amiche di Leonore, abbigliate con singolari parrucche, si è colti dal dubbio se ci si trovi di fronte a un raduno di appassionati dei Flintstones o dei Cugini di campagna. Poi, quando in scena arriva Alphonse, il dubbio si scioglie: si tratta di un revival anni Settanta. E qui non c’entra la parrucca, ma il costume del sovrano, che di regale non ha granché.

Teatro del Maggio – Stagione 2017/2018
LA FAVORITE
Opera in quattro atti di Alphonse Royer, Gustave Vaëz e Eugène Scribe
Tratto da Les Amours malheureuses ou le Comte de Comminges di Baculard d’Arnaud
Musica di Gaetano Donizetti

Leonor de Guzman Veronica Simeoni
Fernand Celso Albelo
Alphonse XI Mattia Olivieri
Balthazar Ugo Guagliardo
Ines Francesca Longari
Don Gaspar Manuel Amati
Un Seigneur Leonardo Sgroi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Fabio Luisi
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Ariel García Valdés
Coregia (ripresa 2018) Derek Gimpel
Scene e costumi Jean-Pierre Vergier
Luci Dominique Borrini
Allestimento del Gran Teatre del Liceu di Barcellona
Una coproduzione del Gran Teatre del Liceu con il Teatro Real di Madrid
Firenze, 25 febbraio 2018

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