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Firenze, Teatro del Maggio – Cardillac

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Opera dai forti contrasti teatrali e musicali, Cardillac non rientra certamente tra i titoli più frequentati del repertorio. Tuttavia la storia dell’orafo serial killer può risultare estremamente accattivante per un pubblico odierno abituato a ben più efferate serie tv, e allo stesso tempo offrire lo spunto per una riflessione sul rapporto tra l’artista, la sua creazione e la società.
Nel resoconto dello spettacolo inaugurale dell’81° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, intitolato “Ai confini della libertà”, appare dunque lecito partire dal fautore principale della scelta di questo titolo, nonché nuovo direttore musicale della Fondazione, Fabio Luisi, il quale, con gesto calibrato, si conferma l’esperto narratore di ogni situazione. La sua lettura si distingue per una ricerca analitica che tende a evidenziare i temi musicali, sapientemente condensati in una visione organica calcolata e precisa, ma non per questo priva di una certa bellezza del suono. Il direttore sa destreggiarsi tra brutalità ed efferatezze musicali nei tempi incalzanti, ma anche concedere oasi liriche di morbidezza, in una accentuazione adeguata dei contrasti che crea un ottimo passo teatrale, soprattutto nel secondo e terzo atto. Tutto ciò non va a scapito delle voci che vengono sempre sostenute, evitando sempre una telluricità fine a se stessa.

Il cast si dimostra all’altezza della direzione, con alcuni elementi di notevole interesse. Il Cardillac di Martin Gantner può risultare prevedibile nella sua brutalità esibita. Tuttavia la voce è sufficientemente ampia e ben sorretta, e permette al baritono di destreggiarsi con sapienza e senza sbavature nell’intenso declamato della parte.
Nel ruolo della figlia, Gun-Brit Barkmin si configura come l’interprete più convincente della serata. Il soprano esibisce uno strumento ampio e solido su tutta la linea, mentre gli acuti sono delle vere e proprie lame di acciaio. Costruisce inoltre il personaggio attraverso un accurato fraseggio e un’ottima presenza scenica, che rendono la sua prestazione estremamente credibile e centrata.
Come Ufficiale, Ferdinand von Bothmer offre una prova in crescendo. La voce non ampia ma ben sostenuta, dotata di un timbro chiaro poco seducente, mostra i suoi punti di forza nella zona acuta, mentre tende a perdere risonanza in basso. Dopo un inizio stentoreo, il personaggio acquista sfumature nell’ultimo atto, risultando infine convincente. Pavel Kudinov non offre invece una prova molto incisiva nei panni del Commerciante d’Oro. La voce non è debordante e l’interprete appare piuttosto convenzionale nel tratteggiare il personaggio.
Jennifer Larmore debutta nel breve ruolo della Dama giocando tutto sui colori e sul fraseggio. La linea ha perso smalto, soprattutto in basso, ma il registro acuto è ancora luminoso e il carisma degno di una artista di razza. Johannes Chum presta timbro leggero e voce ben sostenuta al ruolo del Cavaliere, dimostrandosi però più a suo agio nelle parti liriche che in quelle concitate. Adriano Gramigni delinea un buon Comandante della Prévôté, grazie a una linea omogenea e sicura.

La regia di Valerio Binasco sposta l’azione dalla Parigi del XVII secolo a una anonima città con vaghi rimandi agli anni Venti del Novecento, senza tuttavia alterare il cuore della vicenda. Le scene di Guido Fiorato alternano spogli esterni che ricordano scheletri di grattacieli, a interni vagamente kitsch o estremamente ordinari per le case della Dama e di Cardillac. Le luci di Pasquale Mari contribuiscono a creare un’atmosfera dal taglio grottesco, connotando l’azione più di quanto non faccia la regia vera e propria. Questa infatti si distingue per una staticità di fondo, ravvivata qualche volta da alcune parti più curate, come il secondo atto. Tuttavia le masse vengono lasciate sostanzialmente ferme, mentre gli interpreti sembrano reggersi soprattutto sulle proprie forze attoriali, e meno sulle indicazioni registiche. Si nota inoltre un certo impaccio nel gestire i tempi musicali, con situazioni non sfruttate bene o poco rodate; a tal proposito è utile citare la pantomima del primo atto, che avrebbe bisogno di una maggiore cura nei dettagli e una aderenza più stretta alla musica: Cardillac piomba infatti sul letto degli amanti quando il climax musicale è già pienamente iniziato, con conseguente spreco dell’effetto sorpresa sonoro.
Al termine della recita, il folto pubblico da grandi occasioni tributa un deciso successo agli interpreti e ai realizzatori della messa in scena, con particolari punte di entusiasmo per Gantner e Luisi.

81° Maggio Musicale Fiorentino
CARDILLAC
Opera in tre atti di Ferdinand Lion
Musica di Paul Hindemith

Cardillac Martin Gantner
La Figlia Gun-Brit Barkmin
L’Ufficiale Ferdinand von Bothmer
Il Commerciante d’Oro Pavel Kudinov
Il Cavaliere Johannes Chum
La Dama Jennifer Larmore
Il Comandante della Prévôté Adriano Gramigni

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Fabio Luisi
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia Valerio Binasco
Scene Guido Fiorato
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Pasquale Mari
Nuovo allestimento
Versione 1926
Firenze, Teatro del Maggio, 5 maggio 2018

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