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Festival di Bregenz 2018 – Carmen

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Due grandi mani femminili fuoriescono dal lago di Costanza, con un fiore tatuato sull’avambraccio, le unghie smaltate di rosso, tra le dita una sigaretta accesa e fumante, colte nell’atto di lanciare in aria un mazzo di carte: è la scena ideata, nel 2017, da Es Devlin per una delle opere più amate dal grande pubblico, Carmen. In attesa del nuovo Rigoletto previsto per il biennio 2019-2020, il Bregenzer Festspiele ripropone, nel suggestivo teatro all’aperto del Seebühne, il capolavoro musicato da Georges Bizet.

Di forte impatto la regia di Kasper Holten: sin dall’inizio la protagonista, che durante l’ouverture vediamo come bambina isolata dai coetanei ma dal carattere già volitivo (per rispondere agli scherni dei monelli, bacia sulla bocca un altro bimbo), è dipinta come una outsider, una donna dal carattere forte, a tratti sadica (durante l’Habanera spegne nel collo di un soldato un mozzicone di sigaretta), prepotentemente sexy e caparbia, scanzonata e maliziosa (appena entra in scena, scambia effusioni saffiche con un’operaia della manifattura di tabacco).
Ben delineati anche gli altri personaggi. Don José è un uomo psicologicamente fragile che, nelle situazioni difficili, reagisce con violenza: nel primo atto picchia un sottoposto che si è lasciato rubare il fucile da uno dei marmocchi; Micaëla è una fanciulla follemente innamorata del brigadiere, pronta a tutto pur di salvarlo, anche ad affrontare di persona la rivale; Escamillo è un narcisista arrogante e vanaglorioso, un trimalcione che non esita a comprare i sentimenti delle donne con i soldi o firmando loro autografi.
Nell’economia dello spettacolo grande importanza ha, poi, l’acqua lacustre: qui si getta la sigaraia in fuga durante il Finale primo; gli avventori della taverna di Lillas Pastia danzano selvaggiamente nel lago, e proprio nell’acqua avverrà lo scontro finale tra Carmen e Don José che, invece di accoltellare l’amata, la affoga. Una visione a tinte forti, quindi, ricca di erotismo e brutalità; tra i momenti meglio riusciti, piace qui ricordare almeno il terzetto “Mêlons! […] En vain pour éviter”: quando la zingara scopre il suo imminente destino di morte, con gesto icastico getta in aria le carte. Suggestive le proiezioni video ideate da Luke Halls: semi delle carte da gioco, vedute di Siviglia, cartoline effigianti toreri, i primi piani dei protagonisti, riflessi lacustri. Evocative le luci di Bruno Poet, volte a creare atmosfere differenti a seconda dei frangenti. Rutilanti i costumi variopinti disegnati da Anja Vang Kragh, dai colori pop: varie sfumature di rosso per la protagonista, giallo intenso e nero per la divisa dei soldati, glitterati e a tratti camp quelli del quarto atto, con particolari desunti da tele di Pablo Picasso. Coinvolgenti e animalesche le coreografie di Signe Fabricius, con una menzione di merito per quella dell’ultimo entr’acte, dove due uomini a petto nudo, rispettivamente il toro e il matador, si affrontano in una corrida terminante in un sensuale bacio tra i due. Oltre a quanto sopra detto, molti altri sono gli elementi che concorrono a rendere lo spettacolo scenografico e di grande presa sul pubblico: l’utilizzo di acrobati e stuntmen, l’accensione di falò, l’arrivo in motoscafo di Escamillo e, nell’ultimo atto, la presenza di fuochi d’artificio; oltre, ovviamente, al panorama naturale della location.

Nonostante le condizioni climatiche avverse, con il primo atto bagnato da una pioggia quasi incessante, la serata è andata felicemente in porto senza alcuna interruzione. Alla guida dei Wiener Symphoniker, il giovane Jordan de Souza (classe 1988) propende per una direzione brillante, perlopiù spedita nei tempi, sfaccettata e caleidoscopica nelle cromie. Con abili tagli alla partitura (la quasi totalità dei dialoghi, una minima parte dei cori e il morceau d’ensemble “Quant au douanier, c’est notre affaire!”), ne scaturisce una lettura dinamica e vivace, scattante, ampiamente fruibile da tutti, attenta al rapporto buca-palcoscenico.

Annalisa Stroppa è una Carmen passionale, ferina nelle movenze: in possesso di una vocalità tornita, di pasta scura nel registro medio-grave, luminosa in quello acuto, dà vita a una protagonista fresca e agile. Curata la dizione francese e impeccabile la recitazione, mai volgare e scevra da opinabili effetti veristi.
Martin Muehle, distintosi per un fraseggio pregnante e per la buona tenuta dei fiati, impersona un Don José vigoroso, vocalmente gagliardo e omogeneo, con note alte corpose e quasi sempre sfogate con facilità; accorata la resa dell’aria del fiore.
Cristallina la Micaëla di Mojca Bitenc, apprezzabile per una raffinata musicalità emersa, in particolare, nel duetto “Parle-moi de ma mère!” e nell’aria “Je dis que rien ne m’épouvante”. Signorile l’Escamillo del basso-baritono Andrew Foster-Williams, dalla voce timbricamente chiara e ben estesa, morbida nell’emissione.
Puntuta la Frasquita di Cornelie Isenbürger; perfettibili lo Zuniga di Yasushi Hirano e il Remendado di István Horváth; corretti Judita Nagyova (Mercédès), Rafael Fingerlos (Moralès) e Adrian Clarke (Le Dancaïre). Incisivi gli interventi corali del Bregenzer Festspielchor e del Prager Philharmonischer Chor, diretti da Lukáš Vasilek e Benjamin Lack, e del Kinderchor der Musikmittelschule Bregenz-Stadt, guidato da Wolfgang Schwendinger.
Teatro esaurito e festante successo per tutti gli interpreti.

Bregenzer Festspiele 2018
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti
su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
Musica di Georges Bizet

Carmen Annalisa Stroppa
Don José Martin Muehle
Escamillo Andrew Foster-Williams
Micaëla Mojca Bitenc
Frasquita Cornelie Isenbürger
Mercédès Judita Nagyova
Zuniga Yasushi Hirano
Moralès Rafael Fingerlos
Le Remendado István Horváth
Le Dancaïre Adrian Clarke

Wiener Symphoniker
Bregenzer Festspielchor, Prager Philharmonischer Chor,
Kinderchor der Musikmittelschule Bregenz-Stadt
Direttore Jordan de Souza
Maestri dei Cori Lukáš Vasilek, Benjamin Lack,
Wolfgang Schwendinger
Regia Kasper Holten
Scene Es Devlin
Video designer Luke Halls
Costumi Anja Vang Kragh
Luci Bruno Poet
Coreografie Signe Fabricius
Coreografie stuntmen Ran Arthur Braun
Drammaturgia Olaf A. Schmitt
Sound designer Gernot Gögele, Alwin Bösch
Bregenz, Seebühne, 21 luglio 2018

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