Chiudi

Como, Teatro Sociale – Il viaggio a Reims

Condivisioni

“In viaggio” è il filo conduttore della nuova Stagione Notte del Teatro Sociale, che si inaugura con uno dei viaggi più celebri (in realtà mai andato in porto) del melodramma italiano, per la prima volta messo in scena a Como: Il viaggio a Reims. Commissionato a Gioachino Rossini nel 1825, in occasione dell’incoronazione di Carlo X di Borbone, il dramma giocoso in un atto su libretto di Luigi Balocchi è interamente ambientato nell’albergo termale di Plombières “Il Giglio d’oro”, affollato da ospiti internazionali in procinto di recarsi a Reims, dove il re di Francia e Navarra verrà intronizzato. A causa del mancato reperimento di cavalli da noleggio, però, i vari avventori della locanda non partiranno mai, e celebreranno l’apoteosi della famiglia reale francese proprio al “Giglio d’oro”.
La nuova produzione, omaggio al “Cigno di Pesaro” per il 150° della sua morte, segna anche il debutto di Fedora Sorrentino come nuovo presidente del Sociale di Como; dopo la città lariana toccherà, nelle prossime settimane, gli altri palcoscenici di OperaLombardia: Bergamo (5 e 7 ottobre), Pavia (12 e 14 ottobre) e Cremona (19 e 21 ottobre).

Assistiamo a un’edizione fresca e giovanile sin dall’esecuzione orchestrale. Alla guida de I Pomeriggi Musicali, il venticinquenne Michele Spotti predilige una direzione esuberante e vitale, precisa e attenta a mai soverchiare i cantanti, anche nei momenti d’insieme dove propende per sonorità brillanti e incisive. Dinamica e mobile è, poi, l’agogica dei tempi, improntata perlopiù a ritmi scattanti e coinvolgenti, che conferiscono brio alla cantata scenica.
Nel complesso valido il giovane cast selezionato da AsLiCo. Estremamente musicale la Corinna del soprano Maria Laura Iacobellis: in possesso di una vocalità morbida nell’emissione, dalla seducente tinta ambrata, si distingue per raffinatezza e per gusto nel porgere la parola soprattutto nelle strofe d’improvviso “All’ombra amena”. Puntuta la Contessa di Folleville di Paola Leoci, una dei vincitori del Concorso AsLiCo 2017: come evidenziato nell’aria “Partir, o ciel! desio”, emerge per un registro acuto penetrante, nonché per le fantasiose e puntuali variazioni nei da capo e per la recitazione sbarazzina. Piace la Marchesa Melibea di Irene Molinari, scenicamente spigliata, dalla voce mezzosopranile pastosa e che corre bene nella sala teatrale, svettante nelle note alte e di velluto nei centri. La solare Marigona Qerkezi (Madama Cortese), sempre sorridente, si impone per uno strumento rigoglioso emesso omogeneamente, timbricamente luminoso; un plauso va, poi, alle sue doti di flautista: durante l’aria di Lord Sidney è, difatti, lei stessa a suonare l’assolo introduttivo al flauto.
Sugli scudi la prova di Ruzil Gatin, un Conte di Libenskof atletico, in possesso di una vocalità tenorile argentina e ben proiettata, con una notevole facilità all’acuto e al sovracuto, sapientemente calibrata e aggraziata. Il Cavaliere Belfiore è il tenore Matteo Roma, dalla voce corposa di timbro scuro e di buon volume, solida nelle note alte, ben calato nella parte del nobile macho e avvenente. Convince il baritono Vincenzo Nizzardo nei panni di Don Profondo, a suo agio nei vorticosi sillabati che punteggiano l’aria “Medaglie incomparabili” grazie a uno strumento vocale di pasta scura molto malleabile. Autoritario il Lord Sidney del basso-baritono Andrea Patucelli, vocalmente vigoroso e scenicamente centrato come timido innamorato; salda la tenuta dei fiati, non sempre fluide le agilità dell’aria “Invan strappar dal core”. Il basso-baritono Giuseppe Esposito delinea un Barone di Trombonok spumeggiante e gustoso, ricco di estro e cesellato nella dizione, senza mai scadere nel grottesco; abbastanza incisiva la voce, timbricamente chiara. Disinvolto il Don Alvaro di Guido Dazzini, dalla voce baritonale di grana scura ben espansa, estroverso e credibile in scena.
Perfettibile il Don Prudenzio di Massimiliano Mandozzi; energica la Maddalena di Francesca Di Sauro; deliziosa la Delia di Francesca Benitez; granitico l’Antonio di Luca Vianello; corretti Nico Franchini (Don Luigino), Elena Caccamo (Modestina) ed Ermes Nizzardo (Zefirino/Gelsomino).
Incisivi e animati gli interventi del Coro di OperaLombardia, guidato da Massimo Fiocchi Malaspina ed Enzo Spinoccia.

Il regista polacco Michał Znaniecki firma uno spettacolo frizzante e vivido, trasponendo la vicenda ai giorni nostri, in un elegante hotel termale di design, il “Giglio d’oro” appunto. Grazie alle belle scene di Luigi Scoglio vediamo, di volta in volta, i vari ambienti dell’albergo: la reception, in marmo bianco screziato e con un grande acquario; l’accesso agli spogliatoi della spa; una sauna in legno; il “Flûte bar”, dove viene allestito il banchetto nel gran finale. Znaniecki dipinge un arguto affresco della fauna che popola la locanda di Plombières, sbalzando con precisione ogni singolo personaggio, tra paure, ossessioni, isterie e debolezze umane: davanti ai nostri occhi sfilano così, per esempio, fashion victim (la Contessa), teneri fidanzati (il Conte di Libenskof), timide ragazze timorose di palesare i propri veri sentimenti (Delia, innamorata di Corinna), corteggiatori insicuri (Lord Sidney), amanti segreti (Don Alvaro e Modestina), ambiziose imprenditrici del settore alberghiero (Maddalena), spasimanti disinibite (Melibea). Accanto a idee interessanti (durante il coro conclusivo “Sul verde stelo, fiorisca il giglio ognor”, sul fondo vengono proiettati i quattordici ritratti degli interpreti della prima rappresentazione del 1825, artisti della fama di Giuditta Pasta, Domenico Donzelli ed Ester Mombelli) o ironiche (il messaggio che annuncia grandi festeggiamenti a Parigi giunge non per lettera, bensì via mail sull’iPad di Madama Cortese), altre risultano fuori luogo e opinabili, non aggiungendo nulla di significativo all’economia del titolo. Nella fattispecie, nella scena ventesima, complice un momentaneo blackout nell’hotel, i clienti danno sfogo alle loro pulsioni più recondite e torbide: e così, Don Profondo domina e sculaccia Don Prudenzio, Corinna e Delia si scambiano effusioni saffiche sfocianti in un ménage à trois con Lord Sidney, Modestina pratica una fellatio a Zefirino. Di forte impatto estetico le luci sgargianti curate dal regista stesso; variopinti i costumi di taglio contemporaneo firmati da Anna Zwiefka che, per la gran scena degli inni, confeziona accurati abiti in stile diciannovesimo secolo giocati sulle nuances del bianco, del grigio e del beige; piacevoli le coreografie di Damián Malvacio, di sapore ottocentesco.
Al termine, sentito successo per tutto il cast, con punte di maggiore entusiasmo per Michele Spotti.

Teatro Sociale – Stagione 2018/2019
IL VIAGGIO A REIMS
O sia L’albergo del Giglio d’oro
Dramma giocoso in un atto di Luigi Balochi
Musica di Gioachino Rossini

Corinna Maria Laura Iacobellis
La Marchesa Melibea Irene Molinari
La Contessa di Folleville Paola Leoci
Madama Cortese Marigona Qerkezi
Il Cavaliere Belfiore Matteo Roma
Il Conte di Libenskof Ruzil Gatin
Lord Sidney Andrea Patucelli
Don Profondo Vincenzo Nizzardo
Il Barone di Trombonok Giuseppe Esposito
Don Alvaro Guido Dazzini
Don Prudenzio Massimiliano Mandozzi
Don Luigino Nico Franchini
Delia Francesca Benitez
Maddalena Francesca Di Sauro
Modestina Elena Caccamo
Zefirino/Gelsomino Ermes Nizzardo
Antonio Luca Vianello

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Direttore Michele Spotti
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Altro Maestro del coro Enzo Spinoccia
Regia e luci Michał Znaniecki
Scene Luigi Scoglio
Costumi Anna Zwiefka
Movimenti coreografici Damián Malvacio
Nuovo allestimento, coproduzione dei Teatri di OperaLombardia
Como, 29 settembre 2018

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino