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Busseto, Teatro Giuseppe Verdi – Un giorno di regno

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Un giorno di regno ha due padri. Quello naturale, ovvio, è Verdi, che lo concepì nel 1840 su un vecchio libretto di Felice Romani, lo vide cadere sotto cateratte di fischi alla “prima” milanese, lo guardò risollevarsi un poco, da lontano, qualche anno più tardi a Venezia, e ci mise infine una pietra sopra, pur convinto che il fanciullo non fosse poi così brutto. Il padre adottivo è Francesco Izzo, musicologo verdiano fra i più quotati a livello internazionale, che ha curato l’edizione critica della partitura e ha molato lenti adatte a comprendere l’opera e a spogliarla da alcuni clichés che la etichettano da sempre. I suoi studi hanno dimostrato, fra le altre cose, che Verdi lavorò con dedizione alla partitura, senza quel senso di fastidio e imposizione che si è soliti evocare, e che lo stile dell’opera, caratterizzato da un fondo comico screziato da tratti umoristici, patetici e drammatici, non si deve tanto (o, almeno, non soltanto) alla naturale e inaggirabile propensione del suo autore per la tragedia, bensì a una tendenza almeno decennale dell’opera buffa italiana a farsi sentimentale, romantica.

La scelta del Festival Verdi di montare a Busseto questo raro titolo è azzeccata. È vero, Un giorno di regno fece il suo debutto assoluto negli spazi imponenti della Scala, ma la dimensione che gli è più congeniale è quella di una sala di medie o piccole dimensioni, o addirittura piccolissime, come è il caso dell’incantevole teatrino parmense. Proprio in spazi di tal genere circolava di preferenza l’opera buffa nell’Ottocento, e a Busseto se ne intuisce la ragione. La prossimità del pubblico al palcoscenico pretende una cura perfetta di quegli ingredienti che stanno alla base della buona esecuzione di un’opera buffa: l’equilibrio dei volumi orchestrali e vocali, il fraseggio eloquente, la dizione precisa, la vivacità del gioco attoriale, l’espressività facciale dei protagonisti, e, in ultimo (ma certo non per importanza), conduzioni musicali e registiche ben calibrate.
La concertazione e la direzione di Francesco Pasqualetti sono il punto di forza dell’allestimento. Con la sua bella dose di zum-pa-pa d’odore bandistico, l’orchestrazione di Un giorno di regno non è certo fra le più raffinate di Verdi, ma la giovane bacchetta l’affronta con passo vispo, e l’Orchestra del Comunale di Bologna ben l’asseconda nella sua scelta di tempi svelti, contrasti coloristici accentuati e dinamiche elastiche. Pasqualetti offre un appoggio sicuro anche ai cantanti: prova ne sia il preciso incastro delle linee vocali nel “concertato di stupore” (così lo chiamerebbero gli esperti) di matrice rossiniana del finale primo.

Un lavoro, quello con i solisti, tanto più prezioso se si considera che le compagini che si alternano di recita in recita sono composte in gran parte da giovani interpreti usciti dal 56° Concorso internazionale voci verdiane Città di Busseto. Il cast della seconda mostra un ottimo amalgama, con punte di eccellenza nelle parti maschili. Su tutte, bella davvero e ben istruita la voce di Carlos Cardoso nella parte dell’innamorato Edoardo: se riuscirà a correggere qualche inflessione nasale negli acuti, il tenore portoghese potrà certo mirare in alto. Piace Alessio Verna, un Belfiore voluminoso e dal timbro rotondo, preciso nel fraseggio e scenicamente autorevole, e convincono per verve comica i due bassi buffi Levent Bakirci (il barone di Kelbar) e Metteo Loi (il signor La Rocca), col secondo che, però, rallenta talvolta nei sillabati. Corretti, nelle particine di contorno, Andrea Schifaudo e Rino Matafù. Sul versante femminile si fa apprezzare soprattutto la Giulietta di Tsisana Giorgadze, mezzosoprano dalla tecnica agguerrita, mentre Perrine Madoeuf, per le inflessioni asprigne del timbro e il fraseggio nervoso, sembra adatta a una vocalità più drammatica di quella della marchesa del Poggio.

Se l’orecchio è soddisfatto, l’occhio lo è meno. L’allestimento firmato da Massimo Gasparon patisce l’handicap di non nascere nuovo, ma come riadattamento di un lavoro di Pier Luigi Pizzi nato al Regio di Parma più di vent’anni fa e già revisionato nel 2010. Fra formaggi e prosciutti a stagionare, e una scalinata a riprodurre l’ingresso al palazzo della Pilotta, l’impianto originale era una strizzata d’occhio tanto elegante quanto astuta ai parmigiani: e allora funzionava alla perfezione. A distanza di anni si notano tante rughe, e la sensazione è quella di un allestimento ormai antiquato, che ancora non ha guadagnato un valore antiquario. Stando a quanto si legge nelle Note di regia, una delle principali innovazioni concepite da Gasparon è il pavimento a specchio, che, riflettendo gli elementi scenici, dovrebbe delineare un’atmosfera meno realistica rispetto all’originale: un po’ poco, specie per il pubblico in platea, che il pavimento non lo vede mai. Ma quel che lascia più perplessi è la gestualità dei coristi, chiamati a ondeggiare mani e corpi in coreografie goffe, un po’ Sister Act, un po’ ballo di gruppo. A volte, in mancanza di idee valide, converrebbe lasciare al coro il semplice compito di cantare, tanto più se, come in quest’occasione, si ha a disposizione una compagine scaltrita e ben istruita come quella del Comunale.
Il pubblico, non numerosissimo ma internazionale, non lesina applausi a sipario calato, e ride di gusto nel ritrovare sul palcoscenico i vanti gastronomici di Parma.

Teatro Giuseppe Verdi – Festival Verdi 2018
UN GIORNO DI REGNO
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani (con revisioni di anonimo)
dalla farsa Le faux Stanislas di Alexandre-Vincent Pineux-Duval
Musica di Giuseppe Verdi
Edizione critica a cura di Francesco Izzo
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Il cavalier Belfiore Alessio Verna
Il barone di Kelbar Levent Bakirci
La marchesa del Poggio Perrine Madoeuf
Giulietta di Kelbar Tsisana Giorgadze
Edoardo di Sanval Carlos Cardoso
Il signor La Rocca Matteo Loi
Delmonte Rino Matafù
Il Conte di Ivrea Andrea Schifaudo

Orchestra e coro del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Francesco Pasqualetti
Maestro del coro Andrea Faidutti
Regia, scene, costumi, luci Massimo Gasparon
da un progetto originale di Pier Luigi Pizzi per il Teatro Regio di Parma, 1997
Movimenti coreografici Gino Potente
Allestimento del Teatro Regio di Parma per il Teatro Giuseppe Verdi di Busseto
in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Bologna
in collaborazione con Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto
Busseto, 3 ottobre 2018

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