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Bologna, Teatro Comunale – Simon Boccanegra

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Qui Verdi si è dato veramente da fare. Poche volte infatti il compositore si è sporcato le mani come in Simon Boccanegra per parlare dell’uomo nelle sue passioni individuali così come nel suo rapporto con gli altri e la comunità. Quest’opera dunque scandaglia a fondo i sentimenti e le reazioni umane in un coacervo teatrale e musicale semplicemente unico.
Un vero peccato dunque che al Teatro Comunale di Bologna si sia presentato solo un affresco dai bei colori ma piuttosto routinario, a partire dall’allestimento di impronta tradizionale firmato da Giorgio Gallione, in coproduzione col Teatro Massimo di Palermo. La scena, semplice e scarna, è costituita da una pedana inclinata e pavimentata con un mosaico rustico di sassi bicolori che ricordano le località di mare; sul fondo si alternano un sipario con una grande veduta di Genova turrita in bianco e nero, e un più semplice fondale sfumato di azzurro per evocare la presenza più o meno lontana del mare. A questo impianto fisso si aggiungono altri elementi come scalinate più o meno ardite per gli atti di Genova, o un ulivo per suggerire il giardino dei Grimaldi. L’impianto scenico firmato da Guido Fiorato dunque è memore alla lontana della Liguria, così come i costumi collocano l’azione in un passato più immaginifico che reale. In questa essenzialità, le luci dovrebbero farla da padrone, ma, a parte qualche bell’effetto, si limitano a sottolineare i momenti topici in modo didascalico e scontato. I movimenti scenici infine non si configurano per grande originalità, lasciando spesso gli interpreti e le masse in atteggiamenti statici, con personaggi solo vagamente abbozzati.

Questa mancanza di guizzo teatrale non viene compensata dalla buca dove Andriy Yurkevych dirige un’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna che parte slentata ma ingrana nel corso della recita. Il suono bello e mai sgraziato è sempre dosato in modo da supportare bene le voci. Tuttavia la cura timbrica che si nota sia nei passaggi estremamente eterei come l’introduzione al primo atto, sia nei grandi momenti tellurici e concitati, non è supportata da un’idea teatrale di fondo. Infatti la direzione procede in modo slegato, dilatando spesso i tempi che risultano poco efficaci dal punto di vista drammaturgico. Convince comunque l’ultimo atto, dove il monologo di Simone viene accompagnato con la giusta intensità. Andrea Faidutti invece dimostra di aver preparato in modo ottimo il coro che si distingue in interventi puntuali e di effetto.

Il cast è vocalmente omogeneo. Dario Solari è un Simon Boccanegra ben cantato. Il baritono è infatti dotato di un bel timbro e volume, ma, a parte qualche momento, non brilla per fantasia di fraseggio. Riesce comunque a muoversi con disinvoltura su tutta la linea e a non eccedere in momenti come “E tu ripeti il giuro” nella scena del Gran Consiglio, dimostrando una buona padronanza del mezzo.
Yolanda Auyanet fornisce una prova sicura nel temibile ruolo di Amelia Grimaldi. La voce è saldissima, soprattutto nella zona centrale, mentre gli acuti sono vere lame d’acciaio, che si impongono sia nelle scene singole che negli assieme. L’interprete alterna buone intuizioni a fraseggi non sempre approfonditi, ma esce comunque vittoriosa dal confronto con la parte.
Autorevole è la prova di Michele Pertusi che si dimostra a suo agio con la tessitura di Jacopo Fiesco grazie a un’ottima tecnica vocale, che gli permette di sostenere sapientemente l’emissione anche nelle note più basse. Tra i momenti migliori, la Preghiera del Prologo, eseguita con varietà di accenti e colori.
Stefan Pop presta la sua squillante e debordante voce tenorile a Gabriele Adorno. Si impone fin da subito per la saldezza del mezzo e per la generosità con cui lo dispiega, anche se all’inizio dell’aria del secondo atto perde il controllo dell’intonazione. A parte qualche accento ben dosato, il fraseggio risulta per lo più anonimo e il personaggio ne esce un po’ convenzionale.
Simone Alberghini invece tratteggia con efficacia un buon ritratto di Paolo Albiani. La voce non enorme, ma sicura e ben supportata, si dispiega in un fraseggio accurato che dimostra un approccio ben meditato al ruolo. Luca Gallo delinea con sicurezza vocale e scenica il ruolo di Pietro, mentre ottimo contorno lo forniscono Rosolino Claudio Cardile nei panni del Capitano dei Balestrieri e Aloisa Aisemberg come Ancella di Amelia.
Il pubblico si dimostra attento e sempre più partecipe con l’avanzare della recita, tributando applausi a scena aperta soprattutto durante secondo e terzo atto. Alla fine grande festa per tutti gli interpreti, il direttore e gli artefici della messa in scena.

Teatro Comunale – Stagione d’opera 2018
SIMON BOCCANEGRA
Melodramma in un prologo e tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Simon Boccanegra Dario Solari
Amelia Grimaldi Yolanda Auyanet
Jacopo Fiesco Michele Pertusi
Gabriele Adorno Stefan Pop
Paolo Albiani Simone Alberghini
Pietro Luca Gallo
Un capitano dei balestrieri Rosolino Claudio Cardile
Un’ancella di Amelia Aloisa Aisemberg

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Andriy Yurkevych
Maestro del Coro Andrea Faidutti
Regia Giorgio Gallione
Scene e costumi Guido Fiorato
Luci Daniele Naldi
Produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Massimo di Palermo
Bologna, 13 aprile 2018

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