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Bologna, Teatro Comunale – La fille du régiment

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“Tutto è bello, niente è magnifico”. Così Giacomo Leopardi, in una lettera, a proposito di Bologna, città di impianto medievale dove il fascino delle vie del centro talvolta manca di quel respiro che invece caratterizza altri centri urbani della nostra penisola. Ripensavo a questa definizione assistendo a La fille du régiment di Gaetano Donizetti, in scena sul palco del bellissimo Teatro Comunale, in un allestimento di Emilio Sagi nato proprio qui nel 2004 e ripreso da Valentina Brunetti. Allestimento bello, ma non magnifico. A cominciare dalla regia, che ha il merito di “raccontare” con leggerezza e ironia la vicenda, senza tuttavia mai prendere veramente il volo. Anzitutto, l’azione è spostata agli anni a cavallo della seconda guerra mondiale, in un contesto che assume una lucida connotazione Dèco soprattutto nel secondo atto, ove l’abitazione della contessa è di una pulita e sobria eleganza. Perfettamente in linea con i bei costumi disegnati da Julio Galan, ripresi da Stefania Scaraggi. Il movimento di solisti e coro è sempre fluido e pertinente con l’intreccio, con qualche lieve sottolineatura ironica che tuttavia avrebbe potuto essere più incisiva (penso in particolare ai figuranti). Il pubblico felsineo mostra di apprezzare molto la scelta di “investire” gli ospiti della festa conclusiva dell’opera con titoli nobiliari che alludono a località bolognesi, cui la dizione francese attribuisce un tocco di ulteriore “noblesse”.

Dal podio, Yves Abel, al netto di qualche imprecisione degli strumentisti, regge bene le fila del discorso musicale, trovando un sapiente equilibrio tra la dimensione marziale, quella più scopertamente comica e l’afflato lirico che accende di inediti bagliori tante pagine di questo capolavoro, conferendo ai protagonisti una calda umanità. Il ritmo teatrale è assicurato, grazie a un incedere incalzante che ha anche il merito di dare maggiore risalto alle oasi liriche, dove l’ispirazione donizettiana attinge sovente alle vette del sublime.

Nel cast brilla la Marie di Hasmik Torosyan: la voce è preziosa, estesa e duttile, ben proiettata in acuto, ma comunque consistente in tutta la gamma. L’interprete, poi, è perfetta per fascino e disinvoltura scenica, unite a una notevole sensibilità nel porgere la frase musicale, nel tornirla con dolcezza, alleggerendo il suono in pianissimi che hanno la consistenza di un respiro, senza tuttavia compromettere l’unitarietà del discorso musicale. Il soprano armeno risulta così convincente e credibile sia nelle pagine più virtuosistiche che in quelle sentimentali.
L’eleganza è la cifra stilistica di Maxim Mironov che, tuttavia, disegna un Tonio che non va molto oltre una apprezzabile correttezza, pur di alto livello. La voce è chiara, morbida e omogenea in tutti registri, anche se di timbro non indimenticabile. L’interprete è accurato, disinvolto e divertito, ma al fondo permane la sensazione di una certa freddezza. Nell’attesa aria dei nove do, le note ci sono tutte, ma non hanno quello squillo che ci si attenderebbe. Anzi, in acuto il suono sembra quasi “andare indietro”. Così, il tenore russo dà il meglio di sé sul versante lirico, dove la citata eleganza viene in soccorso e gli vale il meritato plauso del pubblico.
Gli altri cantanti appaiono tutti sostanzialmente adatti ai rispettivi ruoli. Claudia Marchi è una Marchesa di Berkenfield all’occorrenza autorevole e amorosa, dotata di una voce importante. Federico Longhi è un ottimo Sulpice, con voce ampia e timbrata, mentre Daniela Mazzucato si offre con ironia al cameo della Duchessa di Crakentorp. Bene anche Nicolò Ceriani (Hortensius), Tommaso Caramia (un caporale), Cosimo Gregucci (un paesano) e Cristina Giardini (un maestro di musica). Molto bene fa il coro istruito da Andrea Faidutti.
Alla fine, convinti applausi per tutti, e in particolare per i due protagonisti.

Teatro Comunale di Bologna – Stagione lirica 2018
LA FILLE DU RÉGIMENT
Opéra-comique in due atti
Libretto di Jean Frančois Bayard e Jul Henry Vernoi de Saint Georges
Musica di Gaetano Donizetti

Marie Hasmik Torosyan
Tonio Maxim Mironov
Sulpice Federico Longhi
La Marchesa di Berckenfield Claudia Marchi
Hortensius Nicolò Ceriani
Un caporale Tommaso Caramia
Un paesano Cosimo Gregucci
Maestro di musica Cristina Giardini

Orchestra, coro e tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Yves Abel
Maestro del coro Andrea Faidutti
Regia Emilgio Sagi ripresa da Valentina Brunetti
Scene e costumi da un’idea originale di Julio Galan
Costumi ripresi da Stefania Scaraggi
Luci Daniele Naldi
Produzione del Teatro Comunale di Bologna
Bologna, 11 novembre 2018

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