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Bassano del Grappa, OperaEstate Festival Veneto 2018 – La Cenerentola

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Datata 1817, La Cenerentola deriva come si sa dalla favola di Perrault. La riduzione librettistica di Ferretti aspira però a un realismo borghese depurato da implicazioni magico-fiabesche. A sua volta, la musica punta nettamente all’astrazione virtuosistica. Come conciliare allora fiaba, realismo e astrazione? Si tratta di un nodo “avviluppato”, è proprio il caso di dirlo, e non stupisce che il capolavoro con cui Rossini si congeda dall’opera comica italiana consenta ai registi di sbizzarrirsi in letture molteplici. Alla stessa fiaba di Perrault, del resto, si sono applicati i più diversi approcci metodologici: da quello strutturale, antropologico o sociologico a quello psicanalitico.

Nell’edizione proposta con successo a chiusura dell’OperaEstate Festival Veneto 2018 a Bassano del Grappa, e coprodotta con il Comune di Padova, il capolavoro rossiniano viene riletto in chiave ludico-fiabesca con risvolti che potremmo definire psicopedagogici. Prendendo spunto dalle ultime parole pronunciate da Angelina, “Ah fu…un gioco il mio lungo palpitar”, Paolo Giani, che firma integralmente l’allestimento, presenta la vicenda come se i cantanti in palcoscenico stessero “giocando” alla Cenerentola. I protagonisti vestono così i panni di bambini che si divertono a scimmiottare gli adulti, circondati da oggetti scenici sovradimensionati e guardati a vista da una matrigna arcigna (il mimo Linda Zagania). Questi bambini imitano inconsciamente vizi e virtù dei grandi: litigano, scoprono i significati delle cose e delle situazioni, apprendono le regole e la trasgressione, sperimentano nuovi ruoli in un intreccio di cattiveria e bontà che riflette la complessità della vita stessa. Alla fine dell’opera, ormai cresciuti, si comporteranno esattamente come quando erano piccoli e a loro volta saranno attorniati da bambini (questa volta veri) che riproporranno i loro stessi giochi. Una trama immaginaria, dall’andamento circolare, ambientata in una stanza che cambia continuamente aspetto, con scene dipinte e costumi ispirati alle illustrazioni oleografiche dei vecchi libri per l’infanzia. Il risultato è uno spettacolo di apprezzabile dinamismo, vivacizzato da gag estrose e piacevoli, e solo bisognoso ancora di un po’ di rodaggio nelle scene di assieme. Va tuttavia aggiunto che non convince la scena finale, dove la protagonista canta il suo rondò in disparte mentre l’attenzione del pubblico viene catturata dalle invadenti controscene dei bambini al centro del palco. C’è da augurarsi che nella ripresa dell’allestimento al Verdi di Padova (il 29 e 31 dicembre prossimi), il regista ponga rimedio all’errore dando il dovuto risalto alla regina della festa.

La direzione di Ferdinando Sulla è piuttosto puntuale e precisa, ha determinazione nell’impulso ritmico e ottiene dall’Orchestra di Padova e del Veneto varietà dinamica e un adeguato gioco di colori. In questo modo le geometrie della raffinata partitura vengono rispettate e i grandi concertati mantengono la loro incisività e il loro significato. Se la vis comica risulta costruita con calcolo – oggettivata, più che resa con abbandono e arguzia spontanea – il canto viene assecondato con flessibilità nei ripiegamenti lirici e patetici. Qua e là si vorrebbe una maggior rifinitura, ma nel complesso il giovane direttore dimostra di condurre con sicurezza la macchina rossiniana e di saper instaurare un buon rapporto col palcoscenico.
La compagnia è formata da giovani cantanti quasi tutti al debutto nei rispettivi ruoli, a partire dalla protagonista. Raffaella Lupinacci è una Cenerentola dotata di una voce pastosa in zona medio-alta, capace di sgranare le colorature con nitidezza e quindi di risolvere a dovere il temibile rondò conclusivo. Un personaggio convincente anche se da approfondire ulteriormente, soprattutto sul versante della dolcezza e della malinconia. Il Don Ramiro di Diego Godoy si fa apprezzare per la linea stilistica e il fraseggio espressivo; vocalmente è ben timbrato al centro e in basso, ma gli acuti risultano poveri di squillo.
Eccellenti i due buffi. Il Don Magnifico di Marco Filippo Romano si distingue sia per l’abilità nella caratterizzazione e l’estro comico che per la qualità delle emissioni; allo stesso modo il Dandini di Biagio Pizzuti unisce alla vivacità del fraseggio e della recitazione una vocalità rotonda e precisa. Bene anche Filippo Polinelli, che veste i panni di Alidoro con mezzi vocali ragguardevoli, adeguata agilità e sostanziale correttezza, mentre le due sorellastre sono appropriatamente tratteggiate da Irina Ioana Baiant (Clorinda) e Alice Marini (Tisbe). Funzionale l’apporto del Coro Lirico Veneto preparato da Stefano Lovato.

Sala Da Ponte – OperaEstate Festival Veneto 2018
LA CENERENTOLA
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini

Don Ramiro Diego Godoy
Dandini Biagio Pizzuti
Don Magnifico Marco Filippo Romano
Clorinda Irina Ioana Baiant
Tisbe Alice Marini
Angelina Raffaella Lupinacci
Alidoro Filippo Polinelli

Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto 
Direttore Ferdinando Sulla
Maestro del coro Stefano Lovato
Regia, scene, costumi e luci Paolo Giani
Nuovo allestimento – Coproduzione Città di Bassano OperaFestival
e Comune di Padova
Bassano del Grappa, 7 ottobre 2018

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