Zurigo, Opernhaus – Werther

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Un grande successo di pubblico, con circa dieci minuti di festanti applausi, ha accolto l’ultima recita di Werther di Jules Massenet all’Opernhaus Zürich. Drame lyrique in quattro atti su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, trae ispirazione dal romanzo epistolare di Goethe del 1774 Die Leiden des jungen Werthers. Davvero pregevole la produzione zurighese, per svariati motivi.

La regista tedesca Tatjana Gürbaca, insieme a Klaus Grünberg (scene e luci), concepisce uno spettacolo estremamente poetico, venato di dolcezza e rêverie, nel quale non mancano momenti magici e di tenera malinconia. La scena è dominata dall’interno di una austera casetta in legno, senza finestre, claustrofobica e asfissiante, a rappresentare la mentalità gretta e oppressiva della società piccolo borghese alla quale appartengono Albert, Charlotte e la sua famiglia. Essa contrasta con la figura di Werther, un outsider, uno “straniero”, una sorta di mago che prova a interagire con questo ambiente perbenista e bigotto, ma senza riuscirci. Solo alla fine, con il suicidio del protagonista, l’angusto spazio scenico si apre su di un cielo stellato e nevoso, quasi a voler significare che, con la morte del poeta, per Charlotte (e per l’intera collettività) c’è una speranza di salvezza, di liberazione. Numerosi i frangenti di puro lirismo: piace ricordare, per esempio, i due anziani che, nel IV atto, accennano qualche passo di danza per poi sedersi e abbracciarsi con affetto, veri e propri alter ego degli infelici innamorati, o meglio, proiezione di un ipotetico futuro di amore condiviso fra i due. Evocativo e crepuscolare il gioco di luci; gradevoli i costumi, di taglio moderno, di Silke Willrett.

Sul podio della Philharmonia Zürich, il tedesco di Hannover Cornelius Meister predilige una lettura soffusa, morbida, cameristica, quasi in punta di bacchetta, screziata e variegata nei colori e nelle atmosfere, dove anche le parti più vigorose sono stemperate in sonorità pastellate mai soverchianti, inclini a un linguaggio nuancée. Inappuntabile e solida la gestione dei rapporti tra buca e palcoscenico, controllata con gesto scattante e di ampio respiro.

Werther è Juan Diego Flórez: raffinato belcantista, in possesso di una voce non debordante ma dal timbro luminoso e suadente, il tenore peruviano impersona un protagonista fresco, contemplativo, sensibile. Grazie a un registro acuto brillante e a un fraseggio sapientemente indagato, dovizioso di intenzioni e tinte, il carattere malinconico, quasi immacolato di Werther è sbalzato a tuttotondo. Impeccabile la resa della celeberrima aria “Pourquoi me réveiller”, accolta da scroscianti applausi; commovente la pagina “Là-bas, au fond du cimitière”, dolorosa elegia funebre sui sogni infranti della giovinezza, cantata da Flórez quasi a fior di labbra.
Accanto a lui, spicca la Charlotte del mezzosoprano anglo-francese Anna Stéphany: vocalità sinuosa, abbastanza scura ma non troppo voluminosa, salda nelle note alte e non sempre a fuoco in quelle gravi, l’artista delinea una ragazza intensa, caparbia, algida ma capace anche di slanci passionali. Notevole l’inizio del terzo atto “Werther…Werther…Qui m’aurait dit la place”, interpretato con decisione e afflizione.
Nobile l’Albert del baritono norvegese Audun Iversen, scenicamente autoritario e impetuoso, distintosi per uno strumento corposo e di bella pasta, omogeneo nell’emissione; ben caratterizzato il personaggio, uno sposo geloso e violento.
Deliziosa la Sophie giovanile e spumeggiante del ventisettenne soprano francese Mélissa Petit, mai petulante e dalla voce cristallina.
A tratti incisivo Le Bailli del baritono americano Cheyne Davidson; estremamente caricaturali e forzati nella recitazione Martin Zysset (Schmidt) e Yuriy Tsiple (Johann). Ineccepibili e centrati Loïg Duméril, Linda Heiligtag, Valeria Mosca, Mia Schweizer, Rima van Dijk e Linda Weidmann, i sei fratelli di Charlotte.
Lo spettacolo verrà ripreso, nel 2018, a Zurigo e Strasburgo, ma con cast differenti.

Opernhaus Zürich – Stagione 2016/2017
WERTHER
Drame lyrique in quattro atti su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann
Musica di Jules Massenet

Werther Juan Diego Flórez
Charlotte Anna Stéphany
Sophie Mélissa Petit
Albert Audun Iversen
Le Bailli Cheyne Davidson
Schmidt Martin Zysset
Johann Yuriy Tsiple
Brühlmann Stanislav Vorobyov
Käthchen Soyoung Lee
Fratelli di Charlotte Loïg Duméril, Linda Heiligtag, Valeria Mosca, Mia Schweizer, Rima van Dijk, Linda Weidmann

Philharmonia Zürich
Kinderchor der Oper Zürich
SoprAlti der Oper Zürich
Direttore Cornelius Meister
Direttore del Coro Ernst Raffelsberger
Regia Tatjana Gürbaca
Scene e luci Klaus Grünberg
Costumi Silke Willrett
Drammaturgia Claus Spahn
Zurigo, 30 aprile 2017

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