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Zurigo, Opernhaus – Messa da Requiem di Giuseppe Verdi

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Un’opprimente e asfissiante scatola dalle pareti in ardesia, il cui pavimento è ricoperto di cenere grigia simile a una spolverata di neve (“quia pulvis es et in pulverem reverteris” recita la Genesi): questa l’ambientazione ideata da Christian Schmidt per la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi in scena, sino al 13 gennaio, all’Opernhaus Zürich. Particolarità dell’edizione qui proposta è la scelta di coreografare la musica sacra di Verdi, accostando così canto e danza, voce e corpo. Il coreografo tedesco Christian Spuck concepisce uno spettacolo giocato completamente sulla gestualità e sulla fisicità dei talentuosi ballerini del Ballett Zürich. Alternando armoniosi passi di danza classica e neoclassica a movimenti più nervosi e agitati (per esempio il dimenarsi a terra), si susseguono sedici tableaux ciascuno dei quali rappresenta un “impulso spirituale” differente legato al tema della morte, quali il dolore, l’orrore, la rabbia, la speranza di redenzione. Grazie anche alla scenografia scarna e povera e ai giochi di luci e ombre ideati da Martin Gebhardt, l’attenzione è focalizzata totalmente sul corpo dei danzatori, spesso a petto nudo, e sulla loro interazione con i quattro solisti e il Coro, dando così vita a un’aggraziata e, al contempo, drammatica Totentanz dove domina un ritmo fisico, concreto. All’idea di morte incombente concorre anche il finale: sulle ultime note della partitura dall’alto cala sui personaggi in scena un soffitto, formato da dodici casse di legno, sul quale si staglia un cadavere di donna rannicchiato come una crisalide, memento mori di straordinaria efficacia. Estremamente semplici e spogli i costumi di Emma Ryott – dalle cromie principalmente del nero e del rosa carne – eccezion fatta per i lunghi abiti da sera in tulle e con schiena scoperta indossati dai ballerini durante l’Ingemisco, preziosi e svolazzanti, e l’ampio ed elegante costume nero che veste il soprano durante il sedicesimo riquadro (Libera me, Domine).

Sul podio della Philharmonia Zürich, in alternanza con Fabio Luisi, Generalmusikdirektor dei teatri zurighesi, si esibisce la giovane statunitense Karina Canellakis. Con piglio deciso, la Canellakis predilige una lettura pulita, vibrante, scattante e sostenuta ove necessario (in particolare nell’apocalittico Dies irae), coesa e di forte impatto drammaturgico, quasi sempre attenta a non coprire con sonorità eccessivamente turgide le voci sul palcoscenico. Una prova sicuramente più che positiva, che fa ben sperare per il futuro della direttrice.
Ragguardevoli e incisivi i numerosi interventi del Chor der Oper Zürich, Zusatzchor der Oper Zürich e Chorzuzüger, sotto la guida inappuntabile di Marcovalerio Marletta: i vari coristi si muovono sul palco come un unico gruppo compatto, interagendo in maniera incredibilmente naturale con i danzatori e imponendosi come protagonisti accanto ai cantanti solisti. Di grande effetto la resa del Dies irae, violento e roboante, e della fuga a due cori Sanctus.

Di valore il parterre vocale, per nulla inficiato dalle defezioni causa indisposizione di Krassimira Stoyanova e Francesco Meli.
In possesso di una vocalità corposa, abbastanza omogenea nei vari registri, sicura in acuto, il soprano Serena Farnocchia ha portato a termine la recita con solida professionalità e ammirevole abilità. Dotata di notevole musicalità e di un’intensa espressività, ha dato molta importanza a un fraseggio scolpito e altamente emotivo; pregna di pathos la frase conclusiva “Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa tremenda”, pronunciata con sentita teatralità.
Sugli scudi la prestazione di Veronica Simeoni, mezzosoprano dalla voce duttile e uniforme, precisa ed educata, morbida e rotonda nell’emissione ed elegante e curatissima nel porgere la parola. Da segnalare l’interpretazione della parte solistica Liber scriptus proferetur, solenne nella dizione e luminosa.
Plausi anche per il tenore georgiano Otar Jorjikia, distintosi per uno strumento vocale dal timbro tendenzialmente scuro, tonante e robusto nelle note alte. Toccante l’attesissimo Ingemisco, cantato con stile, emotività e lirismo, inginocchiato e circondato da ballerini dalle movenze pausate e severe.
Granitico il basso tedesco Georg Zeppenfeld, voce autorevole e profonda, rilevante nel rimarcare gli accenti, emerso soprattutto nel tableau dove intona con piglio austero e nichilistico Mors stupebit et natura, raccogliendo da terra un pugno di cenere.
Teatro esaurito e festante successo di pubblico, con applausi scroscianti e prolungati.

Opernhaus Zürich – Stagione 2016/2017
MESSA DA REQUIEM
Musica di Giuseppe Verdi

Soprano Serena Farnocchia
Mezzosoprano Veronica Simeoni
Tenore Otar Jorjikia
Basso Georg Zeppenfeld

Philharmonia Zürich
Chor der Oper Zürich
Zusatzchor der Oper Zürich
Chorzuzüger
Ballett Zürich
Direttore Karina Canellakis
Maestro del coro Marcovalerio Marletta
Coreografia Christian Spuck
Scene Christian Schmidt
Costumi Emma Ryott
Luci Martin Gebhardt
Drammaturgia Michael Küster, Claus Spahn
Zurigo, 8 gennaio 2017

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