Vicenza, Teatro Olimpico – La cambiale di matrimonio

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“Nasceva Rossini e cominciò con parole di Rossi, in una farsa a S. Moisè ch’ebbe tre pezzi fortunatissimi. Sorse col Tancredi pure di Rossi, alla gloria… S’immortalò con Semiramide pure di Rossi. Il Gran Maestro procurava sempre vantaggi, e onori al suo papà di parole”. Con queste poche frasi, ricavate da una nota autobiografica, Gaetano Rossi, uno dei librettisti più prolifici della prima metà dell’Ottocento, dipinge il suo rapporto con Gioachino Rossini. A ragione conia la felice dicitura “papà di parole” dato che la farsa menzionata, La cambiale di matrimonio, è effettivamente la prima opera del pesarese a vedere la luce in una esecuzione pubblica, il 3 novembre 1810, al Teatro Giustiniani di San Moisè, una delle sale più antiche di Venezia. Proprio la città lagunare tiene a battesimo, tra la fine del XVIII secolo, grossomodo nel periodo della caduta della Repubblica Serenissima, e i primi decenni del secolo successivo, il genere farsesco, particolarmente amato dal pubblico per la diversificazione dei soggetti e per la commistione di elementi stravaganti e inusitati. Vi si cimentano tutti i principali compositori dell’epoca, nonché numerosi autori ora quasi completamente dimenticati e, con loro, librettisti particolarmente fecondi quali Giuseppe Foppa e il menzionato Rossi.

Giunte alla ventiseiesima edizione, le Settimane musicali al Teatro Olimpico propongono ghiotti eventi che invadono Vicenza durante il mese di giugno. Com’è avvenuto in passato, la direzione artistica ha pensato di curare le proposte operistiche secondo un fil rouge che consenta di seguire un percorso tematico. In questo caso si è optato per le cinque farse rossiniane, presentate a Venezia nel triennio 1810-1813 e che, vivente l’autore, hanno avuto rappresentazioni sporadiche. È un’occasione per poter ascoltare una prova giovanile di Rossini con ingredienti stilistici e drammaturgici già ben delineati. Nella Cambiale sono presenti elementi che attestano la predisposizione del musicista per le successive sperimentazioni romantiche, senza trascurare i grandi modelli del passato.

Caratteristiche ben sintetizzate dalla scrittura limpida e scorrevole che l’Orchestra di Padova e del Veneto, sempre più avvezza al repertorio operistico, coglie con il giusto garbo. Alla sua testa vi è Giovanni Battista Rigon, impegnato anche al fortepiano durante i recitativi. Il direttore mostra di conoscere il giovane Rossini, assiduamente frequentato, di cui offre una lettura piuttosto vibrante che risulta in pendant con la vorticosa messinscena ideata da Marco Gandini. Il regista, coadiuvato da Andrea Tocchio, progetto scenico, Virginio Levrio, luci e video, e Michele Becce, costumi, punta sull’estrema fluidità della narrazione. Per un po’ l’idea pare funzionare ma prolungata per l’intera durata della farsa rischia di soverchiare qualsiasi altra intuizione legata a un più organico approfondimento dei personaggi. Gli spazi sono delimitati dall’incombente presenza di lettere dell’alfabeto con le quali vengono composte parole e frasi legate al testo o a particolari concetti drammaturgici. Gli aspetti comici e le peculiarità sono colti secondo le modalità più apprezzate dal pubblico, con istrionismo e qualche eccesso.

Per quanto concerne il cast, si impongono le voci maschili più gravi, in particolare Paolo Ingrasciotta che, nei panni dello scaltro Slook, esibisce uno strumento caratterizzato da risorse tecniche mature e musicalità innata. Fraseggio solerte e gusto interpretativo rendono la sua lettura decisamente efficace e apprezzata dal pubblico per le simpatiche intuizioni.
La stessa istintiva teatralità è riscontrabile nell’anfitrione Tobia Mill di Daniele Caputo. Il baritono si muove con piena padronanza degli spazi e del proprio corpo, gestito con valida preparazione attoriale, mentre la prova canora sottolinea i tratti buffi del personaggio. Del pari duttile Diego Savini, Norton ammiccante e spassoso. Si disimpegna, con sufficiente convinzione, anche Sara Fanin, Clarina.
La coppia di amorosi è l’anello debole della produzione. Yauci Yanes Ortega affronta il ruolo di Edoardo con alcune disomogeneità vocali, rese meno evidenti dalla prudenza del cantante. La giovanissima Lara Lagni, appena ventenne, recita con estro e ha timbro interessante ma la sua Fannì è insidiata da asprezze nell’ascesa all’acuto e imprecisioni nel canto di coloratura. Considerando l’età, vi sono tutte le premesse per un ulteriore approfondimento e una coscienziosa maturazione dei mezzi, da assecondare con l’oculata scelta del repertorio.
Al termine della recita il pubblico esprime la propria soddisfazione con prolungati consensi ed espressioni d’apprezzamento per tutti gli interpreti.

Teatro Olimpico – XXVI Settimane Musicali
LA CAMBIALE DI MATRIMONIO
Farsa in un atto di Gaetano Rossi
Musica di Gioachino Rossini

Tobia Mill Daniele Caputo
Fannì Lara Lagni
Edoardo Yauci Yanes Ortega
Slook Paolo Ingrasciotta
Norton Diego Savini
Clarina Sara Fanin

Orchestra di Padova e del Veneto
Direttore Giovanni Battista Rigon
Regia Marco Gandini
Progetto scenico Andrea Tocchio
Luci e video Virginio Levrio
Costumi Michele Becce
Trucco e parrucco Studio Vanity 2.0
Assistente alla regia e direttore di palcoscenico Federica Zagatti
Maestro di sala e di palcoscenico Chiara Casarotto
Vicenza, 2 giugno 2017

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