Verona, Arena Opera Festival 2017 – Plácido Domingo

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76 anni, o giù di lì (il mistero dell’età è risaputo), Plácido Domingo è il simbolo della vecchia guardia che non molla mai. Tant’è che negli anni, oltre a costruirsi una professione come direttore d’orchestra, si è inventato pure una carriera da baritono che gli ha permesso di accostare ruoli più comodi per tessitura ed estensione rispetto a quelli tenorili divenuti ormai ostici. Comodità peraltro solo apparente, visti gli esiti discutibili quando non censurabili di certe prove.
C’è tuttavia un repertorio che è sempre stato congeniale a Domingo e continua a esserlo tuttora: quello della zarzuela, tipica forma di teatro musicale spagnolo di cui i genitori dell’artista, entrambi cantanti, erano specialisti. Lo ha dimostrato la serata-evento proposta con successo dal 95° Opera Festival dell’Arena di Verona e intitolata “Antología de la zarzuela”, nel corso della quale Domingo si è esibito con il soprano portoricano Ana María Martínez e il tenore messicano Arturo Chacón-Cruz.

Il programma comprendeva un florilegio di brani tratti da alcune delle più note zarzuelas del repertorio ottocentesco e novecentesco, fra cui Luisa Fernanda e La marchenera di Federico Moreno-Torroba, La tabernera del puerto e La del manojo del Rosas di Pablo Sorozábal, Los gavilanes di Jacinto Guerrero. Arie, duetti, terzetti e brani danzati si sono così alternati a ricreare la suggestione di un genere teatrale simile alla nostra operetta, ma di argomento e ambiente rigorosamente spagnoli, fatto di canto, scene parlate e balletti, intriso di rimandi popolari e folcloristici. La compagnia di Antonio Gades diretta da Stella Arauzo ha danzato magnificamente numeri di flamenco su musiche estrapolate anche da altro repertorio, come “La danza ritual del fuego” dalla gitaneria di Manuel de Falla El amor brujo, o la “Farruca” dal balletto El sombrebro de tres picos sempre di de Falla, o ancora “Entr’acte” dalla Carmen di Georges Bizet.
Inutile dire che Domingo ha scelto brani ritagliati con accortezza sulle sue attuali possibilità vocali ed espressive. Arie come “Quiero desterrar” o la celebre “No puede ser”, che gravitano su tessiture centrali e non impegnano più di tanto il registro acuto, gli hanno consentito di valorizzare ancora una volta il calore di un timbro brunito, inconfondibile, e di cantare con una emissione omogenea che non denotava le oscillazioni, le forzature e i segni di affaticamento evidenti in altri contesti. L’interprete, forte di un carisma che nessuno potrà mai negargli, si è fatto valere di conseguenza. E pur contando su una tavolozza di colori non molto ampia, ha messo in luce sfumature affettuose e ombreggiature ora drammatiche, ora nostalgiche, adeguate a esprimere i sentimenti e le emozioni di cui i pezzi in programma erano intessuti. Al suo fianco si sono fatti apprezzare sia Ana María Martínez, timbro non sopraffino ma cantante corretta e interprete duttile, qui a suo perfetto agio, sia Arturo Chacón-Cruz, dotato di voce fresca e facile in acuto, ma che in questo repertorio tende chiaramente a fare il verso a Domingo, di cui emula inflessioni e accenti.

L’orchestra dell’Arena era diretta da Jordi Bernàcer. Una conduzione non solo disponibile ad assecondare con attenzione le voci, ma capace anche di ricavare sonorità dai colori roventi e sensuali alternate a trasparenze dinamiche sempre efficaci. Tutti, strumenti e voci, supportati da una amplificazione non sempre equilibrata e ottimale.

Lo spettacolo costruito per legare i pezzi in programma si avvaleva della regia di Stefano Trespidi, degli effetti luce di Paolo Mazzon e di una parte delle scenografie e dei costumi utilizzati da Franco Zeffirelli per la sua Carmen areniana. Si è così voluto ricreare l’ambientazione popolareggiante e realistica tipica della zarzuela, con i suoi personaggi comici e drammatici alle prese con situazioni e conflitti passionali. Da sottolineare, tuttavia, che la serata ha risentito di una certa mancanza di ritmo e tensione: le pause tra un numero e l’altro erano spesso troppo lunghe e il concerto si è protratto in pratica tre ore, quasi il doppio del previsto. Inoltre, nella seconda parte, il numero di flamenco aperto dall’ultimo “Entr’acte” di Carmen è risultato di una durata eccessiva, e nonostante i bravissimi ballerini della Compagnia di Antonio Gades, si è avuta la sensazione di una parentesi dispersiva e quasi slegata dal contesto.
Il pubblico ha comunque apprezzato e alla fine, tra fuochi d’artificio ed esplosioni di coriandoli giallo-rossi, ha riservato ovazioni a Domingo e a tutti i protagonisti dell’evento.

Arena di Verona – 95° Opera Festival 2017
PLÁCIDO DOMINGO. ANTOLOGÍA DE LA ZARZUELA

Romanze, duetti, terzetti e intermezzi da zarzuelas di:
Reveriano Soutullo e Juan Vert, Pablo Sorozábal, José Serrano,
Manuel Fernández Caballero, Enrique Granados, Jacinto Guerrero,
Federico Moreno-Torroba, Manuel Penella Moreno
Balletti su musiche di:
Gerónimo Giménez, Manuel de Falla, Georges Bizet

Plácido Domingo
Ana María Martínez soprano
Arturo Chacón-Cruz tenore

Orchestra e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Jordi Bernàcer
Regia Stefano Tespidi
Lighting designer Paolo Mazzon
Con la partecipazione straordinaria
della Compañia Antonio Gades diretta da Stella Arauzo
Verona, 21 luglio 2017

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