Venezia, Teatro La Fenice – Lucia di Lammermoor

Condivisioni

In un nuovo allestimento, con la regia di Francesco Micheli, le scene di Nicolas Bovey e i costumi di Alessio Rosati, ritorna al Teatro La Fenice di Venezia Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti (repliche fino al 2 maggio). L’opera, il cui libretto è tratto dal romanzo di Walter Scott The Bride of Lammermoor, va in scena la prima volta a Napoli nel 1835. Vi si racconta dell’infelice amore tra Edgardo e Lucia, appartenenti a due famiglie rivali. Per la scena della pazzia della giovane, costretta dal fratello Enrico a sposare Lord Arturo, Donizetti aveva pensato in un primo momento all’utilizzo della glassarmonica, strumento che è una sorta di versione più maneggevole dei tradizionali bicchieri musicali. Il suono prodotto, gelidamente astratto, avrebbe dovuto rendere con maggior efficacia il momento di drammatico smarrimento mentale di Lucia. In realtà, non essendo più disponibile l’esecutore previsto, Donizetti opterà poi per il flauto.

Alla Fenice, come si fa ora anche in altri teatri, è impiegata invece proprio la glassarmonica, in un gioco scenico che vede la stralunata protagonista sfiorare i bicchieri colmi di vino rosso, spargendone in seguito il contenuto tutt’intorno come fosse sangue. Forse alcuni eccessivi e ripetuti movimenti scenici, voluti dal regista, sottraggono energie al canto del soprano Nadine Sierra (Lucia) nel momento del delirio, ma nell’insieme la sua prova è rimarchevole per la sicurezza d’emissione vocale, la padronanza dei fiati e l’elegante presenza scenica.
Il tenore Francesco Demuro (Edgardo) si rivela nel complesso adeguato e funzionale, con un maggior controllo del settore acuto rispetto ad altre occasioni. Sempre in scena per esigenze registiche, il baritono Markus Werba (Enrico) si fa apprezzare non solo come cantante – anche se il suo è un timbro un po’ troppo chiaro per la parte -, ma per le qualità di attore. Puntuale Francesco Marsiglia quale Arturo e a tratti discontinuo Simon Lim come Raimondo. Poco efficaci invece Angela Nicoli (Alice) e Marcello Nardis (Normanno).
Funzionale la direzione di Riccardo Frizza che ha tenuto insieme buca e palcoscenico con adeguata padronanza.

Pur avendo già realizzato per la Fenice titoli verdiani e pucciniani, quello di Francesco Micheli, nel repertorio donizettiano, è un debutto. Come nei Buddenbrook di Mann, il regista bergamasco vuol raccontare la decadenza di una famiglia. Sulle fragili spalle del giovane Lord Enrico grava il peso di un’eredità che non riesce a sostenere. Egli ripercorre quasi in sogno le varie tappe della tragedia che ha colpito la sua famiglia e di cui è il primo responsabile, perché non ha saputo reggere il peso delle aspettative paterne. All’inizio vi è una grande catasta di mobili di famiglia ed Enrico sembra assistere al pignoramento dei suoi beni. Dapprima il mobilio serve per determinare i vari ambienti dell’azione, poi vi è uno svuotamento totale, fino al deserto assoluto conclusivo, rappresentazione della desolazione dell’animo. La vicenda viene ambientata nella campagna bergamasca, nella prima metà del Novecento: tutto ruota intorno alla “roba”, il patrimonio. È un’idea registica non priva d’efficacia, portata avanti con una certa insistenza, e che alla prima qualcuno del pubblico, però, non ha gradito perché Micheli è stato contestato da uno spettatore che munito di fischietto ha sonoramente dimostrato il suo disappunto. Gli applausi sono stati comunque complessivamente calorosi e insistenti all’indirizzo della pregevole protagonista.

Teatro La Fenice – Stagione lirica e balletto 2016/17
LUCIA DI LAMMERMOOR
Dramma tragico in due parti e tre atti
Libretto di Salvatore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti

Enrico Markus Werba
Lucia Nadine Sierra
Edgardo Francesco Demuro
Arturo Francesco Marsiglia
Raimondo Simon Lim
Alisa Angela Nicoli
Normanno Marcello Nardis

Orchestra e coro del Teatro La Fenice
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Francesco Micheli
Scene Nicolas Bovey
Costumi Alessio Rosati
Light Designer Fabio Barettin
Venezia, 21 aprile 2017

Download PDF