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Venezia, Teatro La Fenice – La traviata

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Il colore – e il potere – dei soldi. Il regista canadese Robert Carsen sceglie di impostare la sua lettura di Traviata a partire dal colore del dollaro, il verde, e di fare continui riferimenti al denaro nel corso dell’opera. Parliamo di uno spettacolo ormai “classico” per la Fenice di Venezia: l’allestimento del capolavoro di Giuseppe Verdi che, nel 2004, inaugurò il teatro, rinato dopo il terribile incendio che lo distrusse otto anni prima. Un allestimento ripreso da allora con regolarità, con cast diversi, ma che risulta sempre efficace.

Anzitutto, Carsen sposta l’azione dall’epoca di Verdi agli anni Settanta del secolo scorso, in una città che, più che Parigi, potrebbe essere proprio in Canada: questo sembra suggerire la presenza, nella prima scena del secondo atto, di un grande fondale con un fitto bosco di piante che “fanno molto Nord America”. Le scene e i costumi di Patrick Kinmonth sono davvero belli, giocati sulle tonalità verde e oro, con mobili di raffinato design anni Settanta. La festa del primo atto si tiene nella camera da letto di Violetta e subito capiamo che tutti i personaggi sono trascinati da una brama di vivere e gioire che è alimentata dai soldi: il denaro si spreca, cade dal cielo, viene gettato a mo’ di coriandoli. Lo stesso accade per la festa a casa di Flora, dove peraltro zingarelle e mattadori si trasformano in disinibiti cowgirls e cowboys che rendono esplicito nella danza ciò che anima le calde notti della buona borghesia.
Il denaro diventa poi un vero e proprio tappeto nella prima scena del secondo atto, quando i giovani amanti vivono la loro breve felicità, e cade nuovamente dall’alto nel momento di “Amami Alfredo!”, in stridente – e fastidioso – contrasto con la sincerità del sentimento cantato da Violetta. Copie dei dollari usati in scena sono pure in vendita al bookshop del teatro, al modico prezzo di tre banconote a cinque euro, con tanto di faccia di Verdi stampata al centro (e non osiamo immaginare cosa potrebbe pensarne il grande compositore). I soldi scompaiono nell’ultimo atto: la scena scintillante degli atti precedenti è spoglia e in smobilitazione; alla povera Violetta non è rimasta nemmeno una sedia per morire dignitosamente e, nel momento in cui esala l’ultimo respiro, entrano alcuni operai indifferenti per sistemare la carta da parati strappata, mentre Annina si veste frettolosamente e fugge.

Sul podio di questa ripresa dello spettacolo c’è il giovane Enrico Calesso, che ha dato un inedito rilievo all’orchestra veneziana, la quale conosce e ama questo capolavoro. Calesso ha seguito con attenzione e sensibilità i cantanti, assecondandoli nel fraseggio e cercando sempre un equilibrio tra buca e palcoscenico, ma non per questo ha rinunciato a una lettura incisiva, a tratti nervosa, con forti contrasti dinamici e un suono sovente tornito.

La protagonista Ekaterina Bakanova ha strappato lunghi applausi alla fine dell’opera, con una standing ovation del pubblico: successo meritato per un’interpretazione davvero partecipe, profondamente interiorizzata. La voce è di bel colore, non particolarmente ampia, ma estesa e duttile, capace di restituire sia il lato frivolo che quello tragico del personaggio, con momenti di autentica commozione nello straordinario duetto del secondo atto con Germont padre. Che era il baritono Giuseppe Altomare, dotato di una voce chiara, ampia e omogenea, nonché fine fraseggiatore. L’amoroso Alfredo era invece interpretato dal tenore napoletano Alessandro Scotto di Luzio, che vanta un bel timbro schietto da tenore lirico, perfetto per il il ruolo, affrontato con quel giusto connubio fra giovanile baldanza e romantico trasporto. Ha fatto molto bene il coro istruito da Claudio Marino Moretti, mentre, tra i comprimari, si sono fatti notare la Flora disinvolta di Elisabetta Martorana, il brillante Gastone di Emanuele Giannino e l’ottimo Douphol di William Corrò. Completano il cast Sabrina Vianello, Annina, Matteo Ferrara, Marchese d’Obigny, e Francesco Milanese, Grenvil.  Si replica fino al 22 settembre.

Teatro La Fenice – Stagione lirica e balletto 2016/17
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Ekaterina Bakanova
Alfredo Alessandro Scotto di Luzio
Germont Giuseppe Altomare
Flora Elisabetta Martorana
Annina Sabrina Vianello
Gastone Emanuele Giannino
Barone Douphol William Corrò
Marchese d’Obigny Matteo Ferrara
Dottor Grenvil Francesco Milanese

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Enrico Calesso
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Robert Carsen
Scene e costumi Patrick Kinmonth
Light designer Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia Philippe Giraudeau
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Venezia, 10 settembre 2017

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