Trento, Teatro Sociale – Quartett

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“Love is as strong as death” cantano, nella decima scena di Quartett, i due protagonisti, la Marquise de Merteuil e il Vicomte de Valmont. Questa frase ben sintetizza il tema scelto per la stagione in corso di OPER.A 20.21, organizzata dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento: Love and other Cruelties.
Titolo conclusivo del cartellone 2016/2017, in scena al Teatro Sociale di Trento, su musica e libretto in inglese di Luca Francesconi, Quartett è un’opera in un Preludio, dodici scene e un Esodo, dall’omonima pièce di Heiner Müller del 1982, liberamente tratta dal romanzo epistolare di Pierre-Ambroise-François Chordelos de Laclos Les liaisons dangereuses (1782). Rappresentata in prima mondiale, il 26 aprile 2011, al Teatro alla Scala di Milano, e poi ripresa con successo a Vienna, Amsterdam, Buenos Aires, Barcellona e in altre città, condensa in ottanta minuti un brutale jeu de massacre, senza esclusione di colpi, tra la Merteuil e Valmont, due ex amanti libertini, in un climax parossistico di oscena derisione, violenza, sadismo, pulsioni animalesche ed erotismo sfrenato, per concludersi con l’avvelenamento del visconte, immedesimatosi nei panni della sedotta Madame de Tourvel, e con la conseguente disperazione della marchesa, ancora innamorata dell’uomo e destinata anche lei a morire poiché malata di cancro. Una vera e propria guerra psicologica grondante cinismo, blasfemia, depravazione, spietata crudeltà, con scene di autoerotismo e di coitus more ferarum, un pizzico di spudorato humor nero e un perverso “gioco delle parti”, che servono a mascherare la tremenda solitudine che attanaglia i due personaggi, intenti ad abolire i sentimenti e i rapporti umani in un’ottica bellico-economica.

Lo spettacolo, una coproduzione con la Royal Opera House Covent Garden, l’Opéra de Rouen Normandie e la London Sinfonietta, si avvale della regia dell’inglese John Fulljames, abile nel suggerire un’esasperante atmosfera claustrofobica e, contemporaneamente, tragicomica e grottesca, lavorando parecchio sulla crudezza della recitazione. Le scene di Soutra Gilmour (responsabile anche dei costumi, semplici e sgualciti capi di biancheria intima e una giacca maschile) alludono a un bunker di un ipotetico futuro post-atomico, uno spazio-prigione occupato da una pedana metallica affollata di oggetti e faretti gialli, delimitata da ringhiere arrugginite e sgangherate e sovrastata da brandelli di tela bianca che pendono dall’alto, simili a sinistre stalattiti. Efficace il gioco di luci di Bruno Poet, ambigue le variopinte videoproiezioni curate da Ravi Deepres, con immagini di insetti, falene, gorghi, spermatozoi.

Partitura molto complessa, quella di Francesconi, basata su di un linguaggio diretto e schietto e che si avvale altresì di suoni e interventi corali registrati e spazializzati, dell’amplificazione delle voci, di elementi meccanici e ripetitivi, utilizzando un ampio spettro di stili, registri, inflessioni. Sul podio dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, il belga Patrick Davin tiene con fermezza e coesione le redini dell’opera, propendendo per sonorità taglienti, espressioniste, corrusche ma mai stridenti, rendendo in toto la musica “di pancia” e viscerale che la contraddistingue.

Nei panni della Marquise de Merteuil, il mezzosoprano norvegese Adrian Angelico sfoggia una vocalità abbastanza omogenea, quasi sopranile nel timbro, svettante in acuto. Ottima attrice, calata appieno nella poliedricità della parte, delinea una donna sfrontata, inarrestabile nella sua corsa che porterà a un’inevitabile distruzione, perfida ma al contempo fragile, come ben espresso dalle proiezioni di farfalle nell’epilogo, quando mette a nudo la propria psiche e la propria malattia terminale. Potentemente espressivo il fraseggio.
Accanto a lei, il baritono inglese Robin Adams, veterano del ruolo, è un Vicomte de Valmont in possesso di uno strumento vocale di colore chiaro, morbido nell’emissione, a tratti sordo nei gravi, si distingue per una resa istrionica del nobile lussurioso, un uomo sensuale, razionale e razionalista, all’apparenza freddo ma, nel profondo, stregato dal fascino vizioso della Merteuil. Notevole e preciso il falsetto, scolpita e incisiva la dizione.
Pubblico invero sparuto ma attento, successo cordiale per gli interpreti e per il compositore Francesconi, presente in sala.

Teatro Sociale – Stagione 2016/2017
QUARTETT
Opera in un Preludio, dodici scene e un Esodo
Musica e libretto di Luca Francesconi

Marquise de Merteuil Adrian Angelico
Vicmote de Valmont Robin Adams

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direttore Patrick Davin
Regia John Fulljames
Scene e costumi Soutra Gilmour
Luci Bruno Poet
Video Ravi Deepres
Sound David Sheppard, Ian Dearden (Sound Intermedia)
Trento, 5 maggio 2017

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