Torre del Lago, Festival Puccini 2017 – La rondine

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Nel centenario della sua prima rappresentazione, a Montecarlo nel 1917, il Festival Puccini di Torre del Lago mette in scena una godibile edizione de La rondine. Lavoro dalla genesi composita e laboriosa, passato rapidamente in fase di creazione dalla formula dell’operetta a quella dell’opera, la Rondine presenta in realtà peculiarità dell’uno e dell’altro genere. All’ascolto, non viene da pensare che si tratti del capolavoro incompreso di cui parlano alcuni, anche se le pagine ispirate non mancano di certo: si pensi, ad esempio, a quanta squisitezza e sensualità si concentrano nelle poche battute del “sogno di Doretta”, oppure alle modernissime soluzioni armoniche contenute nel secondo atto. La versione proposta è la prima, quella in cui l’opera termina con Magda che abbandona Ruggero lasciandolo affranto e in lacrime sulla scena.
La protagonista segue un destino che si discosta non solo da quello delle altre eroine pucciniane, ma pure da quello che sembra essere il più chiaro modello di riferimento: Violetta Valéry. Tuttavia, a differenza del personaggio verdiano, Magda è artefice del proprio destino e non una vittima degli eventi. Si assume la responsabilità di scelte che sono soltanto sue e, in tal senso, si rivela un carattere femminile molto più moderno.

Donata D’Annunzio Lombardi trova in Puccini il proprio compositore d’elezione e lo dimostra con il completo dominio del canto di conversazione che, nella Rondine, riempie pagine e pagine della partitura. Per di più, la parte di Magda le si addice totalmente, sia come peso vocale sia come stile di scrittura. La Lombardi si muove con agio all’interno di quell’atmosfera salottiera e spiccatamente rétro, di cui sa cogliere l’essenza. La dimensione di intimo ricordo, intriso di nostalgia, che pervade le “ore dolci e divine” viene reso alla perfezione. Inoltre, la vocalista è esperta, oserei dire scaltra, nell’uso di pianissimi quasi impalpabili eppure timbratissimi (penso, fra tanti, all’interminabile smorzatura sul la bemolle, eseguita di spalle, che conclude l’opera). E ci vuole bravura, di quella vera, a non scadere nemmeno per un attimo nella ridicola prosopopea che spesso caratterizza la lettura della lunga lettera inviata dalla madre di Ruggero. Il quale è un ottimo Leonardo Caimi. La bella pasta vocale e il timbro piacevolmente virile si uniscono a un canto diretto e spontaneo, adatto alle caratteristiche del ruolo, che si contrappone adeguatamente a quello aggraziato e lievemente affettato di Magda, sottolineando così le diverse estrazioni sociali dei due innamorati. Se si aggiunge la gradevole figura di entrambi, ben valorizzata da costumi sapientemente realizzati da Floridia Benedettini e Diego Fiorini, avremo un ritratto del tutto riuscito della coppia di protagonisti.
L’altra coppia – speculare a Magda e Ruggero quanto Musetta e Marcello lo sono a Mimì e Rodolfo – vede la Lisette tutto pepe di Elisabetta Zizzo: voce pungente, che corre, e artista assai precisa e musicale. Al suo fianco, il Prunier di Alberto Petricca si fa notare per la vocalità squillante e per la chiarezza della dizione, nonostante molti suoni in acuto siano fuori controllo (probabilmente anche a causa del forte vento che impedisce un po’ a tutti gli artisti di dosare correttamente le dinamiche). Positivo il rendimento delle numerosi parti di fianco, ad eccezione, devo dirlo, dell’imbarazzante Rambaldo parlante di Davide Mura. Il Coro del Festival Puccini, preparato da Salvo Sgrò, rende assai meglio rispetto alla Turandot della sera precedente, producendosi in un amalgama eccellente, dove a emergere sono soprattutto le sezioni dei soprani e dei tenori, questi ultimi impegnati anche nei panni degli studenti che corteggiano Magda al Bal Bullier.

Beatrice Venezi (bellissima ed elegantissima, perché non dirlo?) tiene le fila con una direzione magari non troppo fantasiosa e nemmeno particolarmente personale, ma che perlomeno ha il merito di far scorgere qua e là – nonostante la serata ventosa e per questo motivo particolarmente ostile alla propagazione del suono – una strumentazione ricercata e raffinata, che possiede la delicatezza di un acquerello.

Plamen Kartaloff opta per una regia funzionale e rispettosa del libretto. La scenografia firmata da Giuliano Spinelli e proveniente dal Teatro del Giglio di Lucca, si presenta scarna e bizzarra nelle forme se osservata a spettacolo non ancora iniziato, ma prende vita grazie alla piattaforma sulla quale è montata, che, ruotando, la espone alle suggestive luci di Valerio Alfieri. Ed è sempre sorprendente constatare quanto una semplice scalinata, se ben sfruttata, possa costituire un efficace supporto al compimento dell’azione. Censurabili le inutili danze dei camerieri, comunque ben coreografate da Cristina Gaeta.

Gran Teatro Giacomo Puccini – 63° Festival Puccini 2017
LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti su libretto di Giuseppe Adami
Musica di Giacomo Puccini
(Prima versione 1917)

Magda Donata D’Annunzio Lombardi
Lisette Elisabetta Zizzo
Ruggero Leonardo Caimi
Prunier Alberto Petricca
Rambaldo Davide Mura
Périchaud Alessandro Biagiotti
Gobin Emmanuel Lombardi
Crébillon Claudio Ottino
Yvette Anna Paola Troiano
Bianca Anna Russo
Suzy Donatella De Caro
Un maggiordomo Andrea Del Conte
Un cantore Giulia Filippi
Un giovine Carlo Savarese
Una grisette Beatrice Cresti
Una donnina Beatrice Stella
Altra donnina Micaela D’Alessandro

Orchestra e Coro del Festival Puccini
Direttore Beatrice Venezi
Maestro del coro Salvo Sgrò
Regia Plamen Kartaloff
Scene Giuliano Spinelli (Teatro del Giglio di Lucca)
Costumi Floridia Benedettini e Diego Fiorini
Disegno luci Valerio Alfieri
Coreografia Cristina Gaeta
Nuova produzione
Torre del Lago, 15 luglio 2017

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