Teatro dell’Opera di Oslo – Tosca

Condivisioni

C’era grande attesa per Tosca, l’ultimo titolo della stagione 2016/2017 dell’Opera Nazionale Norvegese a Oslo. Il nuovo allestimento ha chiuso infatti la più che decennale esperienza di Calixto Bieito come regista ospite principale, iniziata con il Peer Gynt nel 2006. C’era grande attesa per la promessa del regista catalano di rompere gli stereotipi e la routine scenica per un titolo forse fin troppo rappresentato nei cartelloni dei teatri di tutto il mondo. Nell’intervista rilasciata subito prima delle recite, disponibile sul sito del teatro (www.operaen.no), si può leggere dell’intenzione di Bieito di concentrare l’azione sul dramma dei personaggi, liberandoli dai loro clichés, e della volontà di astrarre la storia dalla mera vicenda romana di inizio Ottocento, per donarle un significato universale: “La vicenda racconta il nostro tempo, con i suoi oppressori malati di potere che controllano il mondo. È grottesco”.

Bieito spersonalizza la scena: tutto si snoda tra indistinte e opprimenti pareti scure, con la sola luce proveniente dal soffitto, filtrata da grate come in uno scantinato industriale. Non siamo in Sant’Andrea della Valle: Cavaradossi è un artista che monta una installazione fatta di nastri adesivi, Angelotti e il sagrestano sono invece due senza tetto che stazionano nei dintorni. Scarpia è un politico in carriera, mosso contro Cavaradossi da un odio ideologico contro l’artista e la stessa idea di arte come libertà di espressione. Il finale sarà dunque sovvertito: Cavaradossi non morirà, ma sarà umiliato e ridicolizzato (al posto dell’esecuzione, verrà forzatamente truccato da clown), mentre una folla inneggiante al defunto Scarpia additerà la coppia di innamorati con gesto accusatorio.
Descritte le intenzioni del regista, sulla carta molto interessanti, si deve riportare che la realizzazione pratica sia stata fortemente deludente. Decontestualizzare e astrarre Tosca, è impresa titanica: l’iperrealismo permea sia il testo del libretto, con continui richiami alla scena, persino nella mera oggettistica sin dalle prime battute (la pila, la colonna, ai pie’ della madonna… ecco la chiave ed ecco la cappella,) sia la musica: a partire, ad esempio dal suono della gavotta e della cantata che appare e scompare bruscamente all’apertura e chiusura della finestra nel secondo atto, sino ai veri e propri affreschi impressionisti in apertura del terzo atto. Bieito decide di intervenire sull’azione scenica in modo drastico, senza riuscire a conciliarla con il testo e la musica. I personaggi restano spesso immobili in scena, o compiono azioni inconsistenti rispetto a quanto il testo o la musica suggeriscono. Tale forte cesura spiazza lo spettatore. Di fatto, si ha l’impressione di assistere a un testo di Ionesco, dove azione, musica e parole sono del tutto disconnesse tra loro. Tale distonia ottiene come risultato di distruggere completamente la tensione emotiva; di fatto, l’opposto a quello desiderato dal regista. L’impressione è che la vicenda venga ridotta a pochi momenti chiave, per esempio il Te Deum, la tortura di Cavaradossi, l’uccisione di Scarpia, e che tutto quello che avviene tra di esse rimanga irrisolto, quasi un fastidio tra le mani del regista. Resta dunque anche questa un’occasione mancata per assistere a una rilettura significativa di Tosca.

Sul podio, Karl-Heinz Steffens chiude la sua prima stagione come direttore principale del teatro, al suo quarto titolo dopo Così fan tutte, Fidelio, e Pelleas et Melisande. Il maestro tedesco conferma l’ottimo lavoro iniziato con l’orchestra, mirato a raggiungere maggiore pulizia del suono, a volte problematica in una sala molto riverberante. La scelta di tempi molto concitati concede poco ai momenti più lirici dell’opera, peraltro schiacciati anche dalla scelta di eseguire il tutto come atto unico. D’altro canto, si apprezza molto l’accuratezza con cui sono condotte le parti concertate e gli insiemi orchestrali, specialmente nel secondo e terzo atto.

Sul piano vocale, i due amanti sono interpretati da Svetlana Aksenova e Daniel Johansson. La Aksenova possiede un timbro caldo che ben si adatta al personaggio di Tosca; peccato per una certa velatura nella voce, specie nel registro acuto, che a volte perde brillantezza e si accompagna a imperfezioni nell’intonazione. Nei panni di Cavaradossi, il giovane tenore svedese conferma la tradizione del Paese scandinavo nel donare voci di pregio al canto lirico. Se nel primo atto l’emissione non è sempre sicura, con una difficile salita al si naturale de “La vita mi costasse”, la performance va in crescendo nel secondo e terzo atto, dove esibisce un eccellente “E lucean le stelle” e un sicuro duetto successivo. La prova del terzo atto si apprezza maggiormente considerando che Johansson è stato costretto a eseguire l’intero atto legato dal torace ai piedi con del nastro adesivo. Delude invece Claudio Sgura come Scarpia; sebbene appaia quello più a suo agio con l’impostazione registica, la voce fatica a superare l’orchestra, mostrando problemi di intonazione in alto e di volume nei gravi.
Da menzionare infine le prove positive di Pietro Simone come sagrestano, di Jens-Erik Aasbø come Angelotti e del coro diretto dal maestro David Maiwald. La buona resa musicale è stata sancita da con applausi convinti rivolti ai cantanti e al direttore, ma complessivamente il pubblico si è mostrato meno caloroso del solito.
L’allestimento sarà riproposto dal 19 agosto all’11 settembre e, di nuovo, nel febbraio 2018.

Teatro dell’Opera di Oslo – Stagione 2016/2017
TOSCA
Melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
tratto dal dramma di Victorien Sardou
Musica di Giacomo Puccini

Tosca Svetlana Aksenova
Mario Cavaradossi Daniel Johansson
Scarpia Claudio Sgura
Il sagrestano Pietro Simone
Angelotti Jens-Erik Aasbø
Spoletta Thorbjørn Gulbrandsøy
Sciarrone Ludvig Lindström
Un pastore (Il figlio di Scarpia) Aksel Rykkvin

Orchestra e Coro e dell’Opera Nazionale Norvegese di Oslo
Direttore Karl-Heinz Steffens
Maestro del coro David Maiwald
Regia Calixto Bieito
Scene Susanne Gschwender
Costumi Anja Rabes
Lighting designer Michael Bauer
Allestimento dell’Opera Nazionale Norvegese di Oslo

Download PDF