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Rovigo, Teatro Sociale – Il barbiere di Siviglia

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L’inaugurazione della nuova Stagione lirica del Teatro Sociale di Rovigo (la 202a per la precisione) è affidata a Il barbiere di Siviglia, titolo per il quale valgono le considerazioni già formulate in occasione del recente Trovatore patavino. Anche le partiture rossiniane nascondono insidie che troppo spesso i teatri sottovalutano o risolvono alla buona, con prove magari insufficienti.
Nel capoluogo polesano, dove l’opera ha sempre rivestito un’importanza capitale per il pubblico locale e gli appassionati provenienti dalle vicine province, la nuova produzione si è risolta con luci e ombre tanto sul versante visivo quanto su quello musicale.

La messinscena curata interamente da Massimo Pizzi Gasparon Contarini guarda con compiaciuta ironia alla commedia dell’arte, da cui trae ispirazione per vestire col costume di Pulcinella i componenti del Coro Lirico Veneto guidato da Flavia Bernardi. Tutti i personaggi, inoltre, indossano candidi costumi che si stagliano sulle scene prevalentemente scure: il contrasto tra bianco e nero è cifra stilistica tra le più abusate, specie per rendere l’idea di una certa intrinseca eleganza. In questo caso, le scene scarne lasciano molto all’immaginazione dello spettatore, salvo per quanto riguarda la bella camera di Rosina in cui, oltre all’ampio letto, incombe uno specchio appeso che amplifica lo spazio e moltiplica le immagini. Sotto l’aspetto registico, Gasparon Contarini si fa prendere la mano da vezzi e vizi di tradizione che in alcune situazioni compromettono l’azione dei cantanti. Dove ciò non accade, la narrazione procede più credibilmente e, pur lasciando una sensazione di artificiosità, conferisce ai personaggi tratti maggiormente in sintonia con i caratteri delineati dal testo.

Alessandro Cedrone, dal podio, si trova in difficoltà nel tenere coesi cantanti e orchestra. Quest’ultima è la Filarmonia Veneta che offre una delle prove più discontinue degli ultimi tempi. Colpisce, in particolare, la mancanza di omogeneità tra i vari settori della compagine che lasciano trapelare una scarsa coesione di base e un lavoro di preparazione condotto senza troppe rifiniture.

Tra i cantanti, spicca su tutti Alessandro Luongo. Il timbro baritonale corposo, brunito, e la duttilità del fraseggio conferiscono al suo Figaro quella vivacità e varietà d’accenti indispensabili per restituire l’esuberante indole del factotum.
Marina De Liso torna a Rovigo dopo il debutto, di circa due anni fa, nella Cenerentola. I panni di Rosina, però, le calzano meno di quelli di Angelina. In quest’occasione, poi, si percepisce qualche lieve tensione in zona acuta. Ciò non toglie che, nel complesso, il risultato sia più che soddisfacente per la generale precisione con cui affronta la scrittura rossiniana.
Ritroviamo quindi Matteo Macchioni, già ascoltato in passato, a Padova, sempre nel ruolo del Conte d’Almaviva. Benché l’artista riesca a venire a capo della recita, la sua prova mette in evidenza problematiche d’intonazione, scarsa proiezione e una limitata affinità con le impervie agilità rossiniane. A tal proposito va segnalata la riapertura di quasi tutti i tagli di tradizione, compreso il rondò finale “Cessa di più resistere” al quale il tenore si accosta con prudenza.
Per quanto attiene i due “Don”, Bartolo e Basilio, il primo, Christian Starinieri, è scenicamente disinvolto ma vocalmente perfettibile, mentre il secondo, Enrico Rinaldo, pur valido per recitazione, pare giocare al risparmio durante la recita, quasi a voler sorvegliare con cautela alcune ruvidezze nell’emissione.
Giovanna Donadini è attrice duttilissima, l’unica del cast in grado di far sorridere veramente il pubblico: qualità con cui compensa le pur evidenti debolezze canore. Efficace il Fiorello di Claudio Mannino. Completano la locandina Francesco Toso, un ufficiale, e Elia Zanon, mimo.
Da segnalare la curiosa scelta di un fortepiano Camille Pleyel del 1843 (con firma autografa di Franz Liszt) per i recitativi accompagnati da Riccardo Favero.
Ottimo successo finale per l’intera compagnia.

Teatro Sociale – Stagione lirica 2017/2018
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Opera buffa in due atti
Libretto di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini

Figaro Alessandro Luongo
Conte d’Almaviva Matteo Macchioni
Rosina Marina De Liso
Don Basilio Enrico Rinaldo
Don Bartolo Christian Starinieri
Berta Giovanna Donadini
Fiorello Claudio Mannino
Un ufficiale Francesco Toso
Mimo Elia Zanon

Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
Direttore Alessandro Cedrone
Coro Lirico Veneto
Maestro del coro Flavia Bernardi
Regia, scene, costumi e luci Massimo Pizzi Gasparon Contarini
in collaborazione con Opera Academy Verona
Docente costumista Lorena Marin
Coproduzione del Teatro Sociale di Rovigo e Fondazione Rovigo Cultura
Rovigo, 3 novembre 2017

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