Roma, Teatro dell’Opera – Il viaggio a Reims

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Personaggi spaesati in un algido museo del nord Europa, i viaggiatori diretti a Reims per l’incoronazione di Carlo X, trovano solo alla fine dell’opera pace e collocazione nello spazio sontuoso di un grande dipinto che raffigura la solenne cerimonia. Damiano Michieletto, regista che ha abituato il pubblico a scelte provocatorie ma mai gratuite, si conferma uno dei più intelligenti interpreti della scena lirica contemporanea con questo allestimento de Il viaggio a Reims, capolavoro di Gioachino Rossini, in scena all’Opera di Roma, ripresa di una produzione dell’Opera Nazionale di Amsterdam.

Nata come Cantata celebrativa, l’opera sconta una staticità dovuta all’assenza di una vera e propria storia (i nobili europei che vanno a Reims per l’incoronazione sono costretti a fermarsi all’albergo del Giglio d’Oro per l’indisponibilità di diligenze e cavalli) e così al regista tocca l’arduo compito di inventarsi una drammaturgia che di fatto non c’è. Diciamo che a Michieletto l’impresa riesce meglio nella seconda che nella prima parte dell’atto unico: qui, inizialmente, lo spettatore è disorientato come i personaggi dell’opera, che non capiscono bene perché siano finiti nel museo la cui direttrice, che poi è Madama Cortese, attende l’arrivo di un grande dipinto. Ci sono gag simpatiche (come quando i cantanti sono impauriti da altri personaggi usciti da dipinti di Goya, Botero o Magritte), ma abbiamo trovato più interessante – e financo poetica – la scelta di Michieletto di accompagnare le schermaglie amorose del duetto tra Libenskof e Melibea con una coppia di giovanissimi mimi vestiti in abiti contemporanei, che rivivono oggi quei tormenti e quella riconciliazione. Come a dire: in fondo, l’opera lirica, come ogni altra grande e autentica opera d’arte, parla sempre di qualcosa che ci riguarda da vicino.

Nel complesso il cast è parso adeguato all’impresa, pur se dobbiamo registrare che la nervosa direzione di Stefano Montanari, con il consueto look un po’ dark, non ha reso onore alle ragioni del canto, coprendo spesso gli interpreti con sonorità eccessive e costringendoli a volte ad affannarsi nell’inseguire tempi troppo rapidi. Come accade ad esempio nella stupenda aria “Medaglie incomparabili”, con il pur bravo Nicola Ulivieri in oggettiva difficoltà. Le note migliori sono venute dalla poetica Corinna di Mariangela Sicilia (anche se il suo inno finale si potrebbe tagliare di un paio di stanze…), che ha voce bella ed emessa con gusto. Ottima la Marchesa Melibea di Anna Goryachova, che vanta un timbro scuro e corposo da autentico mezzosoprano, mentre la Madama Cortese di Francesca Dotto, pur di bella voce, era un po’ in difficoltà nella scrittura virtuosistica; bene anche Maria Grazia Schiavo (Contessa di Folleville). Tra gli uomini, spiccava il simpatico e solido Trombonok di Bruno De Simone; alterna per intonazione e precisione la prova dei due tenori: il Belfiore di Juan Francisco Gatell e il Libenskof di Merto Sungu. Alla fine, entusiastici applausi per tutti.

Teatro dell’Opera – Stagione lirica 2016/2017
IL VIAGGIO A REIMS
Dramma giocoso in un atto
Libretto di Luigi Balocchi
Musica di Gioachino Rossini

Corinna Mariangela Sicilia
La Marchesa Melibea Anna Goryachova
La Contessa Folleville Maria Grazia Schiavo
Madama Cortese Francesca Dotto
Il Cavaliere Belfiore Juan Francisco Gatell
Il Conte di Libenskof Merto Sungu
Lord Sidney Adrian Sâmpetrean
Don Profondo Nicola Ulivieri
Il Barone di Trombonok Bruno De Simone
Don Alvaro Simone Del Savio
Don Prudenzio Vincenzo Nizzardo
Don Luigino Enrico Iviglia
Delia Caterina Di Tonno
Maddalena Gaia Petrone
Modestina Erika Beretti*
Zefirino / Gelsomino Christian Collia
Antonio Davide Giangregorio
*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Stefano Montanari
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Allestimento De Nationale Opera di Amsterdam
Roma, 20 giugno 2017

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