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Roma, Oratorio del Gonfalone – La Susanna

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Non capita spesso di ascoltare composizioni del Seicento a Roma, soprattutto di musica vocale. I compositori e i virtuosi italiani, che in quel secolo furono i più ricercati da nobili e sovrani di tutta Europa, oggi hanno un posto subordinato rispetto a chi, oltralpe, ha approfondito l’abilità esecutiva e la filologia musicale delle composizioni musicali di Seicento e Settecento.
Eppure La Susanna di Alessandro Stradella, parte della suggestiva stagione dell’Oratorio del Gonfalone a Roma, dimostra che l’Italia è ancora in possesso di tutte le abilità, le conoscenze e il talento per poter essere fra le eccellenze anche nell’ambito della musica barocca.

Il merito spetta a molte realtà unite, in un’alleanza virtuosa, e capitanate da Andrea De Carlo che, sotto l’egida di Stradella, sta proponendo una operazione formativa e professionale: lo Stradella Y-Project. Nato nel 2011 in seno al Conservatorio A. Casella dell’Aquila, con lo scopo di avvicinare giovani cantanti e strumentisti alla musica di questo compositore, negli anni si è allargato ad altre importanti istituzioni: il Centre de Musique Baroque de Versailles CMBV, il Centro di Musica Antica della Pietà dei Turchini di Napoli, il Festival Internazionale Alessandro Stradella di Nepi, il Festival Grandezze & Meraviglie di Modena, l’Accademia di Belle Arti di Roma, il Teatro Torlonia di Roma, la Società di Concerti Barattelli di L’Aquila, l’Accademia di Arte Lirica di Osimo, la York University di Toronto.

Eseguito per la prima volta a Modena nel 1681, La Susanna è un oratorio per cinque voci, due violini e basso continuo su libretto di Giovan Battista Giardini. Andrea De Carlo ha saputo ampliare il ventaglio strumentale associando a ogni momento del racconto biblico il giusto colore e dirigendo, inoltre, con decisione e attenzione a tutti gli artisti coinvolti. La narrazione ha una struttura drammatica agile e molto rapida che, pur soffermandosi musicalmente su sentimenti o riflessioni dei singoli protagonisti, scorre con chiarezza verso un finale moralistico sotto l’egida del motto “Fu sempre letale impuro amor”.
La compagine strumentale è compatta e abilmente distribuita nell’alternanaza di momenti lirici e narrativi, ma su tutti spiccano i due violini di Ewa Anna Augustynowicz e Andrea Carboni per cui la scrittura musicale è estremamente interessante in tutta la composizione. Se il clavicembalo di Lucia Adelaide Di Nicola possiede quasi sempre troppa veemenza, è certamente il suono avvolgente dell’organo di Nijolė Dorotėja Beniušytė e quello elegante delle tiorbe di Olena Kurkina e Luca Di Berardino che creano le suggestioni più coinvolgenti, accompagnando quasi sempre la voce rotonda e calda, sebbene poco voluminosa, del controtenore Gabriel Jublin (Testo), egregio sostituto dell’annunciata Candida Guida. Egli esegue con gusto e stile tutti i passaggi del suo ruolo, anche quelli più ardui come i recitativi dell’inizio della seconda parte in cui viene più volte sollecitato il registro grave, particolarmente arduo per una voce di questa categoria.
Roberto Mattioni e Carlo Feola, sostituzione last minute del previsto Mateusz Drozda, hanno interpretato i due giudici. Tanto l’uno è penetrante quanto l’altro è ieratico, anche grazie ai rispettivi timbri vocali: agile e squillante l’uno, rotondo e brunito l’altro, nonostante la giovane età. Dipingono così due tipi di “vecchio vizioso” differenti e alternativi, perfettamente assortiti, eseguendo con appropriatezza i passi più ardui.
Sofie Garcia è Daniele: il timbro non incanta, ma ha stile, presenza scenica e un preciso senso del fraseggio che le permettono di padroneggiare con convinzione tutti i recitativi. Per il resto è gradevole, senza toccare vette di eccellenza. Chi invece è degna di una menzione speciale è Cansın Nehir Gündüz, che veste i panni di Susanna. Non tanto nella prima parte, quanto piuttosto nella seconda, la tenuta delle lunghe note del lamento, durante la scena del carcere, dimostra una appropriata conoscenza della vocalità barocca e le permette di sfoggiare un timbro pieno e dal colore scuro, che però non perde mai lo smalto e la brillantezza. Alla disperazione della donna imprigionata ingiustamente fanno eco i due violini che, attraverso arditi scontri armonici, ne dipingono i contrasti dell’anima e traducono in armonia le parole del testo “Mi condanna a morire la mia beltà”.

Poco resta della mise en espace di Guillaume Bernardi, forse perché lo spazio del Gonfalone non permette i movimenti previsti, se non l’ingresso di Daniele dalla platea che non aggiunge nulla all’esecuzione.
Pur se indubbia è l’opera di indottrinamento insita nel testo, la musica di Stradella ne alleggerisce la gravità attraverso melodie brillanti o armonie insolite mentre lo studio, il talento e l’energia di questi giovani artisti colma lo spazio e il tempo che ci separano da questo compositore dalla vita tumultuosa.

Oratorio del Gonfalone – Stagione concertistica 2017/2018
LA SUSANNA
Oratorio a cinque voci, strumenti e basso continuo
Libretto di Giovan Battista Giardini
Musica di Alessandro Stradella
Prima esecuzione Modena 1681

Susanna Cansın Nehir Gündüz
Testo Gabriel Jublin
Primo Giudice Carlo Feola
Secondo Giudice Roberto Mattioni
Daniele Sofie Garcia

Stradella Y-Project
Direttore Andrea De Carlo
Mise en espace Guillaume Bernardi
Violini Ewa Anna Augustynowicz, Andrea Carboni
Viola da gamba Esteban Lobos Dellepiane
Violoncello Francesco Sorrentino
Contrabbasso Marco Contessi
Torbe Olena Kurkina, Luca Di Berardino
Clavicembalo Lucia Adelaide Di Nicola
Organo Nijolė Dorotėja Beniušytė
Roma, 16 novembre 2017

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