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Reggio Emilia, Teatro Municipale Valli – Il trovatore

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Per parafrasare il titolo di un libro che Andrea Battistoni ha dato alle stampe qualche anno fa, non è un Trovatore per vecchi quello che ha inaugurato la stagione lirica del Teatro Valli di Reggio Emilia.
Direttore giovane, brillante e spesso discusso, Battistoni propone una lettura esuberante e muscolosa della partitura di Verdi: lavora a sbalzo sulle singole sezioni dell’orchestra (i legni sempre in bella vista) per creare forti contrasti timbrici; esalta le dinamiche, fino a toccare talvolta il parossismo (specie con gli interventi delle percussioni); impone un respiro concitato, esasperando i contrasti di tempo. Per tutta la parte prima questa scelta interpretativa non paga, al punto da far temere un naufragio: il metronomo a forza nove mette in ambasce gli esecutori, che si trovano spesso a dover rincorrere la gestualità plateale del direttore. Già dalla torbida scena nell’accampamento degli zingari, però, la foga iniziale pare smaltita, e lo spettacolo prende quota. Senza rinunciare al suo marchio di fabbrica, Battistoni tempera alcune spigolosità e scandisce un passo più agevole. L’Orchestra dell’Opera Italiana sembra divertirsi sotto la guida della bacchetta veronese, e il Coro Claudio Merulo (solidamente preparato da Martino Faggiani), si disimpegna in modo egregio dai suoi compiti. A conti fatti, il bicchiere mezzo vuoto parla di una prova discontinua e ancora immatura; quello mezzo pieno di una lettura stimolante per nerbo e colore.

Un certo squilibrio caratterizza anche la compagnia di canto. Chi non lascia nulla a desiderare è Gianluca Terranova, un Manrico tormentato, dal timbro netto e squillante. Il navigato tenore fa sfoggio di una tecnica solidissima, che gli consente di affrontare con sicurezza sia le impennate all’acuto che le mezzetinte. Il pubblico – come prassi vuole – lo attende al varco della cabaletta “Di quella pira”, e prorompe in applausi al suo cristallino do di petto. Peccato che, come al solito, la ripetizione del brano sia omessa; ma la responsabilità dei tagli, in fondo, ricade sulle spalle del direttore. Anche la delicatissima parte di Azucena viene restituita con efficacia. Dopo un inizio un po’ titubante, Silvia Beltrami prende fiducia e mostra una voce piena e flessibile, che sa farsi aspra quando tocca la corda tragica. Convincono in particolare i suoi dolenti gesti vocali nel terzetto “Giorni poveri vivea”. Tecnica e colore non mancano al soprano Vittoria Yeo, che lascia talvolta sbozzate le inflessioni patetiche di Leonora ma ne traccia in modo efficace la passionalità trattenuta: anche se i momenti di reale trasporto latitano, la sua è una prova di buon mestiere. Non è invece serata per Vittorio Vitelli nel ruolo del Conte di Luna: la presenza scenica è abbastanza centrata, ma il fraseggio legnoso, lo scarso volume e la scansione ritmica ondivaga rendono opaco il suo contributo. Più che corretto il Ferrando di Francesco Milanese – anche se la voce eccede nel vibrato –, e nel complesso adeguati i piccoli ruoli comprimari, in particolare la delicata Ines di Simona Di Capua.

Se le tinte forti caratterizzano l’interpretazione musicale, la componente visiva dello spettacolo non è da meno. Creato otto anni fa per il Verdi di Trieste, l’allestimento accentua il lato oscuro della trama, e gioca sul contrasto fra ambientazione notturna e colori cangianti dei costumi. Due alte scalinate praticabili sono gli elementi essenziali della scenografia ideata da Alessandro Ciammarughi: di volta in volta riposizionate nello spazio, esse costruiscono in modo tanto semplice quanto efficace le ambientazioni del dramma – dall’affollato campo degli zingari, alle cupe carceri del Conte. Calza a pennello in questo abito scenico la tradizionale regia di Stefano Vizioli, che scava negli istinti dei personaggi per esaltarne le passioni più violente ed irrazionali: la gelosia cieca di Manrico, la folle cupidigia del Conte di Luna, la furia vendicatrice di Azucena.

Al calare del sipario gli applausi non mancano. Tolte sostanziali pecche e oliati a dovere i meccanismi, questo energico Trovatore ha le potenzialità per farsi apprezzare, nelle prossime settimane, al Comunale di Modena e al Verdi di Pisa, co-produttori dell’allestimento.

Teatro Municipale Valli – Stagione d’opera 2017/2018
IL TROVATORE
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi

Il Conte di Luna Vittorio Vitelli
Leonora Vittoria Yeo
Azucena Silvia Beltrami
Manrico Gianluca Terranova
Ferrando Francesco Milanese
Ines Simona Di Capua
Ruiz Simone Di Giulio

Orchestra dell’Opera Italiana
Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Stefano Vizioli
Scene e costumi Alessandro Ciammarughi
Luci Franco Marri
Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatro Verdi di Pisa
Reggio Emilia, 27 ottobre 2017

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