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Pisa, Teatro Verdi – Pia de’ Tolomei

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Il cambio di direttore artistico al Teatro Verdi di Pisa si fa sentire subito col botto. Stefano Vizioli infatti osa sin dal principio con una stagione non esattamente canonica, ma di sicuro interesse, e sceglie di inaugurare la sua tenuta con una vera e propria rarità di argomento toscano, la Pia de’ Tolomei di Gaetano Donizetti.
Il soggetto, reso famoso dalle ultime terzine del V Canto del Purgatorio dantesco, si basa soprattutto sull’omonimo dramma storico in prosa di Giacinto Bianco, rappresentato al Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1836. La vicenda ruota principalmente intorno alla contrapposizione tra i Ghibellini, di cui fanno parte i cugini Ghino e Nello, e i Guelfi, che hanno a capo il fratello di Pia, Rodrigo. L’amore passa dunque quasi in secondo piano: nessun tradimento effettivo di cuore, solo una fitta trama di inganni e falsi giudizi, come ogni dramma romantico che si rispetti, costruito sui bei versi di Cammarano. La vicenda meno classica del solito e la genesi piuttosto complessa dell’opera, che ebbe la sua prima a Venezia nel 1837 e fu poi rimaneggiata poco dopo per Senigallia, non hanno mai permesso all’opera di entrare stabilmente nel repertorio. Dopo una ripresa al Teatro La Fenice nel 2005, i teatri toscani di Pisa, Livorno e Lucca, in collaborazione con lo Spoleto Festival USA, ci riprovano con una nuova produzione basata sull’edizione critica a cura di Giorgio Pagannone, che segue la versione veneziana con il finale I di Senigallia, considerato più efficace.

Il nuovo allestimento porta la firma di Andrea Cigni, il quale incentra la sua attenzione sul nodo politico della vicenda e sposta l’azione nell’Italia a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, dove domina il contrasto tra la destra fascista e la sinistra ormai repressa. Nello è quindi un gerarca, Ghino un esponente dell’alta borghesia supportatrice, Rodrigo un capo comunista in prigione, e Pia una donna altolocata impegnata nella protezione di opere d’arte in caso di una eventuale ed imminente guerra. L’ambientazione è costituita da una scena fissa, firmata da Dario Gessati, delimitata da aperture rassomiglianti a quelle della Casa del Fascio di Como, con al centro un cubo aperto sui due lati che si sposta sul palco per costruire i vari ambienti suggeriti dal libretto. Oltre ai vari arredi aggiunti di volta in volta, aiutano nella connotazione ambientale anche le luci di Fiammetta Baldiserri che alternano effetti polverosi ad altri di estrema luminosità. La regia vera e propria è impostata su movimenti piuttosto canonici da teatro lirico tradizionale e una gestione fissa delle masse. Risultano più fluidi i momenti intimi rispetto a quelli corali, e alcune scene, come il duetto tra Ghino e Pia della seconda parte, sono realmente efficaci. La recitazione dei singoli appare a tratti manierata, quasi da cinema dei telefoni bianchi e quindi in linea con l’ambientazione.

La parte musicale si rivela di sicuro effetto ma pone alcune problematiche. Christopher Franklin dirige la partitura con impeto barricadero e ottiene dall’Orchestra della Toscana un suono pieno e compatto. Sostiene bene le voci e cerca anche di mettere in risalto alcuni dettagli, pur mantenendo la giusta visione di insieme. Ciò che manca è una maggiore propensione alle sfumature, e alla leggerezza che non guasterebbe in alcune pagine più eteree.
Il Coro Ars Lyrica risulta ben preparato da Marco Bargagna, e affronta i suoi interventi, in particolare quelli maschili, con buona tempra, compattezza e musicalità.

Il cast vocale si rivela piuttosto omogeneo e di buon livello. Francesca Tiburzi, nel ruolo della protagonista, solleva tuttavia qualche perplessità. Non si può dire che canti male, anzi si dimostra bravissima a non soccombere in una parte che non le calza molto a pennello. Ma il ruolo di Pia richiederebbe una diversa tipologia vocale rispetto allo strumento denso e corposo, a tratti sensuale, della Tiburzi, in quanto pensato e scritto per Fanny Tacchinardi Persiani, già prima protagonista di Rosmonda d’Inghilterra e Lucia di Lammermoor, soprano dal timbro cristallino e molto versato nel canto di agilità. Ed è proprio qui che si sentono i principali problemi di questa performance. Per di più, il fraseggio non è dei più fantasiosi, mentre i recitativi funzionano meglio delle arie, che non risultano particolarmente sfumate.
Giulio Pelligra veste i panni di Ghino degli Armieri con una voce chiara e potente. Lo strumento è molto corposo soprattutto in zona medio-alta, tanto da dispensare acuti ben emessi con una facilità invidiabile. Risulta poi efficace sia nei momenti concitati che in quelli più lirici, come la scena della morte che ricorda vagamente quella di Edgardo nella Lucia.
Valdis Jansons offre un’ottima prova come Nello. La voce è ben proiettata ed è dotata di un timbro baritonale piuttosto chiaro. Appare a suo agio in tutta la parte anche dal punto di vista scenico. Inoltre costruisce il personaggio grazie a un buon uso di colori e sfumature, e con un fraseggio piuttosto azzeccato.
Marina Comparato affronta il ruolo en travesti di Rodrigo con il giusto piglio. La voce non è debordante, ma passa senza difficoltà l’orchestra; trova i suoi punti di forza nel registro medio e acuto, eseguendo con correttezza e gusto le agilità e le variazioni nelle arie.
Christian Collia è un efficacissimo Ubaldo, personaggio subdolo, qui realizzato con una nota quasi macchiettistica che rende ancora più infida la personalità del servo. Il tenore ha un timbro molto chiaro e uno strumento di buon volume.
Sugli scudi anche la prestazione di Silvia Regazzo nei brevi interventi di Bice, dove mostra una voce omogenea e ideale anche per ruoli ben più complessi.
Buone sono le altre parti di contorno: Andrea Comelli offre una bella voce di basso al ruolo di Piero, Claudio Mannino si districa bene negli interventi di Lamberto, e Nicola Vocaturo è un Custode della Torre un po’ impacciato ma efficace.
Un pubblico folto e attento applaude con vigore alle fine delle arie e dispensa a tutti un caloroso successo, in particolare ai quattro interpreti di Rodrigo, Nello, Ghino e Pia. Si registra tuttavia qualche sparuto e rumoroso dissenso per gli artefici della messa in scena.

Teatro Verdi – Stagione lirica 2017/2018
PIA DE’ TOLOMEI
Tragedia lirica in due parti di Salvatore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti

Nello della Pietra Valdis Jansons
Pia Francesca Tiburzi
Rodrigo Marina Comparato
Ghino degli Armieri Giulio Pelligra
Piero Andrea Comelli
Bice Silvia Regazzo
Lamberto Claudio Mannino
Ubaldo Christian Collia
Il custode della Torre di Siena Nicola Vocaturo

Orchestra della Toscana
Coro Ars Lyrica
Direttore Christopher Franklin
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia Andrea Cigni
Scene Dario Gessati
Costumi Tommaso Lagattolla
Luci Fiammetta Baldiserri
Nuovo allestimento del Teatro di Pisa
Coproduzione Teatro di Pisa, Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca
in collaborazione con Spoleto Festival USA
Pisa, 14 ottobre 2017

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