Pisa, Teatro Verdi – Die Zauberflöte

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Erano quasi diciotto anni che non si vedeva Die Zauberflöte sulle scene pisane. E a quanto pare, la scelta di riproporre l’ultimo capolavoro mozartiano ha ripagato almeno in termini di botteghino, dato che i biglietti per le due recite erano esauriti da tempo.

Lo spettacolo, coproduzione tra i teatri di Livorno, Pisa e Lucca, porta la firma per regia, scene e costumi, del poliedrico Lindsay Kemp, coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico. Da un artista che ha lavorato negli ambiti più vari, che vanno dal musical ai concerti di David Bowie, ci si aspetterebbe un approccio all’opera diverso da quello a cui siamo abituati. Invece già dall’apertura del sipario possiamo capire che questo Flauto magico segue fedelmente e didascalicamente il libretto, o quantomeno l’idea che solitamente se ne ha. La scenografia unica presenta una sorta di tempio articolato su due livelli, adornato di statue che rimandano all’antico Egitto o alle civiltà dell’antica Mesopotamia, mentre le quinte rappresentano visibilmente gli alberi di una foresta. I costumi sono nel segno della tradizione e ricordano vagamente il tempo di Mozart, con l’eccezione di Papageno, abbigliato come un grande pappagallo verde, e di Sarastro e il suo seguito, che indossano lunghe vesti arancioni. Nel finale, una volta superate le prove, i due amanti protagonisti e i genietti compaiono vestiti nello stesso colore degli iniziati, per sancire l’unione alla nuova comunità. I personaggi sono caratterizzati in modo tradizionale, quindi vediamo Monostatos e Papageno muoversi come macchiette, in modo da far scaturire la risata, Pamina e Tamino comportarsi come si conviene a giovani aristocratici di fine Settecento, e così via. Niente di inatteso, se si escludono il serpente iniziale tramutato in tirannosauro e le biciclette su cui arrivano i tre genietti che devono guidare Tamino e Papageno. Tutto insomma fila liscio nel segno del già visto, con qualche strizzatina d’occhio al pubblico, come l’uso di bambini più o meno piccoli quali comparse, in un approccio che pare essere gradito in sala.

A guidare la parte musicale dello spettacolo è il serbo Dejan Savić a capo dell’Orchestra della Toscana. La solenne ouverture iniziale non fa presagire un approccio filologico al lavoro mozartiano, cosa che non sarebbe stato neanche giusto aspettarsi. Nonostante un inizio lento, il direttore calibra in maniera giusta le dinamiche, prediligendo un suono scuro, che tuttavia non conferisce pesantezza ma ben si adatta a molte situazioni del Singspiel. Inoltre le voci non vengono mai coperte, ma sono sempre accompagnate con un tappeto sonoro adatto a valorizzarle. L’orchestra risponde bene, con attacchi precisi e un suono pieno e pulito.

Il cast è funzionale all’impianto scenico e musicale creato. Blagoj Nacoski, tenore macedone dal bel timbro chiaro, offre una buona prova con il suo Tamino principesco; gli si può imputare solo una certa avarizia nella gestione dei colori che in alcuni momenti lo rendono un po’ monocorde. Tuttavia fraseggia bene, l’emissione è sicura e raccoglie un buon successo.
Yukiko Aragaki, nonostante un timbro poco limpido, riesce a padroneggiare il ruolo di Pamina più con la tecnica che con le qualità intrinseche della voce. Si nota una maggiore sicurezza nelle oasi liriche rispetto ai passaggi di agilità, e anche se la sua aria del secondo atto “Ach, ich fühl’s” non risulta perfettamente centrata, convince di più in altri momenti, come il successivo duetto con i genietti/fanciulli.
Maria Laura Martorana interpreta la Regina della Notte. Il ruolo è breve ma estremamente impervio e il soprano non è certo la prima a faticare in “O zittre nicht” e a risollevarsi in “Der hölle Rache”. La voce è piccola e perde corpo in basso, ma gli acuti ci sono e le agilità sono ben eseguite anche grazie all’aiuto del direttore.

Vero mattatore della serata risulta il Papageno di William Hernandez. Il baritono possiede una voce non grandissima ma bene usata, così che gli è possibile valorizzare sia le parti di conversazione sia quelle cantabili, anche grazie a un fraseggio curato. Inoltre dimostra un discreto piglio attoriale che gli permette una buona immedesimazione nel personaggio, dominando il palco con sicurezza e divertimento. Più flebile invece appare la Papagena di Silvia Lee, dotata anche lei di una voce piccola che prende corpo soprattutto in acuto.

Vocalmente maestoso risulta il Sarastro di Manrico Signorini, basso dalla voce ampia e gravi potenti. Pur con una dizione non curatissima e un fraseggio un po’ generico, riesce a rendere bene l’aria “O Isis und Osiris”. Purtroppo i problemi segnalati, insieme a qualche leggera amnesia, intaccano l’esecuzione della successiva “In diesen heil’gen Hallen”, che risulta meno convincente.
Ben caratterizzato è il Monostatos di Antonio Pannunzio, il quale offre una buona prova nella sua aria del secondo atto, dove riesce a valorizzare una voce che risulta più a suo agio in acuto che in basso. Precise, pur con una recitazione un po’ a scatti, le tre dame: Roxana Herrera Diaz, che si impone per gli acuti squillanti, Sara Paone e Carlotta Vichi. Eugenio Di Lieto offre una discreta prova come Oratore degli Iniziati, breve ruolo in cui mostra una voce corposa e un buon fraseggio. Si ritrova inoltre insieme a Giuseppe Raimondo nella coppia ben assortita di sacerdoti.
Funzionale risulta la prestazione del Coro Lirico Toscano preparato da Marco Bargagna.
Il pubblico, composto anche da molti giovani e giovanissimi, si diverte e tributa a tutti un grande successo.

Teatro Verdi – Stagione lirica 2016/2017
DIE ZAUBERFLÖTE
Opera tedesca in due atti KV 620
Libretto di Emanuel Schikaneder
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Sarastro Manrico Signorini
Tamino Blagoj Nacoski
Regina della Notte Maria Laura Martorana
Pamina Yukiko Aragaki
Papageno William Hernandez
Papagena Silvia Lee
Monostatos Antonio Pannunzio
Prima Dama Roxana Herrera Diaz
Seconda Dama Sara Paone
Terza Dama Carlotta Vichi
Oratore/Primo sacerdote Eugenio Di Lieto
Secondo sacerdote Giuseppe Raimondo
Fanciulli Margherita Carnicelli, Martina Niccolini, Alice Schiasselloni

Orchestra della Toscana
CLT Coro Lirico Toscano
Coro Voci Bianche della Fondazione Teatro Goldoni
Direttore Dejan Savić
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia, scene e costumi Lindsay Kemp
Coreografia e aiuto regista Daniela Maccari
Illuminazione e aiuto regia David Haughton
Progetto scenografico Sergio Seghettini
Nuovo allestimento del Teatro Goldoni di Livorno
Coproduzione Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro di Pisa
In collaborazione con Luglio Musicale Trapanese
Pisa, 15 gennaio 2017

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