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Piacenza, Teatro Municipale – La Wally

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A distanza di quarantadue anni dall’ultima rappresentazione a Piacenza (nel 1975 con Raina Kabaivanska come protagonista) e a quasi trent’anni di assenza dai palcoscenici italiani (come si evince dal libretto di sala), La Wally, testamento artistico del compositore lucchese Alfredo Catalani, torna, fra la curiosità di tutti, in una co-produzione che debutta proprio al Teatro Municipale.

Nonostante le perplessità che l’opera destò nella critica all’epoca del suo debutto (la Prima assoluta si tenne alla Scala nel 1892), l’ultimo lavoro di Catalani si segnala per un impianto drammaturgico innovativo, che si basa sulla quasi totale abolizione dei classici “pezzi chiusi”, in favore di un continuum musicale d’impronta wagneriana. Il soggetto, per quanto possa risultare grottesco agli occhi dello spettatore contemporaneo, conserva una sua suggestività, dovuta soprattutto ai contorni oscuri della figura di Wally. Le vicissitudini che la portano in successione ad abbandonare il padre, ordire un omicidio, concedere la propria virtù a un uomo che la disgusta al solo fine di corromperlo e infine suicidarsi, annoverano il personaggio nello stuolo di quelle eroine negative incapaci di trovare pace e redenzione.

Nicola Berloffa trasla la vicenda dai primi dell’Ottocento agli anni ’40 del secolo scorso, epoca in cui la crescita esponenziale della cinematografia d’oltreoceano dava vita alla prima generazione di divi della celluloide. Il regista delimita lo spazio scenico in un quadrato che ha la proporzione 4:3 di un vecchio apparecchio televisivo. La narrazione si dipana come la sceneggiatura di un film in bianco e nero, di quelli che, tramite una tecnica impropria quanto naïf, venivano sottoposti a un singolare processo di “colorizzazione” prima del loro passaggio in televisione. La scenografia firmata da Fabio Cherstich si compone sullo sfondo della silhouette di una montagna che rimanda ai cartonati hollywoodiani, mentre il blocco nevoso su cui poggia tutta l’azione, costringe i protagonisti a muoversi cautamente su di un piano inclinato. Al centro della scena, il cuore della struttura diviene di volta in volta una baita, l’alloggio di Wally, la cima solitaria del Murzoll. Il disegno luci di Marco Giusti contribuisce alla creazione di un’atmosfera livida e glaciale. I costumi che Valeria Donata Bettella ha pensato per Wally evocano lo charme di una giovane Bette Davis, mentre il costume tirolese ideato per Afra, la rende un grazioso clone della candida Olivia De Havilland. Berloffa ha un bel daffare nel seguire le indicazioni del libretto, evitando il rischio del ridicolo durante la messa in scena delle varie cadute, dei salvataggi e dei suicidi giù per il burrone, ma riesce brillantemente nell’impresa, scegliendo di mostrare soltanto alcune minime prospettive degli accadimenti, lasciando al pubblico il compito di immaginarne gli ovvi sviluppi.

Francesco Ivan Ciampa dirige l’opera con mano sicura e impeto travolgente. L’acustica favorevole del Municipale lo incoraggia a osare, nei pianissimi come nei fortissimi, svolgendo le pagine prettamente sinfoniche con un’escursione dinamica amplissima. In una partitura stilisticamente in bilico fra l’ottocento e l’inizio del secolo successivo, il direttore tradisce una propensione protonovecentesca che, per quanto mi riguarda, non  solo è appropriata, ma addirittura doverosa laddove si intenda valorizzare gli aspetti più personali e innovativi del lavoro imperfetto, anche se affascinante, di Catalani. L’Orchestra lo asseconda, ripagando il maestro con il medesimo entusiasmo e i frutti della reciproca intesa sono evidenti fin dalle prime battute. Ma Ciampa si rivela anche accompagnatore attento e sensibile, come dimostrano le sonorità mai prevaricanti che siglano, fra gli altri, i momenti solistici della protagonista.

Saioa Hernandez affronta Wally con piena consapevolezza dei propri notevoli mezzi, calandosi anima e corpo nei panni della protagonista. Sgombro immediatamente il campo da ogni possibile e legittimo dubbio, affermando che il soprano spagnolo è in possesso di tutto quanto serve a soddisfare le richieste di una parte vocalmente tanto gravosa. La tecnica agguerrita, unitamente alla densa tornitura di quasi tutta l’estensione, produce un esito da lodare senza riserve. La prima ottava si caratterizza per un suono graffiante e per un colore scuro che si lega alla perfezione con un registro grave ben immascherato, dove perfino le note più basse si librano nella sala grazie all’uso quasi diabolico del registro di petto misto. Anche in alto, la Hernandez risulta precisa e infaticabile fino agli ultimi acuti, dove la voce tende appena ad alleggerirsi e a schiarirsi. Scenicamente, ci si trova di fronte a un’artista seducente e disinvolta, capace di cogliere l’inquietudine e il travaglio interiore che conducono precipitosamente questa anti-eroina verso la tragica fine.
Il Walter di Serena Gamberoni è delizioso sotto ogni aspetto. Rende con bravura l’irruenta gestualità del maschio adolescente, esprimendosi attraverso un canto pieno di comunicativa, impeccabile nell’emissione limpida, priva di qualsivoglia trucco o malvezzo. La curiosa canzonetta dell’edelweiss – che si snoda tramite una serie di effetti jodel e cadenze intervallate da pause – nonostante affondi le proprie radici nelle composizioni ottocentesche solitamente affidate alle figure en travesti, preannuncia in realtà lo stile proprio dei personaggi straussiani che arriveranno di lì a qualche decennio (penso, ad esempio, alla stralunata scrittura di una Fiakermilli).

Claudio Sgura dimostra di aver raggiunto una piena maturità vocale e interpretativa, realizzando un Gellner a dir poco impressionante. Lo strumento poderoso, il timbro bruno e ruvido (particolarmente azzeccato in un ruolo da villain come questo) e la sicurezza con cui sostiene l’intera tessitura, sono le solidissime basi su cui l’interprete forgia un personaggio a tutto tondo. Sfumato e implorante durante la dichiarazione d’amore nel primo atto, sarcastico e tagliente nel successivo confronto con Wally al secondo atto, in preda all’ansia e all’eccitazione mentre attende il rivale a ridosso dello strapiombo, Sgura gestisce l’evoluzione del carattere e la situazione scenica sempre nel migliore dei modi. Bravissimo.
Al polo opposto sta l’Hagenbach di Zoran Todorovich. Non è difficile supporre che il tenore di origini serbe abbia fin troppo assorbito la cattiva lezione di un Del Monaco che, a fine carriera e con un canto orribilmente berciante, lasciava ai posteri il suo Giuseppe Hagenbach nella famosa incisione Decca datata 1968. In effetti, quanto si ascolta qui richiama alla memoria sia quell’infausto esempio, sia l’emissione “tonsille al vento” tipica dell’ultimo Di Stefano. Un canto tutto di fibra e sovente calante; un’interpretazione solo “muscolare” e per nulla incline al benché minimo scavo psicologico.

Giovanni Battista Parodi rende con abilità l’aspetto autorevole dell’anziano Stromminger, completandone il ritratto con un’attenta caratterizzazione scenica.
Ottima Carlotta Vichi nei panni di Afra, solo limitata dall’estrema brevità della parte e molto buono il Pedone schizzato da Mattia Denti.
Il Coro, preparato da Corrado Casati, si disimpegna con onore nonostante sia messo più volte a cimento da entrate ritmicamente pestifere e repentini cambi di tempo.

Teatro Municipale – Stagione lirica 2016/2017
LA WALLY
Dramma lirico in quattro atti su libretto di Luigi Illica
dal romanzo La wally dell’avvoltoio di Wilhelmine von Hillern
Musica di Alfredo Catalani

Wally Saioa Hernandez
Stromminger Giovanni Battista Parodi
Afra Carlotta Vichi
Walter Serena Gamberoni
Giuseppe Hagenbach Zoran Todorovich
Vincenzo Gellner Claudio Sgura
Il Pedone di Schnals Mattia Denti

Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del Coro Corrado Casati
Regia Nicola Berloffa
Scene Fabio Cherstich
Costumi Valeria Donata Bettella
Luci Marco Giusti
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca
Nuovo Allestimento
Piacenza, 19 febbraio 2017

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