Piacenza, Teatro Municipale – I puritani

Condivisioni

Musica sublime, quella de I puritani, ultimo capolavoro di Vincenzo Bellini andato in scena al Teatro Municipale. Un titolo non fra i più rappresentati nel mondo e che, nella fattispecie, mancava da Piacenza da ben trentaquattro anni. Il pubblico, attento e partecipe anche a fronte delle tre ore e mezza di durata complessiva, ha salutato questa coproduzione emiliana tributando lunghissime e giustificate ovazioni sia durante l’opera sia al momento dei saluti finali.

Jordi Bernàcer, direttore stabile dell’Opera di San Francisco, dirige la partitura (in verità parecchio tagliata) sempre in ragione del canto, accompagnando e sostenendo gli interpreti con dedizione. Alterna ritmi serrati e marziali, laddove una velocità sostenuta abbia senso all’interno della narrazione, a tempi più dilatati che agevolano lo sviluppo lento e cullante della melodia, valorizzando in questo modo l’esecuzione vocale. Il mestiere si sente, e la mancanza di un qualche estro nella concertazione è una pecca veniale che, in questo contesto, gli perdono volentieri.

Irina Lungu realizza con Elvira (e senza dimenticare la bella Donna Anna areniana di un paio di stagioni fa) la prova finora più convincente della sua carriera, complice una di quelle recite benedette in cui un cantante sa di poter chiedere qualsiasi cosa alla propria voce. Il timbro perlaceo, l’emissione uniforme perché perfettamente poggiata sul diaframma, lo stile patetico di un canto quasi velato di mestizia, le consentono di plasmarsi mirabilmente alle caratteristiche del personaggio. Il soprano rifugge qualsiasi forzatura, in alto come in basso, e tesse una trama vocale omogenea e vellutata, sempre privilegiando la rotondità del suono. Nell’ottava acuta, la voce è di una bellezza addirittura sfolgorante, impreziosita com’è dalle modulazioni di un vibrato morbidissimo. I punti più alti della performance sono da ricercare nello struggente finale primo e nella scena della follia al secondo atto, dove la Lungu, attraverso un canto legatissimo, non lesina assottigliamenti (o filati) da manuale. È un’Elvira che si esprime al meglio sul versante lirico pur essendo versata anche nel canto di coloratura, come dimostrano le gustose variazioni nel “Son vergin vezzosa” e, ancor più, nel “Vien diletto”, di sorprendente aplomb nelle difficilissime scale cromatiche discendenti. I sovracuti di tradizione sono tutti presenti all’appello: i numerosi re (ma pure il mi bemolle che chiude la cabaletta) vengono affrontati con invidiabile sicurezza. Manco a dirsi, la figura e l’appeal scenico sono entrambi deliziosi.
Celso Albelo è un degno coprotagonista, in grado di non soccombere, ma anzi di emergere nella scrittura acutissima di Arturo. Ciò che colpisce maggiormente è la leggerezza, intesa come levità, di uno strumento che, da chiaro e vaporoso nel medium, si irrobustisce nel timbro e nell’intensità man mano che sale, fino a do diesis e re naturali solidi come una roccia, che lasciano letteralmente di stucco. Ma nel suo canto c’è molto altro. La ballata del “trovator” e il lungo recitativo che la precede, ad esempio, contengono infinite sfumature dinamiche e di colore, e sottolineano la capacità di sostenere dolcemente il lungo respiro delle frasi, peculiarità, questa, quanto mai belliniana. Altrove, il piglio esibito dimostra che il tenore sa anche calarsi con efficacia nei panni del vero eroe romantico.
Il Giorgio di Luca Tittoto è semplicemente strepitoso. Devo confessare di essere rimasto sbalordito dalla ricchezza del timbro e dalla quantità davvero impressionante di armonici di questa voce di basso, emessa alla perfezione in tutta la tessitura, e caratterizzata altresì da una cantabilità che si ascolta di rado in voci tanto gravi. La sua “Cinta di fiori”, così ben cesellata e sentitamente interpretata, è probabilmente una delle più espressive che si possano ascoltare nella vita.
Purtroppo Fabian Veloz (Riccardo) è molto al di sotto dei suoi compagni di ventura, non certo quanto a voce, considerato lo strumento importante, ma piuttosto a causa di una musicalità sovente imprecisa e, cosa ben più grave, di una linea grossolana che si scontra dolorosamente con l’eleganza di Bellini. Tuttavia bisogna dargli atto di aver mantenuto il giusto basso profilo negli interventi durante la grande scena di Elvira, contribuendo positivamente alla riuscita della pagina.
Tra i ruoli minori, eccelle il mezzosoprano Nozomi Kato, un’Enrichetta di voce ben impostata e di ottima presenza scenica. Il Coro del Teatro Comunale di Modena preparato da Stefano Colò si disimpegna con onore.

Le intenzioni del regista Francesco Esposito sono esplicitate già nel programma di sala, nel quale ci informa che la musica di Bellini deve rimanere al centro di tutto. Un manifesto chiaro della volontà di fare un passo indietro rispetto a improbabili letture alternative di una vicenda e di un libretto di per sé già abbastanza banali, se non “sciocchi”. Effettivamente lo spettacolo si risolve interamente nella cornice scenografica realizzata da Rinaldo Rinaldi: un’ampia struttura praticabile semicircolare che funge da fortino presidiato nel piano superiore e i cui pannelli a mo’ di quinte estraibili e girevoli al piano inferiore definiscono di volta in volta squarci di interni. Sono però le luci variopinte e di taglio geometrico, firmate da Andrea Ricci, a fare la parte del leone e a rendere efficace l’allestimento, perlomeno dal punto di vista visivo. Esposito, che si fa carico anche dei buoni costumi, sa gestire i movimenti dei singoli e delle masse con competenza, senza che gli artisti sul palco sembrino mai lasciati a loro stessi né tantomeno “impalati” sulla scena. L’apertura del sipario al terzo atto, peraltro, che rivela una pioggia scrosciante cadere dall’alto del palco sul proscenio, si dimostra un coup de théâtre d’effetto e particolarmente gradito agli spettatori.

Teatro Municipale – Stagione lirica 2016/2017
I PURITANI
Melodramma serio in tre parti su libretto di Carlo Pepoli
dal dramma storico Tetes rondes et Cavaliers di Jacques Ancelot e Joseph Saintine
Musica di Vincenzo Bellini

Lord Arturo Talbo Celso Albelo
Elvira Irina Lungu
Sir Giorgio Luca Tittoto
Sir Riccardo Forth Fabian Veloz
Enrichetta di Francia Nozomi Kato
Lord Gualtiero Lorenzo Malagola Barbieri
Sir Bruno Roberton Kim Keon Woo

Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Comunale di Modena
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del coro Stefano Colò
Regia e costumi Francesco Esposito
Scene Rinaldo Rinaldi
Luci Andrea Ricci
Coreografie Domenico Iannone

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Nuovo allestimento
Piacenza, 26 marzo 2017

Download PDF