Pesaro, Rossini Opera Festival 2017 – Il viaggio a Reims

Condivisioni

Diciassette anni sono tanti per una produzione teatrale che, dal 2001, viene replicata ogni estate al Rossini Opera Festival di Pesaro come saggio conclusivo dei giovani cantanti che hanno frequentato l’Accademia Rossiniana, da quest’anno intitolata ad Alberto Zedda. Tanti anni, ma giovinezza e freschezza immutate per Il viaggio a Reims, luminoso capolavoro del Cigno di Pesaro, una riscoperta moderna ormai entrata stabilmente nel repertorio dei grandi teatri del mondo. Al Rof va in scena con la regia di Emilio Sagi, ripresa da Elisabetta Courir: uno spettacolo semplice, lineare, pulito, financo nei colori, confinato nello stretto spazio di una passerella bianca contro il fondale azzurro del palcoscenico. Siamo in una esclusiva beauty farm di cui i protagonisti sono ospiti in attesa di poter partire per Reims, ove avviene l’incoronazione di Carlo X, re di Francia. Com’è noto, non arriveranno mai a Reims per la non disponibilità di cavalli, ma finiranno col festeggiare insieme l’augusto evento, dismettendo accappatoi e salviette per indossare smoking e abiti lunghi.
La regia ha ritmo ed eleganza, garbo e ironia, gioca in punta di fioretto con la mirabile partitura rossiniana, levigando le emozioni, aggiungendo incanto al fascino delle melodie, stemperando le passioni, nel segno di quella leggerezza evocata da Italo Calvino nelle sue celebri “Lezioni americane”. Leggerezza che è anzitutto nella musica di Rossini e tra le pieghe di un libretto che, per quanto inconsistente sotto il profilo drammaturgico (di fatto, non esiste una trama), è invece un piccolo capolavoro letterario di dottissima ironia. E poi, lo spettacolo è perfetto per interpreti che esibiscono sul palco non solo la propria perizia vocale, ma anzitutto la propria giovinezza: non osiamo immaginare che effetto potrebbe avere vedere un Cavalier Belfiore di mezza età, magari con tanto di pancetta, che corteggia Corinna vestito solo con un paio di boxer…

Nel complesso, le cose funzionano anche sotto il profilo musicale. Merito anzitutto del direttore Michele Spotti, classe 1993, che ha saputo trarre il meglio dalla Filarmonica Rossini in termini di precisione, pulizia e bellezza del suono, riuscendo sempre a coniugare il sostegno al canto con la valorizzazione dello strumentale, in particolare nelle sezioni di ottoni e fiati (penso ad esempio alla lunga introduzione dell’aria di Lord Sidney, affidata a un ottimo flauto solista). Spotti ha altresì curato con perizia il fraseggio e accentuato i contrasti dinamici, conferendo ritmo alla narrazione. Con 18 personaggi in scena, per di più interpretati da giovani cantanti, difficile non parlare di una certa discontinuità. Così la Madama Cortese di Marigona Qerkezi ha un buon materiale vocale nei centri ma appare in difficoltà nella salita all’acuto e pecca in elasticità. Molto brava Sofia Mchedlishvili, Contessa di Folleville con una voce piccola e agile, usata con gusto: si fa apprezzare nella sua aria “Partir, oh ciel! desio”, ove esibisce sicurezza e disinvoltura nelle agilità. Il ruolo di Corinna calza a pennello per la voce di Francesca Tassinari che, se brilla per purezza di liliale emissione nei suoi interventi accompagnati dall’arpa, non è scevra di maliziose screziature nel magnifico duetto con Belfiore. Che ha la voce fresca e duttile di Alasdair Kent, peraltro dotato di notevole disinvoltura scenica. L’altro tenore, Ruzil Gatin, interprete del Conte di Libenskof, ha voce chiara e gradevole, anche se un po’ troppo gridata in acuto. L’amata Marchesa Melibea è il bravo mezzosoprano Valeria Girardello, dotata di un timbro scuro, morbido e duttile. Il Lord Sidney di Daniele Antonangeli esibisce una voce interessante per morbidezza ed omogeneità, ed è interprete elegante e misurato, anche se sconta una certa rigidità nella parte conclusiva della sua aria “Invan strappar dal core”. Strappa invece convinti applausi al pubblico la celebre aria di Don Profondo “Medaglie incomparabili”, grazie alla voce scura e ampia del basso Roberto Lorenzi. Bravi tutti gli altri, con una menzione particolare per il baritono tedesco Michael Borth, nel ruolo del (tedesco) Barone di Trombonok. Vivissimo e meritato successo per tutti.

38° Rossini Opera Festival
IL VIAGGIO A REIMS
Cantata scenica di Luigi Balocchi
Musica di Gioachino Rossini

Corinna Francesca Tassinari
Marchesa Melibea Valeria Girardello
Contessa di Folleville Sofia Mchedlishvili
Madama Cortese Marigona Qerkezi
Cavalier Belfiore Alasdair Kent
Conte di Libenskof Ruzil Gatin
Lord Sidney Daniele Antonangeli
Don Profondo Roberto Lorenzi
Barone di Trombonok Michael Borth
Don Alvaro Gurgen Baveyan
Don Prudenzio Elcin Huseynov
Don Luigino Oscar Oré
Delia Noluvuyiso Mpofu
Maddalena Martiniana Antoine
Modestina Giorgia Paci
Zefirino/Gelsomino Emmanuel Faraldo
Antonio Aleksandr Utkin

Filarmonica Gioachino Rossini
Direttore Michele Spotti
Elementi scenici e regia Emilio Sagi
Ripresa della regia Elisabetta Courir
Costumi Pepa Ojanguren
Produzione 2001, riallestimento
Pesaro, Teatro Rossini, 14 agosto 2017

Download PDF