Pavia, Teatro Fraschini – L’inganno felice

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Il 30 settembre è andata in scena al Teatro Fraschini di Pavia, l’unica recita de L’inganno felice di Gioachino Rossini. L’allestimento si colloca all’interno di un progetto, iniziato lo scorso anno con la messinscena de La serva padrona di Pergolesi, che nasce e si sviluppa interamente sotto l’egida della Fondazione Teatro Fraschini.
Rappresentata per la prima volta l’8 gennaio 1812 al Teatro di San Moisè di Venezia, L’inganno felice ebbe un notevole successo, tanto da essere poi allestita in teatri importanti, dal Carignano di Torino alla Scala di Milano, qualche anno dopo. Si tratta di una farsa che si distingue per la cospicua presenza di elementi seri, al punto da poter essere definita “melodramma romantico con elementi buffi” (Richard Osborne).

La regia di Beppe Soggetti si basa sul rispetto totale della storia e del libretto, seguiti entrambi senza voli pindarici: una scelta condivisibile alla luce di uno dei titoli meno frequentati del catalogo rossiniano. Riuscita l’idea di rappresentare con una pantomima l’antefatto serio della vicenda durante l’ouverture. Vediamo quindi Isabella rifiutare il corteggiamento di Ormondo, il quale insidia il sospetto di tradimento in Bertrando che scaccia Isabella, poi rapita da Batone e abbandonata in balìa delle onde fino al suo ritrovamento da parte di Tarabotto. Sulla scena, i pochi elementi firmati da Sofia Borroni sono funzionali alla contestualizzazione di quanto accade. Di foggia classica e gradevole i costumi della Sartoria Teatrale Bianchi. Lineare e appropriato il disegno luci di Fabio Padovani e Alessandro Magenta.

Dal podio, il giovane pavese Jacopo Brusa si rivela una piacevole scoperta. Con gesto chiaro e arioso, dimostra di saper concertare in maniera pressoché impeccabile, sostenendo con la massima attenzione i solisti sul palco. Ottiene dall’ottima orchestra Virtuosi Brunenses (quella del festival Rossini in Wildbad, per intenderci) sonorità calibrate, mai prevaricanti nei confronti del canto, facendo emergere quale scopo finale la coesione di tutti gli elementi. Ma c’è anche personalità, come evidenziano le singolari risoluzioni di alcune pagine, dove il maestro si diverte a tenere l’orchestra “con il fiato sospeso” su interminabili corone prima degli accordi conclusivi. Al cembalo, Andrès Jesus Gallucci accompagna i recitativi con puntualità e originalità.

Bruno Taddia appare più contenuto del solito nel dispensare i suoi ben noti atteggiamenti da istrione della scena, dando così il migliore risalto possibile al carattere buffo di Tarabotto.
Marco Bussi (Batone) si avvale di una buona presenza scenica, particolarmente evidente durante l’impegnativa aria “Una voce m’ha colpito”. Il brano si segnala anche per alcune felici intuizioni interpretative, nonostante un registro acuto velato e disomogeneo nel colore rispetto al resto dell’estensione.
Giuseppe Zema (Ormondo) sembra avere qualche difficoltà nel dosare correttamente le dinamiche del proprio strumento, rivelandosi in tal senso artista parecchio acerbo.
Il tenore Stefano Marra è un Bertrando vocalmente “da pesi piuma”, qua e là un po’ incerto, che però si riscatta in parte grazie a una linea elegante, capace di veicolare quantomeno la nobiltà d’animo del Duca.
La Isabella di Shoushik Barsoumian si esprime con un canto aggraziato e musicalità rifinita. Anche se il sostegno del fiato necessiterebbe di maggior sicurezza, la voce agile e brillante di soprano leggero corre con facilità. L’arioso di presentazione del personaggio risulta delizioso al pari della figura e del volto solare e comunicativo.
Al termine della recita, il numeroso pubblico presente in sala ha salutato tutti con caloroso entusiasmo.

Teatro Fraschini – Stagione d’Opera 2017/2018
L’INGANNO FELICE
Farsa in un atto
Libretto di Giuseppe Maria Foppa
Musica di Gioachino Rossini

Bertrando Stefano Marra
Isabella Shoushik Barsoumian
Ormondo Giuseppe Zema
Batone Marco Bussi
Tarabotto Bruno Taddia

Orchestra Virtuosi Brunenses
Direttore Jacopo Brusa
Maestro al cembalo Andrès Jesus Gallucci
Regia Beppe Soggetti
Scene Sofia Borroni
Costumi Sartoria Teatrale Bianchi
Luci Fabio Padovani, Alessandro Magenta
Nuovo allestimento
Pavia, 30 settembre 2017

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