Parma, Festival Verdi 2017 – Gala verdiano

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“Viva Verdi!” scrivevano i patrioti sui muri d’Italia nell’Ottocento. E Verdi è più vivo che mai nella passione di tanti melomani che lo amano come si potrebbe amare un padre, ma anche sui palcoscenici di tutto il mondo, dove resta l’operista più eseguito. Giusto quindi che Parma onori cotanto genio con un festival davvero ricco di proposte e di elevata qualità complessiva.

Il 10 ottobre scorso, giorno in cui Verdi avrebbe compiuto 204 anni, il festival a lui intitolato gli ha reso omaggio con un concerto di Gala conclusosi con l’immancabile brindisi sulle note di “Libiamo ne’ lieti calici”. Sul palco del Teatro Regio, accompagnati con grande sensibilità e impeccabile musicalità dalla pianista Beatrice Benzi, si sono esibiti il soprano Anna Pirozzi, il mezzosprano Martina Belli, i tenori John Osborn e Stefano La Colla, il baritono Roberto de Candia. Francesco Izzo, direttore del Comitato scientifico del Festival, ha condotto la serata con garbo e dovizia di note musicali e di costume, non limitandosi a introdurre i singoli brani ma proponendo piuttosto alcune chiavi di lettura della vasta e articolata poetica verdiana. Punto debole della serata è parsa tuttavia la mancanza di un filo conduttore per i pezzi in programma, tratti da opere del Maestro appartenenti anche a momenti decisamente distanti della sua carriera e sovente espressione di sentimenti o caratteri davvero molto diversi. Una cosa normale, per un recital lirico, si dirà. Ma forse, nel caso di un Festival dedicato a Verdi, si poteva pensare a un percorso tematico che aiutasse a mettere in luce una o più caratteristiche del compositore e del drammaturgo. Ciò detto, il risultato complessivo sul piano squisitamente musicale è parso ottimo.

John Osborn ha aperto la serata con un’accorata esecuzione dell’aria “L’infamie… o mes amis, mes frères d’armes”, tratta da Jérusalem, titolo con cui si è inaugurato il festival. Il tenore americano possiede una bella voce chiara e duttile, con una nota facilità in acuto, ma è anche interprete attento alle indicazioni della partitura. Lo ha ampiamente dimostrato nella baldanza con cui ha affrontato “La donna è mobile” e nell’affettuosità dell’aria “De’ miei bollenti spiriti”, seguita da una cabaletta conclusa con uno svettante acuto (scelta, quest’ultima, comprensibile anche se filologicamente discutibile).
Non altrettanto bene possiamo dire dell’altro tenore impegnato nel concerto, Stefano La Colla, che sostituiva l’annunciato Ramón Vargas. La Colla possiede una voce scura e anche ampia, ma non risolve il passaggio al registro acuto, che risulta così fisso e un po’ gridato, e sconta comunque una più generale rigidità nell’esecuzione.
Molto brava, per converso, il mezzosoprano Martina Belli, il cui innegabile fascino scenico si lega a una voce davvero bella per colore, consistenza e morbidezza, usata peraltro con grande gusto sia nei melismi della cabaletta tratta da Oberto che nella breve ma intensa preghiera del Nabucco.
Roberto de Candia ha esibito la consueta eleganza nella donizettiana aria di Renato “Alla vita che t’arride”, trovando poi una singolare varietà di accenti nel divertente monologo di Melitone “Toh, toh! … Poffare il mondo!”.
Resta da dire di Anna Pirozzi, soprano lirico spinto, dotata di una voce importante per volume ed estensione, usata con estrema proprietà stilistica e con profonda partecipazione emotiva. Emissione solida e ben controllata, la sua, facile nell’acuto ma anche sufficientemente consistente in basso, ha conferito accenti di dolente umanità ad Amelia e Leonora (quella della Forza del destino), risultando parimenti incisiva anche nel fraseggio allucinato della Lady Macbeth de “La luce langue”.
Alla fine, copiosi applausi per tutti da parte di un pubblico purtroppo non numerosissimo, ma felice di poter brindare in onore di Verdi, più vivo che mai.

Teatro Regio – Festival Verdi 2017
GALA VERDIANO

Jérusalem: “L’infamie… O mes amis, mes frères d’armes”
La forza del destino: “Toh, toh!… Poffare il mondo!”
Oberto, Conte di San Bonifacio: “Un giorno dolce nel core… Oh, chi torna l’ardente pensiero… Più che i vezzi e lo splendore”
Macbeth: “Ah, la paterna mano”
Un ballo in maschera: “Ecco l’orrido campo… Ma dall’arido stelo divulsa”
Rigoletto: “La donna è mobile”
Un ballo in maschera: “Alla vita che t’arride”
Nabucco: “Oh dischiuso è il firmamento!”
Macbeth: “La luce langue”
La traviata: “Lunge da lei… De’ miei bollenti spiriti… Oh mio rimorso, oh infamia”
La forza del destino: “Pace, pace, mio Dio”
Un ballo in maschera: “La rivedrà nell’estasi”
Un ballo in maschera: “Ahimè! S’appressa alcun!… Odi tu come fremono cupi”

Soprano Anna Pirozzi
Mezzosoprano Martina Belli
Tenori John Osborn, Stefano La Colla
Baritono Roberto de Candia
Pianoforte Beatrice Benzi
Interventi di Francesco Izzo
Parma, 10 ottobre 2017

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