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Padova, Teatro Verdi – Il trovatore

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Il tanto atteso ritorno de Il trovatore a Padova contribuisce a mettere in evidenza quanto sia difficile rappresentare bene le opere verdiane. Lo zelo con cui vengono programmati i lavori del bussetano non va di pari passo con la qualità esecutiva che sovente si riduce a una esecuzione alla meno peggio della partitura. Nella città del Santo, dove la stagione lirica è stata inaugurata la scorsa estate con una Lucia di Lammermoor sotto le stelle, la produzione in scena in questi giorni soccombe alla generale concezione al ribasso degli ultimi anni.

L’intera produzione risente della guida di Alberto Veronesi. La sua concertazione, che rasenta l’amusicalità, non sembra interessata all’accompagnamento dei solisti. La narrazione procede quasi totalmente slegata dall’azione scenica, con una scelta di tempi a tratti indecifrabile, al pari delle dinamiche, raramente in sintonia con il linguaggio verdiano. Ne risulta una lettura del tutto priva di tratti personali, satura dei peggiori vezzi routiniers e incapace di cogliere le sottigliezze di cui è intessuta l’opera. Discreta la prova dell’Orchestra di Padova e del Veneto, con alcune imprecisioni dettate dalla direzione disattenta, e valida quella del Coro Lirico Veneto, specie nel versante maschile, preparato da Stefano Lovato.

L’eterogenea compagnia vocale può contare sulla benefica presenza del giovane baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, il solo a trasmettere emozione nei panni del Conte di Luna. La sua prova mette in risalto il bel timbro e l’attenta preparazione: alla dizione precisa si affiancano un fraseggio sfumato, un canto mai faticoso ma, al contrario, capace di intense effusioni liriche e sempre memore delle accurate esigenze autoriali.
Di tutt’altro livello il veterano Walter Fraccaro. Il suo Manrico è povero di colori, errabondo d’intonazione e disomogeneo. Rimangono sprazzi del timbro corposo d’un tempo: troppo poco per uno strumento gestito più con espedienti che con solidità tecnica. Maria Katzarava, già ascoltata un paio d’anni fa in Traviata e, nel frattempo, lanciata in una carriera internazionale, conferma purtroppo alcuni dubbi rilevati all’epoca. Permangono discontinuità nell’emissione e, in particolare, imprecisioni nell’ascesa all’acuto, problematiche alle quali s’aggiungono la preparazione raffazzonata del ruolo (un debutto) e il fraseggio non sempre appropriato. Fortunatamente l’artista è credibile per la tempra drammatica e sopperisce, almeno su questo fronte, alle incertezze vocali, crescenti con l’avanzare della recita.
Judit Kutasi, impegnata come Azucena, ha timbro quasi sopranile (gli acuti appaiono solidi e facili) ma per le esigenze del ruolo è costretta a gonfiare il registro centrale, perdendo smalto e corposità in zona grave. Nel complesso la prestazione appare poco credibile, in particolare per la scarsa aderenza vocale e per la conseguente genericità interpretativa. Corretto ma piuttosto ruvido il Ferrando di Simon Lim. I comprimari, salvo qualche eccezione, sono abbastanza deboli e imprecisi.

L’allestimento, proveniente dal Teatro nazionale sloveno di Maribor, e in coproduzione con Bassano Opera Festival, è interamente curato da Filippo Tonon, con il solo ausilio di Cristina Aceti, la quale firma gli eleganti e accurati costumi. Le scene, alcune minimal, restituiscono un medioevo filtrato attraverso il sentire romantico. Non mancano tracce pittoriche ascrivibili agli ideali estetici del XIX secolo che rendono la narrazione affascinante, benché a tratti oleografica. Le scelte registiche tendono a ripercorrere vie tradizionali, con una certa povertà nella caratterizzazione dei personaggi e movimenti non sempre giustificati. Il disegno luci funziona in maniera alterna, in alcuni casi convince, in altri pasticcia nel focalizzare l’attenzione sui cardini dell’azione.
Al termine, il pubblico manifesta il proprio entusiasmo all’indirizzo di tutti gli interpreti, con consensi particolarmente calorosi per il baritono.

Teatro Comunale Giuseppe Verdi – Stagione lirica 2017
IL TROVATORE
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi

Conte di Luna Amartuvshin Enkhbat
Leonora Maria Katzarava
Azucena Judit Kutasi
Manrico Walter Fraccaro
Ferrando Simon Lim
Ines Carlotta Bellotto
Ruiz Orfeo Zanetti
Un vecchio zingaro Luca Bauce
Un messo Luca Favaron

Orchestra di Padova e del Veneto
Direttore Alberto Veronesi
Coro Lirico Veneto
Maestro del coro Stefano Lovato
Regia, scene e luci Filippo Tonon
Costumi Cristina Aceti
Allestimento Teatro nazionale sloveno di Maribor
in coproduzione con Bassano Opera Festival
Padova, 27 ottobre 2017

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