Opera di Firenze, Cortile di Palazzo Pitti – L’elisir d’amore

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Ultima trasferta dell’Opera di Firenze nel Cortile dell’Ammannati. Stavolta tocca alla ripresa de L’elisir d’amore nell’allestimento, già visto lo scorso anno, firmato da Pier Francesco Maestrini con le scene di Juan Guillermo Nova, i costumi di Luca Dall’Alpi e le luci di Bruno Ciulli. L’azione è collocata non più nei Paesi Baschi alla fine del Settecento, ma in una cittadina del Midwest americano degli anni settanta. Adina è la proprietaria di un fast food, Nemorino un ragazzo che si guadagna da vivere facendo pubblicità al locale dell’amata vestito da pollo gigante, Belcore un sergente pronto a partire per il Vietnam, e Dulcamara un imbonitore che gira di città in città con la sua cabriolet nuova fiammante. Il cambio di ambientazione non intacca in alcun modo lo scorrere della trama e la regia funziona discretamente, con alcune idee molto interessanti, come la barcarola cantata al microfono in stile duetto pop, o il simulato amplesso sul finale di “Prendi, per me sei libero”. Tuttavia, nella ripresa si perde qualcosa della fluidità della prima versione, e gli interpreti non sembrano sempre completamente immedesimati, tanto che in alcuni punti ricorrono a gesti e movimenti poco convinti o stereotipati. Inoltre, risultano di troppo alcuni interventi parlati di Belcore sopra l’introduzione orchestrale della sua entrata per spronare il battaglione a correre più veloce; sarebbero bastati alcuni gesti e sguardi a far comprendere benissimo la situazione, e magari a far maggiormente sorridere. Ciò nonostante, ci si trova davanti a uno spettacolo di buona fattura, adattissimo all’ambiente e al pubblico di queste repliche.

Se la messinscena scorre fluida, non altrettanto si può dire della direzione di Giuseppe La Malfa, impegnato a tenere compatta un’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino leggermente fuori forma. Non si può certo parlare di una cattiva prestazione: il direttore si impegna sempre a sostenere le voci e a evitare sfasamenti con il palcoscenico. La Malfa privilegia una lettura elegiaca ma non dilatata, sempre comunque tesa alla narrazione e alla linearità, piuttosto che alla ricerca dell’effetto. Nemmeno il coro offre una prestazione brillante, soprattutto all’inizio, dove l’introduzione “Bel conforto al mietitore” risulta fuori tempo. La prestazione migliora comunque nel corso della serata e la compagine femminile si riscatta soprattutto nella scena con Giannetta del secondo atto (“Sarà possibile?”).

Il cast offre nel complesso una buona prova. Anna Maria Sarra disegna una Adina volitiva al punto giusto. L’acustica del luogo non l’aiuta poiché la voce, per quanto ben sostenuta, non è di certo debordante. Tuttavia, riesce sempre a passare l’orchestra. Il soprano ha dalla sua un registro acuto brillante e una buona presenza scenica, che, uniti all’ottima musicalità e a un fraseggio curato, le consentono di portare a termine una esibizione di tutto rispetto.
Giuseppe Valentino Buzza è un Nemorino più a suo agio nei momenti lirici che in quelli concitati. La voce ben immascherata presenta un timbro leggermente ambrato e una linea omogenea, che gli permette di affrontare il ruolo con disinvoltura. Risulta infatti appropriato sia in “Adina, credimi”, illuminato da un ottimo fraseggio, che nella romanza della furtiva lagrima.
Mario Cassi costruisce il suo Belcore con una vocalità ampia ed espressione pertinente, destreggiandosi abilmente nelle agilità della parte, grazie anche a una bella omogeneità della linea. Qualità che, supportate da una lodevole presenza scenica, permettono al baritono di delineare una interpretazione classica ma completa del personaggio.
Bruno de Simone è un Dulcamara affabulatore, mai macchiettistico o sopra le righe. Si impone fin da subito per una voce ampia e ben esibita, condita da buona capacità attoriale, realizzando il suo personaggio attraverso un fraseggio molto curato e un discreto uso dei colori. Arianna Donadelli è invece una Giannetta scenicamente disinvolta e dai buoni acuti, ma poco corposa in basso.
Il pubblico, non molto numeroso, si dimostra comunque attento e partecipe e dispensa consensi dopo i vari numeri e folti applausi alla fine della recita per tutti i componenti del cast.

Opera di Firenze – Stagione estiva 2017
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani 
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Anna Maria Sarra
Nemorino Giuseppe Valentino Buzza
Belcore Mario Cassi
Dottor Dulcamara Bruno de Simone
Giannetta Arianna Donadelli

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Giuseppe La Malfa
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene Juan Guillermo Nova
Costumi Luca Dall’Alpi
Luci Bruno Ciulli
Riprese da Alessandro Tutini
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 15 luglio 2017

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