Opera di Firenze, Cortile di Palazzo Pitti – La Cenerentola

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Anche quest’anno l’Opera di Firenze propone una serie di spettacoli nella suggestiva cornice del Cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti, cercando di portare l’opera nel cuore della città e di coinvolgere anche un numero maggiore di persone, a partire dai tanti turisti che transitano ogni giorno nelle vie fiorentine. Agli allestimenti di Traviata, Elisir d’amoreBarbiere di Siviglia, previsti in cartellone nelle prossime settimane e già presentati in questa stessa sede l’anno scorso, si aggiunge una nuova produzione de La Cenerentola di Gioachino Rossini, scelta per inaugurare questa mini-stagione.

Data la location e il pubblico eterogeneo a cui questi spettacoli estivi si rivolgono, è prassi diffusa puntare su allestimenti di cui gli spettatori possano cogliere subito i riferimenti e in cui le relazioni tra i personaggi poco si discostino da quelle contenute nel libretto. Questa è infatti la via scelta da Manu Lalli, che da anni collabora con l’Opera di Firenze nel realizzare riduzioni di opere famose con il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole fiorentine. Stavolta la regista si trova a lavorare su un’opera intera e realizza uno spettacolo di impronta tradizionale ma nel complesso godibile.
La scena rappresenta la stanza di un castello barocco, con le due camere delle sorelle ai lati; queste ultime vengono poi girate per fare spazio alla sala da ballo reale, o unite dall’esterno per mimare il temporale del secondo atto visto dalla prospettiva del principe. I personaggi vengono caratterizzati come da libretto e si relazionano tra loro in modo prevedibile ma adatto alla situazione. Unico elemento esterno alla narrazione classica, legato comunque all’universo di Cendrillon, è l’amore della protagonista per i libri, sottolineato durante la Sinfonia dalle sorellastre che smantellano la biblioteca del palazzo per fare posto alle proprie stanze, e dai grandi volumi con eroine femminili (Pamela, Anna Karenina, Madame Bovary, Jane Eyre, ecc.) che compaiono ai lati del palco durante i momenti più intimi legati ad Angelina. Questo dato e la presenza di ballerine di danza classica connotano una impostazione favolistica della vicenda, quasi a portata di bambino. Quanto alla regia vera e propria, si nota una alternanza di momenti molto curati, come il duetto tra Dandini e Don Magnifico, in cui i due personaggi buffi giocano a copiarsi i movimenti in relazione alla musica, ad altri in cui gli interpreti risultano maggiormente lasciati a loro stessi, come durante il primo duetto tra Cenerentola e Ramiro, fermi ai due lati del palco con poche interazioni. Rimane comunque sullo sfondo l’idea del Rossini a orologeria, sviluppata anni fa da registi come Ponnelle e Hampe, con cui si misurano tutte le regie comiche rossiniane.

Molto teatrale si configura la direzione di Alessandro d’Agostini, a capo di una Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino precisa e compatta. Il direttore predilige tempi piuttosto spediti, soprattutto nelle scene concitate, ma rimane sempre molto attento alle esigenze del palco e del luogo. Conseguentemente i cantanti non sono mai messi alla frusta, ma vengono ben sostenuti. Nonostante l’acustica un po’ ingrata del cortile, il direttore non ottiene sonorità soverchianti, ma anzi tende a mettere in luce alcuni particolari della partitura, rivelandosi interprete attento e a suo agio in questo repertorio. Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, preparato da Lorenzo Fratini, si distingue nei suoi interventi per gli attacchi precisi e l’omogeneità.

Ben assortita risulta la compagnia di canto. Matteo Macchioni, pur portandosi dietro l’etichetta di “tenore uscito da Amici”, riesce a disegnare un Don Ramiro convincente e ben cantato. La voce presenta maggior corpo nel registro centrale rispetto a quello acuto: lo si nota soprattutto nell’aria “Sì, ritrovarla io giuro”, affrontata in modo cauto ma appropriato. Le agilità sono eseguite con precisione, pulizia e la linea di canto risulta accurata.
Giorgio Caoduro come Dandini offre una delle prestazioni migliori della serata. Esegue una entrata trionfale con l’aria “Come un’ape nei giorni di aprile”, in cui già vengono messi in luce la voce ampia e il timbro brunito e pulito del baritono, il quale ben si destreggia nelle agilità e nei passaggi più ardui. L’interprete riesce a giocare agilmente con la linea vocale, piegata alla costruzione di un personaggio a tutto tondo, a cui contribuiscono anche l’accurato fraseggio e la spontanea musicalità, uniti a una bella spigliatezza nella recitazione.
Marco Filippo Romano si conferma uno dei migliori Don Magnifico sulla piazza. Si fa valere per volume nell’ambiente ostico del cortile, che purtroppo non aiuta a mettere in luce tutti i dettagli espressivi della sua interpretazione, costruita su un rimarcabile fraseggio e ottime capacità attoriali. Il personaggio è comunque a fuoco e l’interprete sa destreggiarsi tra la verve comica delle arie e una caratterizzazione più seria, ma non macchiettistica, come nel momento in cui deve proibire a Cenerentola di andare al ballo.
A concludere il quartetto maschile è l’Alidoro di Mirco Palazzi, dotato di un bel timbro scuro e di una voce risonante. Il basso ben figura nel suo momento solistico “Là del ciel nell’arcan profondo”, affrontando bene tutti i passaggi di agilità, pur con una articolazione non sempre chiarissima.
Molto affiatate si rivelano le due sorellastre: Ana Victoria Pitts, come Tisbe, e Francesca Longari come Clorinda. Le due giovani riescono a ritagliarsi i propri spazi scenici e vocali, denotando una lodevole sicurezza scenica. Vocalmente parlando la Longari si distingue per gli acuti corposi, la Pitts per il timbro brunito e il buon volume.
Ultima, come spesso da locandina, la protagonista interpretata da José Maria Lo Monaco. Il mezzosoprano ha dalla sua una voce che acquista corpo salendo nel registro acuto, assai squillante e godibile. Meno corposa risulta la zona grave, e anche quella centrale perde spesso consistenza nei passi più concitati. Il volume poi non è debordante e l’ambiente di sicuro poco le giova. Tuttavia la Lo Monaco riesce a costruire una Cenerentola sfaccettata nel fraseggio,  ricco di colori e sfumature. La sua è una Angelina che lotta fino allo sfogo finale del rondò, eseguito con molto gusto e personalità, grazie alle ben calibrate variazioni. In conclusione, un bel personaggio gradevole sia da vedere che da ascoltare.
Alla fine della recita, il pubblico tributa applausi a tutti, accogliendo con particolare entusiasmo Caoduro e Romano.

Opera di Firenze – Stagione estiva 2017
LA CENERENTOLA
ossia La bontà in trionfo
Dramma giocoso in due atti su libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini

Don Ramiro Matteo Macchioni
Dandini Giorgio Caoduro
Don Magnifico Marco Filippo Romano
Clorinda Francesca Longari
Tisbe Ana Victoria Pitts
Angelina José Maria Lo Monaco
Alidoro Mirco Palazzi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Alessandro d’Agostini
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia Manu Lalli
Scene Roberta Lazzeri
Costumi Gianna Poli
Luci Vincenzo Apicella
Nuovo Allestimento
Firenze, 9 giugno 2017

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