Chiudi

Opera di Firenze, Cortile di Palazzo Pitti – Il barbiere di Siviglia

Condivisioni

Continua la trasferta estiva dell’Opera di Firenze nel Cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti, e stavolta viene ripreso l’allestimento de Il barbiere di Siviglia nato nel 2005 nel contesto di Maggioformazione. Dodici anni dopo, la regia dell’allora esordiente Damiano Michieletto si conferma un vero gioiello di teatro in musica. In una scenografia spoglia, alcune sedie rosse sono sufficienti a descrivere un’ambientazione, creando e trasformando lo spazio in modo estremamente intelligente. A ciò si aggiungono di volta in volta, ravvivati spesso dai figuranti, oggetti di uso comune adatti alle varie situazioni: una scala, dei cuscini per la camera di Rosina, un asse da stiro per l’aria di Berta, e così via. La regia, ben ripresa da Silvia Paoli, è totalmente imperniata sugli interpreti, grazie anche ai giocosi costumi di Carla Teti che puntano a sottolineare alcuni aspetti fondamentali dei personaggi, caratterizzati in modo tradizionale. Tuttavia ogni movimento, ogni espressione, ogni nota sprizza energia e vitalità. I cantanti non assumono le classiche posizioni statiche o stereotipate, e le idee semplici, ma non scontate, si succedono in modo naturale e lineare. L’impressione è quella di un meccanismo ben oliato ed efficace, corredato da un susseguirsi di immagini accattivanti e divertenti che conferiscono al libretto e alla musica tutta la loro carica teatrale.

A un tale passo drammaturgico si adegua la conduzione di Matteo Beltrami a capo di una Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino compatta e senza sbavature. Il direttore si muove duttilmente nella partitura, e, sorreggendo appropriatamente i cantanti, crea un tappeto sonoro comodo per le voci e sempre in linea con l’azione del palcoscenico. I tempi sono piuttosto serrati, come in una folle rincorsa degli eventi, senza che ciò vada a scapito dei dettagli e della bellezza orchestrale. L’impressione finale è quella di un Rossini folle sì, ma organizzato in uno schema giocoso preciso.

Il cast si rivela assai affiatato e di buon livello. Il giovane tenore Pietro Adaini presta il suo timbro chiaro al personaggio del Conte d’Almaviva. La voce, di non eccessiva ampiezza, acquista corpo soprattutto quando sale in zona acuta. Il materiale vocale pregevole, anche se non prodigo di colori, gli permette di affrontare la parte con la giusta spavalderia. Tuttavia, in alcuni punti, gli manca quel pizzico di disinvoltura scenica che lo renderebbe ancora più interessante.
Molto buono il suo avversario, il Dottor Bartolo, interpretato da Omar Montanari. La vocalità, anche se non debordante, è quella tipica da buffo rossiniano, dal timbro ben screziato e sorretta da un’ottima tecnica. Ben calato nella parte, il baritono fraseggia con espressività, disegnando un personaggio a tutto tondo sia vocalmente che scenicamente.
Laura Verrecchia ritorna nuovamente a vestire i panni di Rosina in questa produzione. Ha un timbro scuro, brunito, e sale facilmente agli acuti che risultano pieni e squillanti. Con una emissione salda e una linea omogenea, il mezzosoprano si muove nella parte con agilità e buon fraseggio, risultando espressiva anche nei recitativi, affrontati con le giuste intenzioni. Grazie anche alla disinvoltura nella recitazione, realizza una performance di notevole spessore.
A spiccare su tutti è però il Figaro di Alessandro Luongo. Già dalla sua entrata in scena si capisce che la voce è calda e perfetta per il ruolo, e lui conquista il pubblico con un “Largo al factotum” potente e frizzante, in cui emergono agilità ben eseguite e un buon senso del ritmo. Proseguendo nella recita, mette poi in luce un bel ventaglio di colori e un fraseggio curatissimo che, uniti a una notevole presenza scenica, gli permettono di creare un personaggio completo e credibile.
Luca Dall’Amico, nei panni di un Don Bartolo lucertolone, presenta una voce consistente ed esegue l’aria della calunnia con fare serpeggiante, ben in linea con il personaggio voluto dalla regia.
Ottimi anche i comprimari: il Fiorello di Tommaso Barea esibisce una voce piena e un’ottima presenza, mentre Eleonora Bellocci disegna una agile Berta, a cui è riservata una irresistibile gag nella sua aria del secondo atto, risolta con vocalità adeguata e giusto piglio scenico. Buono l’ufficiale di Vito Luciano Roberti. Puntuali e vigorosi gli interventi del Coro del Maggio Musicale Fiorentino preparato da Lorenzo Fratini.
Il pubblico, folto e attentissimo, tributa grandi applausi a tutto il cast.

Opera di Firenze – Stagione estiva 2017
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
ossia L’inutil precauzione
Melodramma buffo in due atti
Libretto di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini

Il Conte d’Almaviva Pietro Adaini
Don Bartolo Omar Montanari
Rosina Laura Verrecchia
Figaro Alessandro Luongo
Don Basilio Luca Dall’Amico
Fiorello Tommaso Barea
Berta Eleonora Bellocci
Un ufficiale Vito Luciano Roberti

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Matteo Beltrami
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Regia e impianto scenico Damiano Michieletto
Regia ripresa da Silvia Paoli
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Tutini
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino / Maggioformazione 2005
Firenze, 12 luglio 2017

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Photo credit: "National Centre for the Performing Arts - Beijing, China" di Xi Liao Pen, 2012