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Milano, Teatro alla Scala – Messa per Rossini

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«Buon Dio, eccola terminata questa umile piccola Messa. È musica benedetta quella che ho appena fatto, o è solo della benedetta musica? Ero nato per l’opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un poco di cuore, tutto qua. Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso». Così, Gioachino Rossini in calce alla sua Petite Messe Solennelle, una piccola messa che è un grande capolavoro, musica benedetta perché baciata dalla straordinaria ispirazione di un musicista che, contrariamente a quanto lui stesso scrive, non era nato solo per l’opera buffa. Lo sapeva bene Giuseppe Verdi che, nel 1868, all’indomani della scomparsa del grande pesarese, scrisse a Ricordi: “Ad onorare la memoria di Rossini vorrei che i più distinti maestri italiani (…) componessero una Messa da Requiem da eseguirsi all’anniversario della sua morte”. Furono tredici i compositori italiani, Verdi compreso, selezionati da un’apposita Commissione: a ciascuno di loro venne affidato un numero della Messa. Come noto, l’impresa naufragò a causa di interessi particolari e di rifiuti motivati da difficoltà di natura pratica. Questa sorta di utopia verdiana vide però la luce un secolo dopo, quando la partitura della Messa venne ritrovata da David Rosen e, dopo un’accurata revisione critica, venne eseguita nel 1988 a Stoccarda, su iniziativa dell’allora direttore dell’Istituto nazionale di studi verdiani, Pierluigi Petrobelli, e del direttore della Internationale Bachakademie di Stoccarda, Helmut Rilling.

Ora, la monumentale partitura, grazie alla determinazione del suo direttore musicale, giunge sul palco del Teatro alla Scala, anche quale preludio alle celebrazioni dell’anno rossiniano (nel 2018 ricorreranno i 150 anni dalla scomparsa del compositore). Riccardo Chailly aggiunge così un ulteriore tassello al suo ideale percorso di riscoperta e valorizzazione della musica italiana e lo fa proponendo un’esecuzione che, alla testa dei magnifici complessi scaligeri, si offre tesa e vibrante, grazie anche al concorso di cinque validissimi solisti: Maria José Siri, Veronica Simeoni, Giorgio Berrugi, Simone Piazzola e Riccardo Zanellato; superbo il coro istruito da Bruno Casoni.

Chiaro che una siffatta operazione paga, sin dall’origine, lo scotto di una inevitabile disomogeneità stilistica, che era ben presente a Verdi stesso nel momento in cui formulò la sua idea ma che, a dire il vero, all’ascolto dal vivo si rivela meno marcata di quanto potrebbe apparire sulla carta. Tra i brani che più mi hanno colpito, l’Introitus severo e concentrato di Antonio Buzzolla, l’originale “Dies irae” di Antonio Bazzini, soprattutto nella scrittura corale della seconda parte (“Quantus tremor est futurus”), il lungo e maestoso “Tuba mirum” di Carlo Pedrotti, affidato alla voce del baritono in dialogo con il coro. Ancora, molto bello il quartetto sul “Recordare” di Federico Ricci, così come quello scritto da Carlo Coccia per il “Lacrymosa”.

Tutti i musicisti chiamati a dare voce alle parti latine della Messa sembrano essersi molto impegnati per fare “bella figura”. Alcuni forse troppo: una certa prolissità di scrittura finisce infatti per indebolire alcune pagine pur animate da una apprezzabile ispirazione melodica e da solida sapienza contrappuntistica. Di certo, due considerazioni si impongono. La prima è scontata: il conclusivo “Libera me Domine” di Verdi (poi migrato, come noto, nella Messa per Manzoni) stacca nettamente tutti gli altri per qualità e originalità. La seconda riguarda invece il rimprovero mosso al Requiem di Verdi di essere opera troppo teatrale e poco sacra. L’ascolto di questa frastagliata partitura, alla quale hanno contribuito anche diversi compositori noti soprattutto per il loro lavoro nell’ambito della musica sacra, conferma una volta di più che la dimensione teatrale o, se vogliamo, operistica, era una componente in qualche modo imprescindibile per chi facesse musica allora in Italia.

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2017/2018
MESSA PER ROSSINI
per soli, coro e orchestra

Antonio Buzzola Requiem e Kyrie
Antonio Bazzini Dies irae
Carlo Pedrotti Tuba mirum
Antonio Cagnoni Quid sum miser
Federico Ricci Recordare Jesu pie
Alessandro Nini Ingemisco
Raimondo Boucheron Confutatis maledictis
Carlo Coccia Lacrimosa e Amen
Gaetano Gaspari Offertorio
Pietro Platania Sanctus
Lauro Rossi Agnus Dei
Teodulo Mabellini Lux aeterna
Giuseppe Verdi Libera me, Domine

Soprano Maria José Siri
Mezzosoprano Veronica Simeoni
Tenore Giorgio Berrugi
Baritono Simone Piazzola
Basso Riccardo Zanellato

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro Bruno Casoni
Milano, 12 novembre 2017

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