Milano, Teatro alla Scala – La gazza ladra

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“Scrivo l’opera che ha per titolo la Gazza ladra, il libretto è versificato da un poeta di fresca data e di conseguenza mi fa impazzire. Il soggetto però è bellissimo e spero (se piace a Dio) faremo un fiasco fotuto”.
Con queste parole e con questo spirito il 19 febbraio 1817 Gioachino Rossini comunica alla madre l’avvio del nuovo lavoro per il teatro scaligero. Poco più di tre mesi per dare all’impresario Petracchi una cattedrale musicale e cercare di ottenere dal pubblico milanese ristoro dalle critiche che avevano accompagnato l’Aureliano in Palmira del 1813 e Il turco in Italia dell’anno successivo. Una grandiosa partitura di oltre mille pagine manoscritte, priva di autoimprestiti, ricca e originale basata sul libretto di Giovanni Gherardini dal titolo “Avviso ai giudici” tramutato nel più adatto La gazza ladra.
La vicenda trae spunto da un episodio realmente accaduto nel paesino di Palaiseau, a una manciata di chilometri da Parigi. Ninetta, giovane domestica presso una famiglia borghese è accusata ingiustamente di aver rubato una posata d’argento nella casa padronale; denunciata al Tribunale dal losco podestà che tenta invano di insidiarne le virtù, viene condannata a morte per il furto. Naturalmente la tragedia è scongiurata da un grandioso lieto fine.
Per ottenere il suo riscatto, dunque, Rossini si affida a quel genere semiserio che tanto aveva prosperato in Francia negli anni post rivoluzionari: la pièce à sauvetage, ovvero una storia che mette al centro dello spettacolo la vicenda di personaggi umili e borghesi anch’essi in cerca di riscatto, quegli stessi personaggi che riabilitati agli occhi della società francese hanno smesso di vivere nella marginalità sociale acquisendo una loro consistenza storica. Un genere teatrale funzionale al libretto di Gherardini, dove il nodo testuale sempre più avviluppato si scioglie, grazie a Rossini, in un  virtuosismo canoro che innalza al massimo livello la tensione liberatoria dello spettatore nel corso del disvelamento finale.
La prima rappresentazione del 31 maggio 1817 è un successo. Stendhal racconta che Rossini stesso deve alzarsi dal suo fortepiano per far intendere al pubblico che a forza di chiedere bis avrebbe impedito agli artisti di completare la recita. Negli anni a seguire, il titolo spopolerà in numerosi teatri. Poi con il tempo, complice anche il mutamento del gusto del pubblico, anche la Gazza farà ingresso in quel cunicolo dell’oblio rischiarato soltanto dopo la metà del Novecento dalla Rossini renaissance e il suo ritrovato interesse per le opere del pesarese. L’edizione critica che riottiene un vero trionfo approda all’Opera di Roma nel 1973 sotto la direzione di Alberto Zedda, protagonisti Carlo Cava e Lucia Valentini Terrani.

La Gazza ladra torna ora al Teatro alla Scala con una nuova produzione nel duecentesimo anniversario dalla prima rappresentazione, proprio nell’edizione critica di Zedda. La lettura di Riccardo Chailly appare calda e appassionata, concentrata a far risaltare le caratteristiche del tessuto sinfonico di tutta la scrittura. Nessun indugio del maestro negli elementi di passaggio: il passo orchestrale risulta piacevolmente vorticoso con corone sintetiche e legature continue che restituiscono un’interpretazione omogenea dell’opera e consentono l’incalzante avvicendarsi dei numeri musicali senza cesure di sorta. Ancora una volta emerge quale elemento centrale rossiniano il ritmo che accompagna l’intera pièce: dai tamburi della sinfonia, festanti per il ritorno di Giannetto, fino al ritmo in sei ottavi che caratterizza il suono delle campane per il ritrovamento della refurtiva e il conseguente festeggiamento per Ninetta innocente e per il padre graziato dal re. La marcia funebre del secondo atto è densa di pathos. Qui, forse, Chailly spinge troppo sui suoni cupi e rombanti per accentuarne la suggestione emotiva.

L’opera necessita di un cast vocalmente agguerrito. Paolo Bordogna nel ruolo di Fabrizio Vingradito si dimostra a suo agio, con qualche esitazione nei recitativi che perdono di tanto in tanto della incisività necessaria e risultano coperti dal fortepiano. Ottima Teresa Iervolino, che veste i panni di Lucia. Il mezzosoprano riesce a governare nel migliore dei modi la presenza scenica e quella vocale. Con timbro caldo e appassionato cesella nel finale una deliziosa versione dell’aria “A questo seno resa mi fia”.
Brillante Edgardo Rocha nel ruolo di Giannetto. Il tenore uruguaiano canta correttamente ed esibisce un timbro piacevole che riesce a valorizzare tutte le sfumature della linea melodica. Rosa Feola nei panni di Ninetta si esprime per l’intera rappresentazione in maniera adeguata, muovendosi con perizia in tutta la gamma d’estensione, anche se non riesce a schivare qualche insidia rossiniana, per esempio nelle scale discendenti che sembrano talvolta imprecise.
Fernando Villabella è impersonato da Alex Esposito. L’artista si dimostra agile e presente nella sua comfort zone, le arie sono bene eseguite e l’irruenza che mette nel suo personaggio rende bene l’idea di un uomo che non sembra aver alcuna chance. Da rilevare solo qualche incertezza nel registro grave. Michele Pertusi interpreta quindi Gottardo convincendo il pubblico fin dalla cavatina “Il mio piano è preparato”. Interamente calato nel personaggio, conferisce al viscido podestà i tratti di cui necessita. Pertusi esegue magistralmente la parte e il suo canto risulta preciso e ben timbrato. Non denota alcun tentennamento nemmeno nella zona più alta dell’estensione che risulta gradevolissima.
Resta da dire di Serena Malfi che impersona Pippo. L’interpretazione del mezzosoprano risulta nel complesso apprezzabile, tuttavia, trattandosi di una parte di contralto, sono da evidenziare delle difficoltà di emissione nei suoni gravi, che perdono in potenza e appaiono qualche volta stretti in gola e addirittura sforzati.

La regia di questa Gazza ladra è affidata a Gabriele Salvatores. Una lettura convenzionale, la sua, che se da un lato rende accessibile a chiunque lo spettacolo, dall’altro sembra quasi volersi risparmiare sul versante della creatività. Il regista napoletano, che qualche volta entra anche in contraddizione con il testo, enuclea di fatto alcuni elementi semantici (la gazza che vola, la gabbia, le marionette) e li sfrutta per tutto lo spettacolo ottenendo effetti non sempre positivi. Se durante la sinfonia risulta degno di nota l’utilizzo delle marionette nella rappresentazione della fine della guerra e del ritorno dei soldati, nel prosieguo il loro continuo entrare in scena allo scopo di mettere in primo piano lo stato emotivo dei protagonisti risulta didascalico, persino pedestre. Inoltre l’impiego della bravissima funambola Francesca Alberti nel ruolo della gazza che svolazza qua e là sulla testa dei cantanti appare di impatto per i primi momenti ma poi diventa eccessivo. La regia di Salvatores tramite la proposizione ridondante di questi nuclei di significato dice tutto e subito e lascia un senso di insoddisfazione nello spettatore, che non costruisce il testo insieme alla musica e al libretto in maniera autonoma ma sa già tutto fin dal principio. Le scene di Gian Maurizio Fercioni restituiscono in maniera soddisfacente le diverse ambientazioni, anche se per certi versi risultano addirittura scarne (per le quinte di sinistra plexiglass e metallo, per quelle di destra la balconata di un teatro all’italiana). I costumi sono coevi alla prima rappresentazione e rendono credibile l’azione scenica, risultano curati nel dettaglio e sono la riproduzione esatta di quelli indossati dalle marionette.
Lontano dai clamori della prima del 12 aprile scorso, il pubblico ha applaudito a lungo gli artisti, chiamandoli più volte alla ribalta e tributando in particolare al direttore e al quintetto Esposito, Pertusi, Feola, Iervolino, Rocha un meritato successo.

Teatro alla Scala – Stagione d’opera 2016/2017
LA GAZZA LADRA
Melodramma in due atti su libretto di Giovanni Gherardini
Musica di Gioachino Rossini

Ninetta Rosa Feola
Pippo Serena Malfi
Lucia Teresa Iervolino
Fabrizio Vingradito Paolo Bordogna
Giannetto Edgardo Rocha
Fernando Villabella Alex Esposito
Gottardo Michele Pertusi
Ernesto Giovanni Romeo
Giorgio/il pretore Claudio Levantino
Antonio Matteo Mezzaro
Isacco Matteo Macchioni
Una gazza Francesca Alberti

Coro e orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Gabriele Salvatores
Scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
Luci Marco Filibeck
Movimenti coreografici Emanuela Tagliavia
Marionette, costumi e animazione a cura di
Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli
Milano, 22 aprile 2017

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