Milano, Teatro alla Scala – Concerto di Anne-Sophie Mutter e Riccardo Chailly

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Il 1977 è stato, per Anne-Sophie Mutter, un anno fondamentale. Non ancora quattordicenne, il 28 maggio debutta al Salzburger Pfingstfestspiele assieme ai Berliner Philarmoniker e diretta da Herbert von Karajan, con il quale comincia una proficua e prolungata collaborazione. Da quel momento, la violinista nativa di Rheinfelden inizia una carriera sfolgorante che la porta a esibirsi sui maggiori palcoscenici del mondo, accompagnata da maestri del calibro di Kurt Masur, André Previn, Witold Lutosławski, Neville Marriner, James Levine, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniel Barenboim, solo per citarne alcuni. È, inoltre, vincitrice di innumerevoli premi discografici e internazionali. Nel 2017 ricorre, quindi, il 40° anniversario dal debutto salisburghese; per l’occasione, dopo una tournée in Europa e in America, la violinista si è esibita, lo scorso 4 giugno, a Salisburgo, in un Jubiläumskonzert assieme al pianista Daniil Trifonov, a giovani musicisti e all’ensemble Mutter’s Virtuosi.

I festeggiamenti procedono anche a Milano, al Teatro alla Scala dove, per tre serate della Stagione sinfonica, viene proposto un programma interamente dedicato alla musica di Johannes Brahms; sul podio della Filarmonica della Scala, il direttore principale del Piermarini e dell’Orchestra Filarmonica, Riccardo Chailly.
In apertura si esegue il Concerto per violino e orchestra in re magg. op. 77 (cadenza di Josef Joachim). Composto nel 1878 a Pörtschach, in Carinzia, la sua prima esecuzione pubblica si tiene a Lipsia, il 1° gennaio 1879, solista Josef Joachim, amico fraterno di Brahms. Fasciata in un abito turchese con spalle e schiena nude, la Mutter dà della composizione un’interpretazione estremamente sensuale, sentita, ricca di temperamento e partecipazione. Con virtuosismo e perizia tecnica, calibra sapientemente le sfumature e le agogiche: nel primo movimento, Allegro non troppo, propende per sonorità screziate e crepitanti che, via via, si stemperano in delicate morbidezze. Nel secondo, Adagio, emerge schiettamente la bravura dell’artista che, con lirismo e musicalità, alterna gruppi ritmici, respiri e pause, condensazioni e distensioni, in uno stile parlante che rende appieno la spontaneità dell’abbandono che permea il movimento. Nell’ultimo (Allegro giocoso, ma non troppo vivace), infine, erompe in un vigore sanguigno di stampo magiaro, caro alla classicità viennese del XIX secolo, grazie alla ricerca di un suono caldo, avvolgente e sostenuto.
Pregevole l’accompagnamento di Chailly, improntato a una solennità di respiro sinfonico mai soverchiante, d’impianto luminoso e a tratti neoclassico, che restituisce così la dicotomia fra grandiosità orchestrale e intimismo cameristico; interessanti i tempi adottati dal maestro, in particolare nel terzo movimento, affrontato con piglio deciso e scattante. Al termine del brano, accolta da festante tripudio, la Mutter si cimenta con pathos e struggente malinconia in un bis, la Sarabanda dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach.

Dopo l’intervallo, si ascolta la Sinfonia n. 4 in mi min. op. 98, l’ultima sinfonia di Brahms, composta fra 1884 e 1885 in Stiria, a Mürzzuschlag ed eseguita in prima assoluta presso la corte di Meiningen, in Turingia, il 25 ottobre 1885. Dal podio si opta, principalmente, per corposi suoni di puro smalto, robusti, compatti, in grado però di addolcirsi, all’occorrenza, in nuances trasparenti. Con gesto nitido ed energico, il maestro Chailly delinea con precisione e coesione i quattro movimenti, dimostrando di essere un sensibile, raffinato interprete della partitura brahmsiana. Il primo, Allegro non troppo, è giocato sulla netta contrapposizione fra vitali ritmi di danza ungherese e oasi di pacato lirismo.
Nel secondo, Andante moderato, il direttore, appoggiata la bacchetta sul leggio, sceglie sonorità soffuse e vaporose come un tulle, rendendo in toto un’elegante atmosfera liederistica.
Spumeggiante e impetuoso è parso, poi, il terzo movimento, Allegro giocoso, sin dall’incipit attaccato con veemenza festante, espressivo nelle melodie e fortemente esuberante nei tempi.
Il Finale, Allegro energico e passionato, si basa su un basso di ciaccona derivato dalla Cantata di Bach Nach dir, Herr, verlanget mich BWV 150. In un’ampia architettura musicale, si susseguono accordi maestosi, un melodioso assolo di flauto, intriso di tenerezza, per giungere repentinamente alla tragica, ineluttabile conclusione, concisa e di forte impatto drammatico.
Teatro esaurito e grande successo di pubblico, con manifestazioni di entusiasmo per Chailly.

Teatro alla Scala – Stagione Sinfonica 2016/2017
Johannes Brahms
Concerto per violino e orchestra in re magg. op. 77
Sinfonia n. 4 in mi min. op. 98
Bis:
Johann Sebastian Bach
Sarabanda dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004

Filarmonica della Scala
Direttore Riccardo Chailly
Violino Anne-Sophie Mutter
Milano, 12 giugno 2017

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