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Genova, Teatro Carlo Felice – West Side Story

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Il Teatro Carlo Felice di Genova apre la stagione 2017/18 deviando dai tranquilli sentieri del melodramma per proporre un classico del teatro musicale del Novecento, il musical West Side Story di Leonard Bernstein. Idea certamente riuscita, visto l’interesse suscitato dall’evento e il numeroso pubblico che ha assistito allo spettacolo, tributando grande successo con molti applausi a scena aperta.

È noto che i luoghi cult del genere musical sono Broadway e il West End londinese, mentre da noi si tratta di un tipo di spettacolo di cui molto si parla, assai poco si vede e altrettanto poco si conosce. Non si può che condividere la scelta della direzione artistica del Carlo Felice di aprire la stagione con qualcosa che non è opera pur avendo in sé alcuni rimandi e riferimenti al genere più nobile (o almeno ritenuto tale). Come l’opera, il musical è un genere sfaccettato, variegato, complesso che esprime e rappresenta molti “affetti”, se vogliamo utilizzare un termine da melodramma settecentesco. La sua storia affonda le radici nella ballad opera settecentesca, passa attraverso vari generi e varie forme (pastiche, minstrel show, extravaganza e burlesque) e trova il suo primo atto ufficiale intorno alla metà dell’Ottocento con The Black Crook prodotto dai due impresari Henri C. Jarrett e Harry Palmer. Da allora sarà un susseguirsi di successi teatrali e cinematografici cui contribuiranno musicisti del calibro di George Gershwin, Cole Porter, Kurt Weill, solo per citare i più importanti. West Side Story arriva nel 1957 e segna qualcosa di nuovo nel genere: ispirandosi allo shakespeariano Romeo e Giulietta è un dramma a tutti gli effetti che nell’arco della sua durata presenta soltanto due episodi scopertamente leggeri. I temi trattati al contrario sono di grande impatto, molto lontani da quello che un pubblico interessato al teatro leggero potrebbe aspettarsi: la questione razziale, l’emarginazione, il desiderio di sentirsi parte di una società ostile, l’aspirazione a sentirti uguale a chi ti vede diverso, sono temi attualissimi, scottanti ancora oggi, a maggior ragione nel 1957.

Lo spettacolo proposto dal Carlo Felice, e con la regia di Federico Bellone, è molto curato nei particolari e dimostra come si possa confezionare un prodotto di altissima qualità senza inutili orpelli e senza ridondanze. Pochi elementi scenici, solo praticabili metallici che creano la strada, il “balcone-scala antincendio” di Maria, il Drug Store di Dock. Il tutto plasmato da efficaci ed evocativi giochi di luce.
Le coreografie di Jerome Robbins, qui riprodotte da Fabrizio Angelini, sono senza ombra di dubbio l’elemento migliore dello spettacolo e offrono momenti di grande intensità ed emozione. Sotto questo aspetto, il legame tra orchestra e palcoscenico rivela un meccanismo studiato nei minimi particolari che riesce a inserire la danza nel divenire drammaturgico senza alcun cedimento. Sensuale e vorticosa, spericolata e trascinante la scena in cui le ragazze portoricane confrontano il modo di vivere in patria con le nuove abitudini americane; altrettanto ben costruite, amalgamate e plastiche le coreografie che contrappongono le due bande rivali, i Jets e gli Sharks.

In gran forma si mostra l’orchestra della fondazione genovese che riesce sin dalle prime battute, sotto la direzione e supervisione di Wayne Marshall, a creare il clima, l’ambiente sonoro della pièce: non manca l’appuntamento con i brani più attesi come “Maria”, “Tonight”, “America”, “A boy like that”, “Somewhere” e riesce a tenere alta l’attenzione del pubblico anche nelle parti meno popolari.
Il cast è composto da attori-cantanti-ballerini di solidissimo professionismo e vede le sue punte di forza in Luca Giacomelli Ferrarini nel ruolo di Tony, voce dal timbro gradevole, ben calata nel ruolo, e nella bravissima Simona Distefano che dona ad Anita la ferina femminilità e al tempo stesso la vulnerabilità che il ruolo richiede. Veronica Appeddu si disimpegna bene nel ruolo di Maria, anche se non si può fare a meno di notare una certa fissità di suono, probabilmente voluta per dare un’impronta più fanciullesca al personaggio. Tra i tanti personaggi di contorno ricordiamo il Riff di Giuseppe Verzicco, il Bernardo di Salvatore Maio, il Chino Salvador di Axel Torrisi e l’ottima Anybody di Giorgia Ferrara. In ogni caso tutti i componenti del cast hanno mostrato un ottimo livello qualitativo.
Molto gradita dal pubblico l’idea di eseguire il “parlato” in lingua italiana, mentre le songs sono eseguite nella lingua originale.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2017/2018
WEST SIDE STORY
Musical in due atti
basato su un’idea di Jerome Robbins
libretto di Arthur Laurents, liriche di Stephen Sondheim
Musica di Leonard Bernstein

Tony Luca Giacomelli Ferrarini
Maria Veronica Appeddu
Anita Simona Distefano
Riff Giuseppe Verzicco
Bernardo Salvatore Maio
Schrank Simone Leonardi
Doc / Glad Hand Michele Renzullo
Krupke Mimmo Chianese
Action Samuele Cavallo
A-rab Manuel Mercuri
Baby John Paky Vicenti
Snowboy Francesco Consiglio
Big Deal Tiziano Edini
Diesel Antonio Catalano
Anybody Giorgia Ferrara
Graziella Marta Melchiorre
Velma Federica Nicolò
Minnie Monica Ruggeri
Rosalia Martina Cenere
Consuelo Federica Basso
Francisca Giulia Patti
Chino Salvador Axel Torrisi
Pepe Jose Antonio Dominguez
Indio Lazaro Rojas Perez
Anxious Felice Lungo
Teresita Daniela Ribezzo
Pauline Noemi Marta Nazzecone    

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Wayne Marshall
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Federico Bellone
Scene Hella Mombrini e Silvia Silvestri
Costumi Chiara Donato
Luci Valerio Tiberi
Suono Armando Vertullo
Coreografie Jerome Robbins riprodotte da Fabrizio Angelini
Allestimento in coproduzione Teatro Carlo Felice – WEC World Entertainment Company
in collaborazione con Politeama Genovese
Genova, 22 ottobre 2017

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