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Genova, Teatro Carlo Felice – Maria Stuarda

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Sono molti i punti di forza di questo allestimento genovese della Maria Stuarda di Gaetano Donizetti, penultimo spettacolo operistico della stagione 2016/2017, coprodotto dalla Fondazione Teatro Carlo Felice e dalla Fondazione Teatro Regio di Parma. Punti di forza ben distribuiti sia sul versante musicale che scenico.
L’esecuzione ha decisamente una marcia in più, a iniziare dalla prestazione dell’orchestra e dalla calibratissima direzione di Andriy Yurkevych: attenta al rapporto con il palcoscenico, ritmicamente precisa, serrata, senza alcuna ombra di compiacimento, ma allo stesso tempo rivolta alle esigenze del canto e delle voci, ben sostenute e mai coperte. Si coglie, nella conduzione di Yurkevich, la consapevolezza che, in questo repertorio e in quest’opera particolarmente, il canto e la vocalità hanno un ruolo determinante. Questo non significa che il maestro ucraino si limiti a un mero accompagnamento dei cantanti, tutt’altro: c’è sempre una particolare attenzione al colore, alle atmosfere, alla timbrica che un’opera del romanticismo richiede.
Non è da meno la prestazione del coro, da sempre una sicurezza per la Fondazione. Ultimamente la compagine sembra cresciuta sotto la guida di Franco Sebastiani: non è solo questione di compattezza e omogeneità del suono, ma anche e soprattutto di partecipazione emotiva alla vicenda della regina di Scozia, con momenti di autentica commozione nel coro introduttivo all’ultima scena dell’opera e quasi di mistica esaltazione nella successiva preghiera. Un risultato davvero ragguardevole.

Protagonista assoluta dello spettacolo è Elena Mosuc, nel ruolo del titolo. Siamo di fronte a una professionista di prim’ordine, che domina l’impervia vocalità di Stuarda in tutta la gamma, salvo qualche suono non molto risonante nel registro basso e qualche sopracuto leggermente teso. Il soprano arriva alla fine della recita senza dare segni di cedimento, mostrando una sicurezza e una tenuta considerevoli, e tuttavia non fa valere soltanto la sua perizia vocale: è anche interprete matura, consapevole del personaggio, della sua regalità, del suo ruolo. Lo dimostra nel celebre scontro con l’antagonista, risolto nel canto e nella musica, senza eccessi plateali o veristi.
Il ruolo della regina Elisabetta trova in Silvia Tro Santafé una  vocalità di mezzosoprano acuto che si disimpegna senza fatica sia nei passi di agilità, sia nei cantabili. Non si può dire che la voce risulti calda e avvolgente. Il timbro è talvolta aspro, tagliente. Ma in fondo non si tratta di difetti: tutto è posto al servizio del personaggio, a far emergere le sue sfaccettature di donna autoritaria e allo stesso tempo sconfitta.
La parte di Roberto, conte di Leicester, è sostenuta da Celso Albelo, cantante che padroneggia la tecnica di emissione con assoluta sicurezza. Il suo timbro tenorile è caldo, rotondo, omogeneo in tutta la gamma; non teme gli acuti che sono svettanti e sicuri. Albelo non si limita al canto, ma mostra la capacità di dare significato e colore al fraseggio e alle parole. Si nota solo, qua e là, la tendenza a strafare soprattutto nei pezzi d’assieme, in cui sembra preoccupato di farsi sentire a ogni costo, cosa di cui non avrebbe francamente bisogno.
Di qualità gli interpreti delle parti minori: Alessandra Palomba è una Anna Kennedy ben calata nel ruolo e di ottima presenza vocale nei pezzi d’assieme; Andrea Concetti delinea un Giorgio Talbot partecipe del personaggio, dalla voce timbrata e dal colore richiesto dal personaggio; Stefano Antonucci dona infine la sua lunga esperienza alla parte del cattivo Lord Cecil.

L’allestimento con le scene di Monica Manganelli e i costumi di Gianluca Falaschi rispetta l’ambientazione del libretto, peraltro non ricchissimo di didascalie relative agli elementi scenici. Un impianto tutto sommato minimale, sobrio, privo di orpelli, niente di più dello stretto necessario a fare lo spettacolo: una pedana a guisa di palco al centro della scena; alcuni elementi mobili che disegnano in alternanza il palazzo reale, il trono, la prigione, il luogo del supplizio; un fondale con una grande nube ora lieve, ora minacciosa; una imponente croce nel finale dell’opera.
I costumi fanno da contraltare alla semplicità degli elementi scenici, anche se lasciano perplessi quelli maschili che appaiono decisamente eccessivi, in una foggia non molto dissimile da quelli indossati dalle protagoniste femminili; tuttavia lasciano ammirati dal punto di vista cromatico e per la cura attenta al più piccolo particolare.
Alfonso Antoniozzi firma da parte sua una regia che fa riferimento esplicito all’espediente del “teatro nel teatro”: all’inizio, ad esempio, le due regine si trovano nei rispettivi camerini sedute di fronte allo specchio con le truccatrici che danno gli ultimi ritocchi; ci sono inoltre frequenti apparizioni dei tecnici per spostare i componenti della scena. Considerato che l’intenzione è probabilmente quella di presentare una compagnia che mette in scena Maria Stuarda, nel finale ci si aspetterebbe un coup de théâtre che di fatto non avviene, per cui l’idea metateatrale sembra non compiersi del tutto. Senza dubbio molto efficace il lavoro fatto da Antoniozzi sui protagonisti e sulla gestualità. C’è tutto il campionario delle movenze e delle pose tipiche di una certa idea di melodramma. Ma il regista calibra e definisce ogni particolare con precisione: i gesti sono netti, determinati, mai lasciati al caso e assolutamente credibili.
Una menzione merita Luciano Novelli che cura le luci dello spettacolo, creando atmosfere suggestive sempre in linea con la situazione drammaturgica delle varie scene.
Il pubblico ha accolto tutti gli interpreti con entusiasmo, festeggiando in particolare le due protagoniste.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2016-2017
MARIA STUARDA
Tragedia lirica in due atti. Libretto di Giuseppe Bardari
Musica di Gaetano Donizetti

Maria Stuarda, regina di Scozia Elena Mosuc
Elisabetta, regina d’Inghilterra Silvia Tro Santafé
Roberto, conte di Leicester Celso Albelo
Giorgio Talbot Andrea Concetti
Lord Guglielmo Cecil Stefano Antonucci
Anna Kennedy Alessandra Palomba

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
 Direttore Andriy Yurkevych
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Alfonso Antoniozzi
Scene Monica Manganelli
Costumi  Gianluca Falaschi
Luci Luciano Novelli
Allestimento in coproduzione tra Fondazione Teatro Carlo Felice
e Fondazione Teatro Regio di Parma
Genova, 21 maggio 2017

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