Genova, Teatro Carlo Felice – L’elisir d’amore

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Ci sono allestimenti attualizzati e alternativi che al loro apparire stupiscono, fanno riflettere e discutere. Poi vengono riproposti nel giro di poco tempo e, chissà perché, appaiono subito vecchi, sorpassati. Per contro, altri spettacoli molto più semplici, apparentemente meno cerebrali e più rispettosi della tradizione (nel senso positivo del termine), stentano a invecchiare e quando ripresi riscuotono un grande successo di pubblico. È quanto accaduto in occasione della ripresa de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti al Teatro Carlo Felice di Genova, accolta a fine recita da vere e proprie ovazioni. Un allestimento visto più volte sulle scene genovesi, dove è nato ben ventitre anni fa, ma che non sembra subire il trascorrere del tempo.
Le scene coloratissime nel tipico stile di Lele Luzzati, i costumi curati di Santuzza Calì, il dosaggio delle luci che permette di gustare i cromatismi della scenografia e, non ultima, la regia presente ma mai prevaricante di Filippo Crivelli, creano ancora una volta la magia del teatro e guidano con scioltezza il pubblico attraverso le vicende di Adina, Nemorino, Belcore e Dulcamara.

La prestazione dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice è di prim’ordine, come sicura e attenta a non prevaricare le voci è la concertazione di Daniel Smith, che dimostra particolare sintonia con le pagine più malinconiche dell’opera: emozionano “Adina credimi” e la celeberrima “Furtiva lacrima”. Nei momenti più buffi e spiritosi non guasterebbe una maggiore verve: il coro che introduce Dulcamara, ad esempio, risulta piuttosto pesante e non trasmette la curiosità, quasi l’ansia, dei contadini di scoprire il gran personaggio che sta per arrivare.

Mattatore della recita è Francesco Meli, che prima dello spettacolo fa annunciare un’indisposizione. Il tenore genovese è un ottimo Nemorino. Si percepisce che la sua carriera è partita da questo tipo di repertorio, anche se oggi Meli guarda a un repertorio diverso. Nonostante la bella prova, si avverte qualche momento di stanchezza, specie nelle mezzevoci, non prive di qualche tensione. La “Furtiva lacrima”, accolta da una vera e propria ovazione, è stata bissata a furor di popolo.
Non gli è da meno Serena Gamberoni, che delinea una Adina spiritosa e brillante, con una voce ben proiettata e sicura negli acuti. Risolve molto bene sia le agilità di “Il mio rigor dimentica”, dove strappa un grandissimo applauso, sia l’aria della “Crudele Isotta”, mentre è leggermente meno a fuoco nel momento malinconico di “Prendi per me sei libero”. In ogni caso, una Adina degna di nota.
A causa di un’improvvisa indisposizione di Roberto de Candia, il ruolo di Dulcamara viene sostenuto da Alfonso Antoniozzi. Non c’è dubbio che le scene di Luzzati favoriscano il personaggio di Dulcamara. La sua bottega, una grande scatola che si apre in un tripudio di colori vivacissimi e di cassetti, cassettini e anfratti contenenti i preparati farmaceutici del dottore enciclopedico, così come il costume particolarmente istrionico, riescono da soli a creare il personaggio. La voce di Antoniozzi riempie la sala del Carlo Felice. Forse si potrebbe obiettare che non tutta la gamma vocale è permeata di quella musicalità che il repertorio vorrebbe. Sta di fatto che Antoniozzi è Dulcamara e riesce a far passare del tutto in secondo piano i rilievi vocali che pure si potrebbero muovere. Per un personaggio di questo tipo è ciò che conta.
Bel timbro e spassosa presenza per Federico Longhi nel ruolo del Sergente Belcore: voce timbrata e risonante, risolve con proprietà il personaggio, anche se nel secondo atto accusa qualche momento di stanchezza nel duetto con Nemorino.
Ottima presenza e buona professionalità per Marta Calcaterra, nel ruolo di Giannetta, che interpreta con il giusto spirito la scena con il coro femminile del secondo atto.Una particolare menzione merita il bravissimo mimo Luca Alberti, nel ruolo del Moretto al servizio Dulcamara, che per l’occasione è stato chiamato “Daniele” in luogo dell’assai più tradizionale Gaetano.
Pubblico veramente partecipe, con punte di autentico entusiasmo per Meli.

Teatro Carlo Felice – Stagione lirica 2016/2017
L’ELISIR D’AMORE
Dramma giocoso in due atti. Libretto di Felice Romani,
dalla commedia le Philtre di Eugène Scribe
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Serena Gamberoni
Nemorino Francesco Meli
Belcore Federico Longhi
Dulcamara Alfonso Antoniozzi
Giannetta Marta Calcaterra
Mimo Luca Alberti

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Daniel Smith
Maestro del coro Franco Sebastiani
Regia Filippo Crivelli

Scene Lele Luzzati
Costumi Santuzza Calì
Luci Luciano Novelli
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Domenica 26 marzo 2017

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