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Firenze, Teatro del Maggio – L’elisir d’amore

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Nuovo ordine al Teatro del Maggio di Firenze. Con la designazione di Cristiano Chiarot a nuovo sovrintendente viene importata da Venezia anche l’idea di una stagione di repertorio: titoli famosissimi vengono rimessi in scena in allestimenti già visti e rodati nelle precedenti stagioni, come si usa fare in molti teatri d’oltralpe, così da attrarre un maggior pubblico di spettatori, turisti, qualche curioso e persone che frequentano l’opera di rado. In questa stagione appena iniziata vengono portate in teatro le produzioni pensate per le trasferte estive all’aperto nel Cortile dell’Ammannati a Palazzo Pitti, e si comincia subito con tre date dell’ormai noto Elisir d’amore del Mid-West.

L’allestimento firmato da Pier Francesco Maestrini si conferma come un prodotto adattissimo a tale iniziativa, e anche in teatro non perde la freschezza e la fluidità che lo caratterizzava a Palazzo Pitti. La scenografia viene leggermente mutata per adattarla alla sala, e vede l’aggiunta di un fondale raffigurante la grande campagna americana che cambia colori nel suo sfumare dall’aurora alla notte, e a cui poi si aggiunge il grande cartellone pubblicitario del fast food di Adina. Qualche cambiamento lo vedono anche le luci di Bruno Ciolli, le quali finiscono per dare un effetto più freddo allo spettacolo, ma non per questo sgradevole. La regia vera e propria rimane sostanzialmente la stessa, con movimenti ben eseguiti e soluzioni azzeccate, e poche novità rispetto a quello che si è visto nelle precedenti edizioni. Gli interpreti inoltre dimostrano tutti una bella disinvoltura scenica e si disimpegnano con scioltezza nelle varie situazioni, in uno spettacolo che si conferma ancora una volta gradevole e divertente, pur con qualche gag sopra le righe, e alcuni momenti dissonanti con la musica, come la canzoncina militare fatta sopra l’introduzione orchestrale dell’entrata di Belcore.

Dal podio, Fabrizio Maria Carminati dirige con sostanziale correttezza ma non troppe sfumature, impostando tempi piuttosto spediti, in una propensione all’accompagnamento più che a una vera e propria lettura analitica. Le voci vengono comunque sempre supportate, pur a fronte di un suono piuttosto turgido, e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino si lascia guidare senza brillare troppo. Molto buona risulta invece la prestazione del Coro preparato come sempre da Lorenzo Fratini.

Del cast originale che tenne a battesimo la produzione nel 2016, rimane soltanto Juan Francisco Gatell e il suo elegiaco Nemorino. Il tenore mette in luce infatti principalmente il lato patetico del personaggio. La voce, dotata di un timbro chiaro, non è grande ma risulta ben proiettata. Se fatica a mettersi in luce nei momenti concitati, regala momenti lirici di sicuro impatto a partire da “Adina, credimi” fino a “Una furtiva lagrima”, cesellata con giusti accenti, colori e sfumature. Si tratta di una prestazione vocale in crescendo, mentre la resa scenica rimane azzecatissima nel corso di tutta la recita.
Completamente nuovo è invece il resto del cast, a partire dalla Adina di Mihaela Marcu. Dotata di uno strumento che prende corpo soprattutto in zona medio-acuta, ma perde smalto in basso, il soprano ha un timbro gradevole e sa dosare bene colori e accenti. Anche lei si trova più a suo agio nei momenti elegiaci e distesi, mentre i passaggi di agilità risultano a tratti sfocati o leggermente faticosi.
Marco Bussi è un Belcore debordante, di voce brunita e piuttosto ampia, con la quale snocciola agilità sicure. Il baritono disegna un personaggio un po’ troppo caricato nel primo atto, anche dal punto di vista del fraseggio, mentre nel secondo dosa meglio gli eccessi, risultando più credibile.
Fabrizio Beggi nei panni del Dottor Dulcamara si impone già dall’entrata in scena per la voce imponente e omogenea. Ma non si limita a questo e costruisce il personaggio con un buon fraseggio, un notevole uso dei colori e agilità precise e ben eseguite. Si distingue inoltre per musicalità, prestandosi, ad esempio, a cantare la barcarola in stile Elvis con i giusti accenti e senza eccessi, e per disinvoltura scenica, con cui riesce sempre a prendere il controllo del palco e catturare l’attenzione del pubblico.
Completa la locandina la Giannetta di Giulia Bolcato: vocalmente e scenicamente a suo agio, sempre molto centrata nelle scene che la coinvolgono, è capace di ritagliarsi i suoi momenti grazie a una vocalità adatta al ruolo.
Il folto pubblico, ben nutrito di giovani, si dimostra attento e partecipe, e tributa grandissimi applausi a fine recita a tutti i membri del cast, con particolari slanci nei confronti di Beggi, Gatell e della Marcu.

Teatro del Maggio – Stagione 2017/2018
L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti
 Libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Adina Mihaela Marcu
Nemorino Juan Francisco Gatell
Belcore Marco Bussi
Dottor Dulcamara Fabrizio Beggi
Giannetta Giulia Bolcato

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene Juan Guillermo Nova
Costumi Luca Dall’Alpi
Luci Bruno Ciulli
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 24 ottobre 2017

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