Firenze, Teatro del Maggio – La bohème

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Dopo la ripresa di Madama Butterfly, il Teatro del Maggio inizia a tirare fuori le nuove carte, se così si può dire. Infatti l’ultima Bohème fiorentina risaliva a meno di un anno fa, pur con un allestimento importato da Bologna. Tuttavia pare che il pubblico non si stanchi mai dei classici e in questo caso il richiamo della nuova produzione può fare da attrattiva per chi di “gaie fioraie” ne ha forse abbastanza. Già sulla carta l’idea di affidare il nuovo allestimento a Bruno Ravella era ottima. Si tratta di un promettente regista di formazione inglese, che ha fatto la gavetta come assistente e ri-montatore a personaggi del calibro di Sir David McVicar e Robert Carsen. Conosce dunque le regole tutte britanniche della direzione attoriale, e le sue regie oltre Manica vengono assai lodate dalla critica.

Con queste premesse, Ravella conferisce a Bohème un’impostazione classica, ma assai ben giocata. Le scene di Tiziano Santi, molto curate ma non votate all’iper-realismo, tendono a suggerire gli ambienti piuttosto che a descriverli completamente, in un sistema di piccole scatole sceniche aperte e leggermente distorte; esula da tale caratteristica il terzo quadro, connotato solo da una landa innevata con una barriera, una panchina e un casotto per le guardie. La soffitta di Rodolfo è dunque persa in un misto di buio e crepuscolo a suggerire un’intimità domestica al di fuori della quale la gioventù dei personaggi va a perdersi. La stessa Parigi è generica, e non inquadrata cronologicamente, in quanto da Momus, tra gli avventori che vestono i bei costumi Belle Époque di Angela Giulia Toso, compare anche una Edith Piaf. La storia si dipana in modo tradizionale, ma i movimenti e la regia vera e propria si articolano con fluidità. Gli interpreti risultano ben guidati in una direzione che trova i suoi momenti migliori nelle scene corali o concitate. Ottimo ad esempio il quadro del Quartiere Latino, ricchissimo di controscene, con Musetta che canta la sua romanza su un’altalena come una diva da cabaret; o le parti tra gli amici nella soffitta, che sprigionano tutta la carica giovanile dell’opera tra siparietti e rincorrimenti, così che l’arrivo di Mimì alla fine risulta ancora più tragico del solito. Più statiche invece le scene tra i due amanti, a cui però viene data una suggestione incredibile dalle luci di D. M. Wood, come il duetto “O soave fanciulla” cantato sul proscenio davanti a un telo nero mentre la neve fiocca, quasi a simboleggiare l’astrazione dei due giovani dal resto del mondo in quel preciso istante, l’incontro rapido di due particelle nell’universo buio e confuso.

Francesco Ivan Ciampa torna a dirigere questo titolo pucciniano a capo di una sontuosa Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. La sua è una direzione opulenta e lussureggiante, anche nei momenti in cui la partitura si fa più tersa e aerea; la pienezza del suono rende così i crescendo un po’ troppo grandiosi e i cantanti rischiano spesso di essere coperti. I tempi risultano tuttavia sempre in sintonia con gli interpreti, perciò buca e palco tendono a respirare insieme in maniera ottimale. La ricchezza ostentata non va dunque a scapito di una teatralità sentita e palpabile. Non mancano poi i momenti di vera bellezza come l’accompagnamento di “Sì, mi chiamano Mimì” che ricorda quasi un tappeto fiorito. Molto buoni si configurano gli interventi precisi sia del Coro che delle voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino.

Il cast è omogeneo e composto di interpreti giovani e giovanissimi. Il Rodolfo di Matteo Lippi spicca per la voce chiara e cristallina. La linea è salda e sicura, il volume di tutto rispetto. Risulta un po’ al limite negli estremi acuti, ma il materiale si dimostra di prim’ordine. Inoltre, il tenore non è prodigo di sfumature e si rivela un po’ monodirezionale nella caratterizzazione del personaggio. Si riscatta comunque con una bella articolazione delle frasi.
Al suo fianco brilla la Mimì di Maria Mudryak. Il giovanissimo soprano disegna una fioraia civettuola e fragile, in linea con la tradizione, attraverso una voce dotata di un timbro brunito, che si intensifica soprattutto nei centri e nel registro acuto. Un simile materiale vocale permette all’interprete di affrontare la parte con il giusto piglio e una sicurezza invidiabile. Le manca solo una maggiore varietà di accenti e di fraseggio per rendere il personaggio davvero rimarcabile.
Benjamin Cho nei panni di Marcello parte un po’ in rimessa, ma la sua prestazione cresce durante lo spettacolo fino a un quarto quadro in cui canta e fraseggia con accenti appropriati, rivelando le sue potenzialità. Dimostra però da subito una grande capacità di stare in scena e una voce voluminosa unita a un bel timbro scuro. Angela Nisi risulta una Musetta più a suo agio nel quadro finale che nella scena di Momus. Il timbro non è limpidissimo, ma la linea è sicura e la voce si dispiega verso l’acuto con facilità, anche se perde nerbo nei passi più concitati. Goran Jurić come Colline si distigue per il bel timbro di basso e la voce imponente. La “Vecchia zimarra” finisce per essere però leggermente cavernosa e monotona. Andrea Vincenzo Bonsignore disegna un ottimo Schaunard grazie a un bel fraseggio tornito. E lo stesso si può dire di William Hernandez che, anche grazie alla sua voce corposa, offre una caratterizzazione veramente curata e non eccessiva di Benoit. Discreti risultano infine l’Alcindoro di Alessandro Calamai e il Parpignol di Carlo Messeri.
Al termine della recita il pubblico elargisce grandi ed entusiastici applausi a tutti gli interpreti e al direttore.

Teatro del Maggio – Passione Puccini
LA BOHÈME
Opera in quattro quadri di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini

Mimì Maria Mudryak
Musetta Angela Nisi
Rodolfo Matteo Lippi
Marcello Benjamin Cho
Schaunard Andrea Vincenzo Bonsignore
Colline Goran Jurić
Benoit William Hernandez
Alcindoro Alessandro Calamai
Parpignol Carlo Messeri
Sergente dei doganieri Vito Luciano Roberti
Un doganiere Nicolò Ayroldi

Orchestra, Coro e Coro delle voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro e del coro delle voci bianche Lorenzo Fratini
Regia Bruno Ravella
Scene Tiziano Santi
Costumi Angela Giulia Toso
Luci D. M. Wood
Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 16 settembre 2017

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