Cremona, Teatro Ponchielli – L’Orfeo

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L’Orfeo di Claudio Monteverdi, titolo d’esordio del teatro cantato presso la corte mantovana del principe ereditario Francesco Gonzaga, ha visto un’immediata diffusione subito dopo il debutto, avvenuto il 24 febbraio 1607 in una sala non molto ampia di Palazzo ducale. La vulgata vuole, infatti, che si tratti della prima opera a essere stata rappresentata all’aperto a nord delle Alpi nel XVII secolo, a Salisburgo, nel Felsentheater, il “Teatro di pietra” del Castello di Helbrunn, dimora dell’arcivescovo Marco Sitticus von Hohenems. Favola pastorale in musica composta da un Prologo e cinque atti, si avvale del libretto del conte Alessandro Striggio, membro dell’Accademia degli Invaghiti, un sodalizio musicale fondato nella città gonzaghesca nel 1562. Il 9 maggio ricorre il 450° anniversario di nascita di Monteverdi; per l’occasione, il Monteverdi Festival ha riproposto, al Teatro Ponchielli di Cremona, due recite di uno spettacolo già visto su questo palcoscenico nel 2007, degna celebrazione del genio del “divino Claudio Monteverde”, come lo definisce Gabriele d’Annunzio nel suo romanzo Il fuoco.

L’allestimento si avvale della collaborazione fra Andrea Cigni (regia), Lorenzo Cutùli (scene e costumi), Fiammetta Baldisseri (light designer) e Isa Traversi (movimenti coreografici). Nelle intenzioni del regista, il mito di Orfeo viene riletto in chiave magico-esoterica, con riferimenti alla negromanzia e all’alchimia; i personaggi compiono movimenti e gesti spesso lenti e compassati, surreali, profondamente rituali e comunicativi. Numerose le suggestioni visive, eleganti e poetiche, derivate soprattutto da opere pittoriche e testi letterari: la personificazione della Musica, che entra in platea durante il Prologo e qui ritorna – per uscirne – sulle note conclusive della partitura, determinando così l’inizio e la fine dell’intera vicenda, sembra uscita da un dipinto preraffaellita di Dante Gabriel Rossetti; il sipario riproduce un olio su tela del 1893 del simbolista belga Jean Delville; l’Ade richiama alla memoria un girone dantesco, grazie anche alla presenza costante di un muscoloso e sensuale demone seminudo, interpretato dal mimo Iacopo Zampolli, e di spiriti infernali incappucciati di nero. Di forte impatto estetico le scene, semplici e costituite da pochi elementi, luminescenti e riflettenti, dominate principalmente dalle nuances del nero, dell’argento, del verde, del blu, del rosso e dell’oro. Minuziosamente curati e di alta fattura i vaporosi, visionari costumi, che evocano atmosfere favolistiche e oniriche, impreziositi da elementi fitomorfi, lustrini e glitter; affascinante ed efficace il gioco di luci; sinuose e armoniose le coreografie.

Alla guida dell’Accademia Bizantina, in forma smagliante e sempre precisa, Ottavio Dantone propone qui la recentissima edizione del 2016 di Bernardo Ticci, condotta sulle due stampe veneziane del 1609 e del 1615 edite da Ricciardo Amadino. Sin dalla celeberrima Toccata d’apertura, affrontata con piglio scattante e verve, il maestro propende per un suono apollineo e nitido, di arcadica bellezza, crepitante e terso nelle cromie, arioso, finemente cesellato, fluido negli accenti e brillante. Sapientemente misurata è poi l’agogica dei tempi, giocata sull’alternanza fra i momenti festosi dei primi due atti e quelli lugubri degli atti “infernali”.

Lo svizzero di origini cilene Emiliano Gonzalez Toro è Orfeo: voce di tenore lirico di buon volume, quasi baritonale nel registro medio-grave, sicura in acuto, sfoggia suggestive mezzevoci nel compianto “Tu se’ morta, mia vita, ed io respiro?”. Buona la recitazione, non mostra mai segni di cedimento durante tutta la serata.
Accanto a lui, la giovane Anna Maria Sarra nei due ruoli di Euridice e della Musica: in possesso di una vocalità sopranile omogenea, luminosa nelle note alte, morbida nell’emissione, si distingue per una raffinata musicalità e per una presenza scenica ricca di charme.
Sugli scudi la prova del mezzosoprano Anna Bessi (Messaggera/Speranza): strumento vocale scuro, pastoso, potentemente espressivo, fraseggia con intelligenza e gusto; notevole l’annuncio di morte di Euridice, intriso di pathos e di straziante dolore trattenuto con severa dignità.
Giustamente cavernoso e icastico il Caronte del basso Luigi de Donato, scenicamente autoritario, a tratti sordo nei gravi.
Piace il mezzosoprano Gaia Petrone, voce non debordante ma precisa e di bel timbro, che delinea una Ninfa fresca e una Proserpina dolente.
Autorevole il basso Federico Benetti (Plutone/Pastore IV), distintosi per una vocalità giovanile e leggera e per un physique du rôle slanciato.
Non sempre a fuoco la prestazione del tenore Giacomo Schiavo (Apollo/Pastore I), attorialmente credibile e coinvolgente ma non completamente a suo agio nelle variazioni e nelle cadenze. Perfettibili e poco efficaci il Pastore II e lo Spirito infernale del tenore Daniele Palma; centrato il basso-baritono Renato Cadel (Spirito infernale). Una menzione speciale merita, infine, il Pastore III del controtenore argentino Maximiliano Baños, in possesso di uno strumento vocale melodioso e vellutato, modulato con garbo.
Incisivi e inappuntabili gli interventi del Coro Costanzo Porta, diretto da Antonio Greco e Diego Maccagnola.
Al termine, circa dieci minuti di festanti applausi, con sentite ovazioni in particolare per Ottavio Dantone, il team registico, Emiliano Gonzalez Toro, Anna Bessi.

Teatro Ponchielli – Monteverdi Festival 2017
L’ORFEO
Favola pastorale in un Prologo e cinque atti di Alessandro Striggio
Musica di Claudio Monteverdi

Orfeo Emiliano Gonzalez Toro
Euridice/La Musica Anna Maria Sarra
Messaggera/Speranza Anna Bessi
Caronte Luigi de Donato
Plutone/Pastore IV Federico Benetti
Proserpina/Ninfa Gaia Petrone
Apollo/Pastore I Giacomo Schiavo
Pastore II Daniele Palma
Pastore III Maximiliano Baños
Spiriti infernali Daniele Palma, Renato Cadel
Demone (mimo) Iacomo Zampolli

Accademia Bizantina
Coro Costanzo Porta
Direttore e clavicembalo Ottavio Dantone
Maestri del Coro Antonio Greco, Diego Maccagnola
Regia Andrea Cigni
Scene e costumi Lorenzo Cutùli
Light designer Fiammetta Baldisseri
Movimenti coreografici Isa Traversi
Produzione Teatro Ponchielli di Cremona
Cremona, 6 maggio 2017

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