Bolzano, Teatro Comunale – Le nozze di Figaro

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In una stagione come quella della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, quasi interamente dominata dalle opere contemporanee, la presenza di un titolo di repertorio trova la sua ragione d’essere nell’intento di conciliare le esigenze di un più ampio pubblico. A tal proposito la scelta cade su Le nozze di Figaro, una delle partiture più amate e celebri dell’intero panorama lirico. La folle journée di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais offre all’arguto Lorenzo Da Ponte gli ingredienti ottimali per sviluppare un plot in cui tutto ruota vorticosamente, tra colpi di scena e schermaglie amorose. La limpida vena mozartiana sviluppa le idee dando corpo al folle dipanarsi degli eventi, in un’inafferrabile corsa verso il lieto fine. È proprio questa felice e rapida narrazione che nell’allestimento proposto al Teatro Comunale di Bolzano, e coprodotto con Oper Leipzig, perde taluni dei suoi tratti più disinvolti caricandosi, al contrario, di alcune farraginosità e insipidezze.

La regia di Gil Mehmert sposta l’azione durante gli anni sessanta del secolo scorso cercando, in quel periodo di cambiamenti repentini, il punto di rottura nel quale inserire l’attrito tra le classi sociali che Mozart porta alle estreme conseguenze con la sua opera, già profondamente stigmatizzata all’epoca della prima (1 maggio 1786 al Burgtheater di Vienna). Mehmert vi riesce con l’inevitabile avallo di qualche trita memoria sessantottina e, soprattutto, a scapito di una narrazione lineare, sacrificata per portare avanti la propria idea in merito ai singoli personaggi. Si ha la sensazione di una scarsa interazione tra gli artisti, incasellati in una monolitica concezione recitativa.
D’altro canto la godibile scenografia di Jens Kilian dona qualche pennellata ironica, pur nella fissità dell’impianto. L’occhio dello spettatore coglie l’interno di una ricca abitazione su tre piani: si passa dalla zona notte, al livello più alto, al disimpegno sottostante, con numerosi accessi laterali a ripostigli e piccole stanzette, fino a giungere al piano terra, dove il transito delle varie figure conferisce tono alla struttura in cui predominano il bianco e il nero, screziati da qualche tocco di rosso. Funzionali, ma non sempre convincenti, i costumi di Falk Bauer. Al disegno luci di Andreas Fuchs manca quella vivacità connaturata all’esuberanza dell’azione.

Sull’esecuzione musicale incide la direzione discontinua di Enrico Calesso. Il concertatore trevigiano procede secondo una personale concezione musicale, non sempre ben comunicata all’orchestra e agli artisti. Il risultato, se si eccettuano alcuni accompagnamenti sostenuti con garbo, appare alterno, talora impreciso, specie negli attacchi e nell’interazione tra buca e palcoscenico, incerto nella scelta dei tempi. L’Orchestra Haydn fa del proprio meglio per confermare l’alto grado di preparazione e la collaborazione tra i membri, tuttavia pare risentire, episodicamente, della conduzione non ineccepibile. Valido l’apporto del Coro Haydn preparato con attenzione da Luigi Azzolini.

Tra i solisti spicca Olena Tokar, Susanna capace di dosare malizia, innocenza e sensualità in una prova attoriale eccellente. La linea canora si avvale di buon fraseggio, limpida scansione del testo e saldo controllo della tessitura. Nonostante qualche riserva, in particolare per quanto attiene gli sparsi abbellimenti, risolti con poca cura, risulta efficace anche la prestazione di Wallis Giunta, Cherubino musicale e pieno di brio. La rigida Gal James, Contessa d’Almaviva, interpreta convintamente l’estatica cavatina “Porgi amor” ma nel seguito della recita pare spegnersi lentamente, aggrappata a una concezione manierata e distaccata del personaggio. Karin Lovelius è una Marcellina un po’ sopra le righe, mentre Magdalena Hinterdobler assicura a Barbarina tutta la souplesse giovanile, evidenziata anche da una buona preparazione vocale.

Per quanto concerne il settore maschile, Mathias Hausmann è il più a fuoco nei panni del Conte d’Almaviva. La figura imperiosa sembra ideale al rango e l’emissione, solo sporadicamente disomogenea, coglie i dettagli mozartiani affidandosi a una buona base tecnica. Decisamente meno riuscito il lavoro del protagonista, Sejong Chang. Il baritono coreano ha dalla sua una esuberante verve scenica ma presenta carenze canore non del tutto conciliabili con la parte di Figaro. Al volume ridotto, si abbina la sensazione di una scarsa proiezione, con evidenti limiti nell’ascesa all’acuto, spesso forzato. Va tenuto presente l’impegno e la buona volontà nell’approcciare il ruolo con innata simpatia.
Completano il cast Randall Jakobsh, imperioso Don Bartolo, Dan Karlström, Basilio sibillino e dandy, Patrick Vogel, simpatico Don Curzio, e Marco Camastra (chiamato a sostituire l’annunciato Roland Schubert), Antonio di valida fattura.
In una stagione di alto profilo e indiscutibile qualità, può rientrare anche una produzione meno riuscita che il pubblico, composto da una nutrita componente giovanile, apprezza senza riserve al termine, con sonori applausi per tutti gli esecutori.

Teatro Comunale – Stagione d’opera 2016/2017
LE NOZZE DI FIGARO
Opera buffa in quattro atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Contessa d’Almaviva Gal James
Susanna Olena Tokar
Cherubino Wallis Giunta
Marcellina Karin Lovelius
Barbarina Magdalena Hinterdobler
Conte d’Almaviva Mathias Hausmann
Figaro Sejong Chang
Don Bartolo Randall Jakobsh
Basilio Dan Karlström
Don Curzio Patrick Vogel
Antonio Marco Camastra
Due ragazze Maria Elena Giuliani, Anna Pellizzari

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direttore Enrico Calesso
Coro Haydn Chor diretto da Luigi Azzolini
Regia Gil Mehmert
Scene Jens Kilian
Costumi Falk Bauer
Lighting design Andrea Fuchs
Realizzazione luci Raoul Brosch
Drammaturgia Elisabeth Kühne
Coproduzione Oper Leipzig e Fondazione Haydn
Bolzano, 1 aprile 2017

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